Segnali gratis per opzioni binarie

Fare trading di opzioni binarie utilizzando i segnali per aumentare i guadagni. More »

Il monopolio di Google

Google ha ormai una posizione di monopolio assoluto nel mercato della pubblicità online e sta schiacciando i piccoli publisher indipendenti. More »

Prospettive del mercato petrolifero

Come si muoveranno i prezzi del petrolio nei prossimi mesi? Probabilmente scenderanno a causa della crisi, vediamo meglio quello che sta succendendo. More »

Il crollo delle azioni di facebook

Le azioni Facebook hanno perso la metà del loro valore rispetto alla quotazione e la situazione non sembra affatto in miglioramento. More »

Le opzioni binarie

Le opzioni binarie sono un nuovissimo sistema per investire, in modo facile e sicuro, nei mercati finanziari, adatto anche ai principianti More »

 

MV Agusta crisi 2016: ecco le ultime notizie

MV-Agusta-Crisi

MV Agusta è in crisi, nonostante faccia forse le moto più belle del pianeta, queste moto hanno mille problemi, mancano pezzi, non c’è assistenza da parte della casa madre, e i motociclisti che hanno speso fior di quattrini per moto di questo calibro, che si vanno a piazzare in una fascia di mercato “premium”, sono infuriati.

Pensate che qualche anno fa, c’era anche in progetto un arrivo in Borsa da parte di MV Agusta. L’IPO si sarebbe potuta concretizzare alla fine del 2016, creando quindi un’azienda che sarebbe diventata la “Ferrari delle moto”, rafforzando la leadership italiana, e crescendo con le aggregazioni, rientrando anche nella classe regina Moto GP. Niente di tutto questo, parole, parole e ancora parole.

Cercare anche solo di capire perché un’azienda, capace di creare moto dall’incredibile splendore come la F4 o la più recente Turismo Veloce, sia in realtà una delle aziende più fallimentari in tutto l’ambiente moto, è ancora un mistero. Ci sono però alcuni avvenimenti, di particolare importanza da sottolineare, prima di cercare di capire la situazione attuale di MV Agusta.

La Storia delle crisi di MV Agusta

Nel 1991, questa azienda fu acquistata dal gruppo della Cagiva Motor dei fratelli Castiglioni, che diedero lustro a questa azienda fondata nel 1919 dal Conte Giovanni Agusta, ormai caduta in rovina a fine anni 70.

Gli anni 90, grazie ai Castiglioni, segnano il ritorno nel mercato della MV Agusta. Nel 1998, viene creata la F4 da Massimo Tamburini, uno dei più grandi designer delle due ruote, da sempre con Castiglioni anche nella Cagiva. Nel 2001, viene poi creata anche la Brutale, storico modello di MV Agusta, forse il più famoso, con lo stesso motore, telaio e sospensioni dell’F4 del 1998. Gli anni 90 e i primi anni 2000 sono grandi anni per MV Agusta, forse i migliori.

Subito a metà anni 2000 arriva però un grande rallentamento da parte del gruppo Cagiva, che negli anni 80 aveva Ducati, Husqvarna e Moto Morini.

I Castiglioni tentarono dunque di fare un accordo direttamente con la Piaggio, che non andò a buon fine.

Nel 2004 arriva l’accordo con la malese Proton, che consentì al gruppo di sbloccare la sua situazione. Il gruppo Cagiva viene rinominato in MV Agusta (che comprendeva MV Agusta, Husqvarna, Cagiva).

Un anno dopo, nel 2005, la Proton decide quindi di rivendere il suo azionariato in MV, che era di oltre il 50% del gruppo MV Agusta, vendendolo a solo 1 euro, ma con il passaggio di tutti i debiti e impegno al mantenimento dell’azienda da parte della GEVI S.p.A.

Due anni dopo, nel 2007, viene rovinata un’altra azienda, la Husqvarna, che viene venduta da MV alla BMW Motorrad.

Il 2008 è invece l’anno in cui Harley Davidson si fa avanti per comprare il gruppo MV Agusta (comprensivo di Cagiva) per 70 milioni di euro, l’operazione si conclude. Ma soltanto qualche mese dopo, nel 2009, la Harley decide di venderla nuovamente a causa dei bassi dati del trimestre. Nel 2010 il marchio viene ceduto di nuovo a Claudio Castiglioni, di nuovo per 1 euro.

4 anni dopo, è la AMG Mercedes che si fa avanti, acquistando il 25% delle azioni di MV Agusta, per 30 milioni di euro, valutando dunque tutta la società per 120 milioni

Lo stesso anno, nel 2014, la MV riceve 15 milioni di euro di incremento di capitale dalla Banca Popolare di Milano, per espandere il business nei mercati esteri.

Il 22 marzo del 2016 arriva la brutta notizia, MV Agusta richiede il concordato preventivo in continuità al tribunale di Varese, per cercare di superare la crisi economica di liquidità che l’azienda sta affrontando.

MV Agusta Cassa Integrazione

Il 2016 è l’anno della cassa integrazione per MV Agusta, che comunque pur vendendo moto, non ha soldi per pagare i propri dipendenti, in quanto è pesantemente indebitata a causa della crescita aziendale troppo repentina (troppi modelli tutti insieme, secondo gli esperti).

Dopo il mancato accordo con Intesa Sanpaolo e M&C, Castiglioni ha cercato invano qualche investitori, ma per adesso non è arrivato nessuno nell’aiuto della MV Agusta. 300 dipendenti sono da mesi senza stipendio, in cassa integrazione. I debiti finanziari sono di oltre 50 milioni di euro, le condizioni in cui MV Agusta versa attualmente, sono terribili.

Nel mese di Aprile 2016, Castiglioni ha confermato di voler voltare nuovamente pagina, dopo Proton e Harley, anche il divorzio con la AMG Mercedes è arrivato, e l’azienda sta negoziando un riacquisto delle quote azionarie.

L’azienda di Stoccarda infatti, aveva acquistato addirittura il 25% di MV, ma il piano di ricapitalizzazione da 30 milioni è troppo distante dalla visione MV per continuare su questa strada.

Il debito con i fornitori ammonta a 50 milioni, e gli operai sono tutti in cassa integrazione. La crescita non è aiutata da nuova liquidità, e quindi l’unica via per l’azienda varesina è quella ristrutturazione.

Gli investimenti nella ricerca e nello sviluppo, hanno raggiunto i 15 milioni di euro l’anno, passando da 3 modelli nel 2011 fino ai 21 attuali, calerà a solo sette milioni l’anno. La produzione di moto calerà anch’essa, da 9000 annuali a 6000, per poi crescere nel tempo.

La grande crescita aziendale, ha allungato enormemente negli anni i tempi d’incasso, e questa struttura non era più profittevole per la famiglia Castiglioni. Dopo Proton, Harley e BMW, è il turno, nuovamente, di Castiglioni, stavolta il figlio Giovanni, il solo al comando per cercare di riportare l’azienda sulla retta via.

Secondo le indiscrezioni, i tedeschi di AMG Mercedes, in cambio di garantire il debito, avevano richiesto il controllo totale dell’azienda di Schiranna.

Un nuovo futuro con Polaris?

Ma il 2016 potrebbe anche essere l’anno della svolta. Mentre MV si sta scrollando di dosso i grattacapi con AMG, è già in arrivo un colosso americano, quotato a Wall Street, che porta il nome di Polaris Industries, che conta ben 2 miliardi di dollari di ricavi: gli americani potrebbero salvare nuovamente la casa italiana.

Intanto, MV Deve 20 milioni alla BP di Milano e a Deutsche Bank. I milioni di debiti con i fornitori, ammontano a 30 milioni. Polaris, potrebbe quindi aiutare l’azienda, insieme ad altri fondi di private equity. MV piace a tutto il mondo, ma il problema è che questa azienda non riesce ad essere profittevole sul lungo termine, continuando decennio dopo decennio, a fallire e poi a risorgere. Con Polaris sarà quindi la volta buona?

Grecia, approvate nuove misure di austerità, domani l’eurogruppo deve decidere sugli aiuti, ma Atene spera anche in una ristrutturazione del debito

Alexis Tsipras continua il difficile compito di far approvare le misure di austerità che la Trojka ha posto come condizione per la concessione degli aiuti economici alla Grecia.
Il parlamento di Atene ieri ha approvato con 153 voti favorevoli su 300 una nuova manovra che introduce nuove misure di austerità dal valore di 1,8 miliardi di euro che comprendono l’aumento di tasse indirette, l’abolizione degli sconti Iva che erano in vigore per le isole e dei privilegi fiscali per gli agricoltori, la vendita dei crediti deteriorati a fondi di investimento e le “clausole di salvaguardia” del valore del 2% del pil che scatteranno solo se i conti non rispettano gli obiettivi.

Il leader greco si recherà domani all’eurogruppo con la speranza che questi ulteriori sforzi chiesti alla popolazione greca valgano la concessione della seconda tranche di aiuti del terzo piano di salvataggio del valore di 5,7 miliardi di euro.


Hai mai pensato di ottenere ingenti profitti extra con il trading binario? Se non l’hai fatto, dovresti seriamente prendere questa opportunità in considerazione. Le opzioni binarie sono uno strumento d’investimento semplificato, e se da una parte questa caratteristica rende indubbiamente più facile l’approccio ai principianti, dall’altra porta spesso molti a sottovalutarne i rischi connessi ad ogni attività di trading. Per operare con successo sulle opzioni binarie avrai prima di tutto bisogno di affidarti ad un broker regolamentato CONSOB che abbia a cuore la tutela dei tuoi fondi nonché la tua formazione. Operare avendo alle spalle una solida conoscenza delle nozioni fondamentali del trading incrementerà esponenzialmente le tue chance di profitto. Se stai cercando un broker così OptionWeb è il broker che fa per te. Provalo subito qui.

Il rincaro delle tasse approvato dal Parlamento ellenico riguarda l’Iva, le tasse sui carburanti e quelle automobilistiche, i beni di lusso, la telefonia fissa, il caffè, le sigarette, la birra, la tassa sugl’immobili di valore superiore ai 200mila euro e, persino, molti generi alimentari.
Non è stato semplice per la coalizione di Syriza e dei Greci indipendenti far approvare la manovra a causa della contrarietà delle opposizioni e le proteste nel Paese. Mentre si votava la legge,infatti, 11mila persone si sono riunite in piazza Syntagma per manifestare la propria rabbia. Vasiliki Katrivanou, unica deputata del partito di Tsipras che ha votato contro, ha comunicato la propria decisione di dimettersi da parlamentare.

“Oggi si chiude un periodo difficile per il Paese – ha dichiarato Tsipras -, facciamo il primo passo per uscire dalla crisi, un periodo che avrà anch’esso le sue difficoltà. (…) I soci europei ricevono il messaggio che la Grecia rispetta i suoi impegni, quindi ora loro devono dimostrare di rispettare i loro”.
Al centro delle richieste greche non c’è solo la concessione della trance di aiuti ma la questione, ben più importante, della ristrutturazione del debito greco, arrivato ormai all’insostenibile livello di 312miliardi, il 180% del Pil. Una tale soluzione è auspicata anche dal Fondo monetario Internazionale, che la giudica indispensabile per far sì che l’economia greca inizi la ripresa e il Paese esca dalla pesantissima crisi in cui si trova. Secondo il Wall Street Journal, l’Fmi avrebbe inviato una proposta ai governi della zona euro in cui auspica la concessione ad Atene un periodo di grazia fino al 2040, durante il quale il Paese non dovrebbe pagare né interessi né le rate dei prestiti ricevuti per i salvataggi. Lo scopo di tale misura sarebbe di rendere sostenibile il debito greco e permettere al Fondo di partecipare al salvataggio del Paese.
La ristrutturazione del debito ellenico, però, si scontra con la forte contrarietà della Germania e dell’economie dell’Europa del nord che gravitano nell’orbita tedesca.


La partita greca non è ancora vicina alla sua conclusione e le trattative in corso in questi giorni potrebbero risultare decisive per le sorti del Paese culla della civiltà occidentale
.

La Federal Reserve fa volare il Dollaro USA (Analisi Forex 24 Maggio 2016)

Yellen Fed Bearish

Maggio verrà ricordato dai trader come uno dei mesi più positivi per il Dollaro USA: l’economia continua a progredire, l’inflazione è stabile al rialzo, e quindi è arrivato il momento di innalzare i tassi d’interesse, e quindi il Dollaro è “costretto” ad andare verso l’alto, senza sosta.

L’Euro, sta perdendo lo 0.33% durante la sessione di questa mattina, in quanto il Dollaro ha guadagnato ulteriore forza, dopo che i membri della Federal Reserve hanno continuato ad essere sempre più hawkish già da questa settimana.

Se diamo uno sguardo all’Indice del Dollaro, indice che misura la forza del biglietto verde, contro un portafoglio di valute major:

Screenshot 2016-05-24 11.33.46

Il Dollaro USA, è in rialzo dello 0.20% durante la sessione attuale, in guadagno di 19 pips a 95,42. La resistenza importantissima dei 95 dollari, è stata superata, e adesso la coppia sembrerebbe essere finalmente ben direzionata verso i 96 dollari.

Questa nuova forza del Dollaro USA è dovuta al fatto che la Federal Reserve ha sorpreso gli investitori con le minutes del meeting, minutes rilasciate la scorsa settimana, che hanno lasciato le porte aperte ad un innalzamento dei tassi d’interesse già da Giugno, mandando quindi i mercati finanziari in una vera e propria “crisi isterica”, che ha contribuito a mandare i mercati finanziari sia a nord, che a sud. Abbiamo notato ovviamente una grande forza del dollaro, grazie al possibile innalzamento dei tassi d’interesse, che senza dubbio aumenterà il suo valore di tantissimo.

In cima alla lista delle cose a cui prestare attenzione sul calendario economico durante questa settimana, è se i dati macro degli Stati Uniti aumenteranno le probabilità di un aumento del tasso già da giugno o luglio. Il dollaro ha guadagnato e continua a guadagnare contro l’euro, ma è scivolato contro lo yen sui dati commerciali giapponesi e dopo la resistenza degli Stati Uniti per l’intervento di valuta da parte di Tokyo.
Il presidente della Federal Reserve di San Francisco, John Williams e Patrick Harker della Federal Reserve di Philadelphia, hanno confermato durante il giorno di lunedì che prevedono due o tre aumenti dei tassi nel 2016, aumentando dunque il coro di politici che vuole a gran voce un innalzamento dei tassi già dai prossimi mesi estivi.

Azionario e commodities a picco (Analisi 24 Maggio 2016)

Oro-Argento-Lingotti

Non è certamente stato l’inizio di settimana migliore da parte dei mercati azionari mondiali, e dei metalli preziosi, in quanto la nuova minaccia dell’innalzamento del tasso d’interesse, sta incominciando a pesare su tutti i mercati finanziari.

L’oro ha continuato a toccare nuovi minimi, mentre il Dollaro USA ha continuato a guadagnare punti. Durante la sessione Asiatica, durante la giornata di martedì, l’Oro è crollato di 4 dollari a 1247, per poi crollare di nuovo fino a 1243. La Federal Reserve, ha ormai preso una posizione abbastanza hawkish, e sta parlando sempre di più per un innalzamento dei tassi già da giugno, oppure da Luglio.

Anche l’argento è in continuo calo, e questa mattina ha per adesso già perso il -0.47%, ed è scambiato a 16.2800, il Platino è rimasto invece abbastanza bilanciato durante la giornata di martedì, dopo un crollo sostenuto durante la sessione di lunedì. Il platino, per adesso, è scambiato a 1013.

L’azionario asiatico è caduto vicinissimo al minimo delle ultime 10 settimane durante questa mattina, in quanto gli investitori sono sempre più preoccupati per un innalzamento dei tassi in arrivo già da questo mese.

L’indice MSCI, uno dei più importanti della regione asiatica, è scivolato dello 0.4 percento, prendendo delle perdite di circa il 5% questo mese, avvicinandosi ai suoi livelli minimi dallo scorso marzo. Il mercato sembra dunque essere sempre più attento , man mano che ci avviciniamo al discorso del capo della Federal Reserve: Janet Yellen.

Il Presidente della Federal Reserve di Philadelphia, Patrick Harker, ha confermato durante la giornata di lunedì, che un incremento del tasso d’interesse a Giugno è probabile, a meno che i dati finanziari non saranno più deboli del previsto. Il Presidente della Federal Reserve di Sain Luise ha confermato che mantenere i tassi troppo bassi per troppo tempo, potrebbe causare un’instabilità finanziaria. Il Presidente della Federal Reserve, Janet Yellen, terrà un discorso presso l’Università di Harvard, durante la giornata di venerdì, il giorno in cui gli investitori verranno a conoscenza della seconda stima sulla crescita USA del primo trimestre.

Sarà una settimana piena di appuntamenti, in quanto gli investitori si aspettano sia i dati sulle nuove vendite di abitazioni, sugli ordini di beni durevoli e della fiducia dei consumatori.

Il dollaro è al ribasso contro le valute australi (Analisi Forex 23 Maggio 2016)

Screenshot 2016-05-23 09.21.03

Il Dollaro Australiano e quello Neozelandese, sono saliti contro il Dollaro USA durante la mattinata di lunedì, in quanto gran parte dei traders hanno preferito mettere al sicuro le proprie posizioni lunghe sul dollaro, dopo la scorsa settimana che si è dimostrata molto positiva per il dollaro USA, in quanto le aspettative sono aumentate tantissimo dopo un rinnovato interesse da parte della Federal Reserve di innalzare il tasso di riferimento.

Il Dollaro Australiano, è al momento della scrittura delle news, in guadagno del +0.14%.

Il Dollaro USA si è rafforzato in grande misura, dopo che le minutes della Federal Reserve hanno confermato un possibile proseguimento dell’innalzamento dei tassi d’interesse, già dal prossimo mese.

I politici della Federal Reserve, hanno confermato che un innalzamento dei tassi d’interesse di Giugno potrebbe essere confermato, ma solo e soltanto se i dati economici indicheranno che siamo in fase di crescita anche nel secondo trimestre, e che l’inflazione e l’occupazione sono in aumento costante.

William Dudley, uno dei membri, in quanto Presidente, più importanti della Federal Reserve di New York, ha confermato durante la giornata di giovedì, che l’economia Statunitense potrebbe essere buona abbastanza da consentire un innalzamento dei tassi già del prossimo mese, oppure da Luglio.

Anche la coppia NZD/USD si è mossa al rialzo, mostrando un’ottima candela positiva, che porta la coppia al rialzo dello 0.55% a 0.6793 per questa prima sessione della settimana:

Screenshot 2016-05-23 09.21.03

L’indice del dollaro USA invece, che misura la forza del biglietto verde, contro un portafoglio di valute major, è in leggero ribasso di 95,16 -0,13, -0,14%.

Parlando anche della sessione asiatica conclusasi da poco, il Dollaro è caduto anche contro lo Yen, in quanto l’azionario di Tokyo e i dati giapponesi, hanno mostrato che c’è un disavanzo commerciale superiore alle aspettative per quanto riguarda il mese di Aprile. Vi lasciamo gli aggiornamenti degli ultimi prezzi Forex:

EUR/USD 1.1235 +0.0012 +0.11%
EUR/CHF 1.1112 0.0000 0.00%
GBP/USD 1.4497 -0.0017 -0.12%
EUR/GBP 0.7750 +0.0026 +0.34%
USD/CHF 0.9890 -0.0012 -0.12%
USD/JPY 109.47 -0.66 -0.60%
EUR/JPY 123.00 -0.63 -0.51%
BTC/USD 440.95 +0.35 +0.08%

Noi di Mercati24, ogni giorno, durante ogni sessione di trading, vi forniamo i migliori aggiornamenti sui mercati finanziari. Parliamo di tutti i mercati: Azionario, Forex, Materie Prime e molto altro ancora. Seguici, mettendo un like sulla nostra pagina Facebook, in modo da avere tutti gli aggiornamenti direttamente nel tuo feed di notizie.

Il Petrolio rimane ai vertici del range (Analisi 23 Maggio 2016)

Screenshot 2016-05-23 09.02.07

I prezzi del Petrolio hanno chiuso la settimana di pochissimo al ribasso, ma comunque molto vicini al loro massimo. Durante la sessione mattutina di lunedì, il petrolio greggio ha continuato a scendere, in quanto una buona parte dei traders ha deciso di prendere profitto. Il Greggio WTI è attualmente a 47.84 ed il Brent è a 48.50.

Screenshot 2016-05-23 09.02.07

Senza ombra di dubbio, gli incendi avvenuti in Canada, hanno sbilanciato la produzione di petrolio, più di quanto ci potessimo aspettare, e hanno portato ad un mese di fuoco (in tutti i sensi) per il Petrolio. La perdita stimata, a causa degli incendi, è attualmente stimata ad 1 milione di barili al giorno. La produzione USA è crollata per la nona settimana di fila, ed il numero di piattaforme petrolifere per la ventesima settimana nelle ultime ventuno. Tuttavia, le scorte a Cushing e le scorte globali, sembrano aver stabilito dei nuovi record, grazie anche ad un nuovo flusso proveniente dalla Costa del Golfo degli Stati Uniti d’America.

Dalla nostra parte dell’emisfero, in Libia il porto di aria ha caricato per la prima volta 650k di barili, per la prima volta da Aprile, a completamento dell’accordo tra Tripoli e la Libia dell’est.
Purtroppo, il caos in Nigeria continua a peggiorare e gli analisti ritengono che le interruzioni di produzione sono diminuite tra gli 1-1,4 milioni di barili al giorno dopo il pompaggio di 1,7 milioni di barili al giorno nel mese di aprile e 2,1 barili al giorno nel mese di gennaio.

Il mercato si è in qualche modo “fermato”, e al momento non c’è più un grandissimo interesse per portare questo mercato al di sopra dei 50 dollari al barile.
I dati di USO, hanno confermato che c’è stato un deflusso netto in dieci delle ultime undici settimane, che se sommato ha un valore di 500 milioni di dollari.

Consigliamo di fare molta attenzione al prossimo meeting dell’OPEC il 2 Giugno a Vienna, Austria. Potrebbe infatti esserci un tentativo coraggioso di fermare l’eccesso di offerta nel mercato. Tuttavia però, le possibilità di un’azione congiunta tra membri OPEC e non-OPEC, è data poco per scontata.

Unicredit, apocalisse alle porte

unicreditIl salvataggio di Banca Etruria, Banca delle Marche, Popolare di Ferrara e Carichieti che ha distrutto i risparmi di migliaia di ignari risparmiatori? Una passeggiata. L’aumento di capitale di Banca Popolare di Vicenza che ha distrutto 6 miliardi di valore in un anno? Niente di speciale. Siamo impazziti? Proprio noi che da sempre segnaliamo, con toni anche aspri, le criticità e le fragilità del sistema bancario italiano adesso diciamo che le più gravi crisi bancarie degli ultimi 30 anni non sono state così gravi.

In effetti è così, se le confrontiamo con quello che sta succedendo in Unicredit. Questo perché noi di Mercati24 non abbiamo paura di niente e di nessuno, quando dobbiamo parlare, parliamo. E questo giusto per rispondere a chi, nei commenti a questo articolo sulle magagne di Banca Popolare di Bari ci aveva accusato di essere teneri con le grandi banche e feroci con le piccole. Siamo feroci con tutti perché il nostro obiettivo è da sempre quello di difendere i diritti del trader o del risparmiatore.

Ma perché la situazione di Unicredit è così grave? Unicredit è la seconda banca italiana ed è sull’orlo dell’apocalisse. Letteralmente. Giusto per riassumere la situazione, diciamo subito che per rimettere in sesto Unicredit servirebbero almeno 9 miliardi di euro. Il problema è che nessuno ha 9 miliardi di euro da buttare dentro Unicredit, anche perché sicuramente non sono sufficienti a mettere in salvo la banca in maniera definitiva. Quindi chi si dovesse sacrificare, mettere una mano al portafoglio e un’altra sul cuore, si troverebbe a dover ripetere l’operazione, forse già nel giro di un anno.

Ma andiamo con ordine e proviamo a raccontare la storia di questa banca: una storia italiana, in tutti i sensi, che potrebbe avere un finale drammatico per tutto il Paese e potrebbe anche esporre ad un salvataggio bancario milioni di italiani.

La gestione Profumo

profumo unicreditPossiamo dire che Unicredit ha imboccato la strada dell’apocalisse fin dall’inizio, fin da quando l’allora CEO forgiò la Banca aggregando realtà italiane, a partire dal Credito Italiano e da Banca di Roma, e tedesche. La banca crebbe velocemente, è inutile ricordare tutte le aggregazioni e le acquisizioni, e Profumo divenne l’alfiere della finanza Ulivista, politicamente schierata senza pudori. Il gigante, però, aveva i piedi di argilla.

I dipendenti erano (e sono) troppi, mal organizzati, pagati in maniera eccessiva e con una bizzarra organizzazione del lavoro. Pensiamo ad un esercito composto da generali e colonelli, dove per caso di tanto in tanto si trova un soldato semplice che può andare in trincea a fare la guerra. Avevamo raccontato la storia dell’esercito di generali in questo articolo e ovviamente ci siamo dovuti sorbire la solita sequela di attacchi e offese. Ma ci siamo abituati e ormai quasi non ci facciamo più caso.

In questo contesto, il management spinse in modo forsennato per aumentare la redditività della Banca con metodi che possiamo definire al limite della legalità e che, in alcuni casi sanzionati dalla magistratura, questo limite lo hanno più che abbondantemente superato. Giusto per fare un esempio, pensiamo a Divania, florida azienda barese, che venne coinvolta da Unicredit in operazioni con derivati estremamente opache tanto che il tribunale civile di Bari ha appena condannato Unicredit a risarcire Divania con 12 milioni di euro. Peccato però che Divania nel frattempo è fallita con la conseguente distruzione di moltissimi posti di lavoro, distruzione ancora più dolorosa tenendo conto dello stato di prostrazione economica dell’area barese.

In ogni caso la gestione Profumo terminò non tanto per la sua malagestione ma perché si trasformò in una specie di lacchè dell’allora dittatore libico Gheddafi che entrò in forza nel capitale della banca. Fondazioni come CRT o Carimonte e i soci tedeschi mal digerivano infatti che per garantire il suo personale potere Profumo si era messo direttamente a 90 gradi, obbediente alle richieste del feroce dittatore libico. In effetti, Profumo poteva fare quello che voleva, ma doveva evitare di umiliare in questo modo la seconda banca italiana.

Il dopo Profumo

Dopo la defenestrazione di Profumo la situazione non migliorò di molto: non si è mai avuto il coraggio di incidere in una situazione di sprechi faraonici, sovrapposizioni di filiali frutto delle aggregazioni, dipendenti costosi e poco efficienti (la parola lavoratori, per questi dipendenti, sarebbe eccessiva).

E poi arrivò la crisi.

Una banca ben gestita, con i conti a posto, un equilibrio di gestione e un costo del lavoro adeguato, avrebbe potuto superare la crisi con qualche doloretto ma senza danni. Unicredit non era in queste condizioni. Ma per i primi anni, nascondere la polvere sotto il tappeto nel più puro stile italiano, fu semplice. I clienti fallivano (alcuni come nel caso di Divania, vennero fatti fallire per derivati capestro proprio dalla stessa Unicredit, ma non sottilizziamo) o iniziavano a non restituire i prestiti. Le sofferenze quindi, salivano in maniera esponenziale e oggi siamo arrivati alla somma mostruosa di 79 miliardi di crediti in sofferenze.

Prima di procedere, fermiamoci. 79 miliardi di sofferenze, 79 miliardi prestati da Unicredit che molto probabilmente saranno recuperati solo in piccola parte. Anche a voler immaginare che si riesca a recuperarne il 20%, significa per Unicredit una perdita secca di più di 63 miliardi. E la nostra ipotesi di un recupero del 20% del valore del credito, è estremamente ottimistica: inviatiamo il lettore a cercare da solo a quanto sono stati valutati, ad esempio, i crediti di Banca Etruria. E poi ci dicono sempre che siamo cattivi e pessimisti.

E’ vero che ci sono stati accantonamenti e che gli utili generati dall’attività bancaria sono stati utilizzati in parte per coprire questi crediti. Ma è come voler svuotare l’oceano utilizzando un cucchiano, bucato per di più.

L’apocalisse di Unicredit

unicredit crisiIn problema è che gli utili delle banche italiane sono in picchiata. La colpa è di Draghi che ha abbassato fino ad annullarli i tassi di interesse ma questo ha distrutto anche il margine di intermediazione delle banche. A questo punto Unicredit ha dovuto fare i conti con la realtà. Il management ha deciso di dare un calcio nel didietro dell’attuale Amministratore Delegato Ghizzoni e di provare a cambiare rotta. Ma di cose da fare ce ne sono poche. Quello che servirebbe subito sono 9 miliardi di euro. Senza questi soldi la strada di Unicredit si fa difficile. Un aumento di capitale da 9 miliardi di euro avrebbe però un effetto devastante: diluirebbe il peso delle Fondazioni Bancarie. Di solito su Mercati24 non ci stracceremmo le vesti per un evento del genere, abbiamo sempre criticato Amato per aver creato le fondazioni e le vedremmo volentieri abolite con l’ingentissimo patrimonio gestito adeso con metodi più che clientelari, devoluto al fondo di ammortamento del debito pubblico.

Ma nel caso di Unicredit, l’aumento di capitale da 9 miliardi avrebbe l’effetto di diluire la quota azionaria delle fondazioni per rafforzare il primo azionista, il fondo Aabar degli Emirati Arabi Uniti
. O il quarto azionista, il fondo sovrano libico che malgrado la guerra civile che infuria in Libia ha trasferito la sede a Malta e continua i suoi oscuri traffici sui mercati finanziari oltre che a finanziare milizie di ogni tipo in patria. Insomma, non proprio una bella situazione. Le fondazioni si oppongono, dunque all’aumento, forse potrebbero essere disposte a sottoscrivere pro quota un aumento di capitale da appena 5 miliardi. Ma le sofferenze sono mostruose, un aumento da 5 miliardi non servirebbe a molto, al massimo permeterebbe alla banca di continuare a galleggiare per qualche mese. Poi saremmo punto e a capo. Loro non hanno soldi, i fondi libico o degli Emirati Arabi sì e si prenderebbero la banca per meno, molto meno di un piatto di lenticchie. Cosa ne farebbero poi questi moderni predoni non è dato sapere.

La soluzione che qualcuno ha proposto e la vendita dei gioielli di famiglia, una serie di banche ad alta redditività che operano in centro e est Europa. Un’idea che ha una serie di controindicazioni. In primo luogo, non si tratterebbe di una vendita ma di una svendita a prezzi così bassi da non risolvere assolutamente il problema. Unicredit in effetti ci ha provato, cedendo la sua controllata Ucraina. Risultato? Ha dovuto mettere nel bilancio 600 milioni di euro di perdite dovute anche al crollo della valuta locale. Conti alla mano, la cessione delle controllate europee di Unicredit potrebbe, se le cose vanno bene, lasciare invariata la situazione patrimoniale. Ma siccome siamo realistici, diciamo che molto probabilmente se Unicredit si mette a vendere per un piatto di lenticchie o meno queste banche, la situazione peggiora.

E se intervenisse Atlante?
Ormai è una figura quasi mitologica del panorama bancario italiano, Atlante dovrebbe salvare proprio tutti. In effetti, diciamo subito che Atlante ha già salvato Unicredit. Lo ha fatto quando ha sottoscritto interamente il capitale della Banca Popolare di Vicenza, evitando quindi che a farlo fosse Unicredit che aveva garantito l’aumento stesso. E se Unicredit avesse dovuto sborsare più di un miliardo di euro, avrebbe dovuto deliberare il giorno dopo a sua volta un aumento di capitale.

Atlante potrebbe fare qualcosa per Unicredit?
Forse, al massimo potrebbe rilevare qualche credito deteriorato a prezzi di realizzo ma non potrebbe togliere le castagne dal fuoco a tutti mettendo direttamente tutti i soldi necessari per l’aumento. Perché Atlante non può sottoscrivere l’aumento di capitale di Unicredit? Semplicemente perché non ha i soldi. Se Atlante volesse sottoscrivere l’aumento, dovrebbe andare prima sul mercato a cercare altri soldi. Ci sono banche piene di liquidità che potrebbero sottoscrivere altre quote di Atlante? No, al massimo potrebbe essere la famigerata Cassa Depositi e Prestiti, cioè il custode del risparmio postale degli italiani.

Insomma, se alla fine la soluzione sarà quella di Atlante, a tenere aperto per qualche altro mese la seconda banca italiana saranno i risparmi delle vecchiette (e meno male che sono un sacco di soldi grazie al generossissimo sistema retributivo). Una forma mascherata, all’italiana, di nazionalizzazione, che servirebbe a tenere aperto il carrozzone e a continuare a distribuire privilegi e prebende varie a dirigenti e dipendendi di Unicredit.

La soluzione vera, l’unica definitiva e sostenibile, sarebbe l’acquisto dell’intera banca da parte di un cavaliere bianco con un patrimonio solido e capacità gestionali, oltre che dotato del pugno di ferro necessario per riformare la banca e ridurre i costi. Questo cavaliere bianco oggi non esiste, almeno in Italia.

Si finirà con l’Apocalisse, è questa la fine più probabile di questa triste storia. E tutti i giornali, ovviamente, daranno la colpa ai tedeschi, alla Merkel (o alla culona, a seconda del livello culturale), agli Illuminati, alla Massoneria e a chissà quale altro complotto. Gli italiani si meritano quello che gli sta per capitare, su questo non ci sono dubbi.

Quei pochi italiani che hanno ancora la testa sulle spalle e che pensano con la loro testa dovrebbero cominciare a mettere il proprio patrimonio ai ripari. Niente obbligazioni Unicredit in portafoglio perché il bail in potrebbe persino arrivare a colpire le obbligazioni senior. Azioni di Unicredit? Solo a fine speculativo, anzi meglio speculare su queste azioni con strumenti derivati piuttosto che acquistarle direttamente (e ognuno specula in Borsa nella direzione che crede). E poi ci sono i conti correnti. Chi ha più di 100.000 euro depositati su un conto, farebbe bene a cercarsi una sistemazione più sicura per il suo denaro. Il bail in colpisce i conti superiori a 100.000 euro, quindi occhi aperti.

Un’alba rossa si sta per alzare su Unicredit, un’alba tinta dal sangue dei risparmiatori colpiti ferocemente da quello che potrebbe essere il più grande bail in della storia europea. Chi può, si salvi.

Un economista afferma che l’Italia è schiava delle banche

Zingales-Italia-Schiava

L’economista Luigi Zingales, professore presso la University of Chicago Booth School of Business, personalità e studioso di fama internazionale, ha dimostrato come i giornali italiani siano completamente schiavizzati dai “poteri forti” delle banche per presentare una realtà distorta, che in realtà non ha niente a che vedere con la libertà di stampa.

Secondo Zingales, l’assenza di libertà di stampa, è un grosso problema, e si aggrava sopratutto quando i giornali versano in condizioni finanziarie molto precarie.

“Se i debitori versano in precarie situazioni economiche o finanziarie, le banche hanno dunque un grande potere sulle loro decisioni”. Zingales ha dunque continuato il suo discorso: Non c’è motivo di credere che per i quotidiani le cose vadano diversamente” Ha poi continuato: “Le banche potrebbero – almeno in linea di principio – ottenere dunque un potere importante per quanto concerne la pubblicazione di alcune news attraverso la carta stampata, grazie ai fondi che erogano sotto forma di prestiti (a favore degli stessi giornali, in qualità di inserzionisti pubblicitari)”.

Ma andiamo direttamente ai fatti, Zingales ha poi pubblicato i risultati della sua ricerca, e siamo di fronte a dei dati eccezionali e sorprendenti. Molti quotidiani, sono infatti in perdita, ed estremamente indebitati.

Indebitamento-Giornali

Anche quelli che non sono indebitati, possono essere influenzati dai poteri forti dell’alta finanza e delle banche. Ad esempio, il Messaggero ed il Mattino, sono di proprietà di Caltagirone (industriale che possiede una importante partecipazione in Unicredit).

Zingales ha quindi analizzato il modo in cui è stato “digerita” da parte dei giornali la riforma delle banche di Renzi (che non ha fatto gli interessi delle banche) e il fondo atlante (che invece ha fatto eccome l’interesse delle banche).

Tutte le notizie, contenute nei dieci principali quotidiani d’Italia nei primi giorni dall’annuncio sia della riforma che del fondo atlante, fornendo un voto (+1) se l’articolo viene considerato positivo perché contiene giudizi positivi in modo troppo “artificiale”.

Il risultato? I quotidiani italiani sono in maniera molto esplicita a favore del fondo Atlante (fondo creato palesemente per favorire le banche), mentre quelli stranieri sono contro il fondo Atlante (sono state raccolte anche le notizie dei sei principali quotidiani stranieri, per arrivare ad un giudizio obiettivo):

Giornali-Schiavi-Banche

L’Italia è quindi un paese corrotto, dove la libertà di stampa non esiste, in quanto i giornali sono letteralmente “comprati” dalle banche.

Tesla ha ricevuto 1.46 miliardi di dollari dagli investitori

Tesla-Elon-Musk

Le azioni di Tesla Motors, sono questa mattina in grande spolvero (TSLA, +2.23%) dopo che ha raccolto 1.46 miliardi di dollari di capitale fresco fresco, ricevuto direttamente dalla vendita di 6.8 milioni di azioni comuni. Le azioni sono state prezzate a 215 dollari l’una, dai manager di Goldman Sachs Group, Morgan Stanley, Citigroup Inc, Deutsch Bank AG e Bank of America Merrill Lynch. Tesla ha annunciato proprio questa settimana che venderà all’incirca 2 miliardi di dollari in azioni comuni, per finanziare la produzione della Tesla Model 3. Il costruttore di automobili ha annunciato questa settimana che venderà all’incirca 1.4 miliardi di dollari in azione, e il restante verrà venduto al CEO Elon Musk. Lo scorso agosto, Tesla aveva valutato le sue azioni a 242 dollari l’una.

Screenshot 2016-05-20 11.51.14

Investire in Tesla, conviene ancora?

Le azioni di Tesla, sin dal giorno dell’Offerta Pubblica Iniziale, non hanno fatto altro che salire, raggiungendo il loro massimo la scorsa estate, nel Luglio del 2015. Con una capitalizzazione di mercato di ben 29,74 miliardi di dollari, Tesla è una delle aziende più ammirate nel mondo, grazie anche alla lungimiranza del suo leader: Elon Musk.

Tesla, sta provando inoltre a diversificare il suo business, e lo hanno capito tutto il giorno in cui fu svelata la batteria elettrica casalinga “Powerwall”, una vera e propria novità in questo settore.

Tesla, è sui binari giusti per diventare un’azienda “green” ma allo stesso tempo anche di lusso, con l’obiettivo di targetizzare tutte persone benestanti e early adopters.

Tuttavia, stiamo pur sempre parlando di un’azienda che non è ancora profittevole, e prevede di esserlo soltanto nel 2020. Questa azienda, che produce e vende prodotti che utilizzano energia sostenibile, riducendo le emissioni, ha sicuramente una strada davanti a sé molto impervia per cercare di trasformare tutte queste invenzioni in reali profitti, ma possiamo affermare che per adesso ci sta provando nella maniera più etica possibile.

Dollaro continua a dominare: massimo delle ultime 7 settimane

cambio dollaro euro

Il Dollaro USA,durante la giornata di venerdì, ha continuato a muoversi sul massimo delle ultime sette settimane, contro gran parte delle altre valute principali,  in quanto le aspettative per un innalzamento del tasso d’interesse USA è quasi realtà.

Secondo il Fedwatch tool di CMEGroup, ci sono molte possibilità per un innalzamento dei tassi d’interesse. Le probabilità sono al 28% per quanto riguarda il mese di Giugno, 50% al meeting di luglio, e 62% al meeting del prossimo settembre. È quindi ovvio che le probabilità aumentano, man mano che i mesi passano.

Il Dollar Index, indice che misura la forza del dollaro USA contro un paniere di valute major, è salito grazie alla pubblicazione delle minutes della Federal Reserve, che sostengono appieno la linea hawkish da parte della Federal Reserve, mettendo ancora più pressione sul metallo prezioso. Il dollaro USA è per adesso scambiato a 95.35, grazie all’ottima prestazione che sta mostrando durante queste prime ore di sessione di trading.
Il Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti ha reso pubblico durante la giornata di giovedì, che le richieste dei sussidi di disoccupazione iniziali, sono al ribasso, di 16.000 nella settimana del 14 maggio, a 278.000. Tuttavia, la media sulle quattro settimane è in forte aumento, al rialzo di 7500 unità, a 275.750.

La coppia USD/JPY è salita dello 0.24% a 110.20, proprio appena sotto il massimo di 110.37, il più alto livello mai raggiunto nelle ultime settimane.

Il Dollaro è rimasto comunque molto al rialzo, anche dopo le minutes della Federal Reserve di Aprile, che durante la giornata di mercoledì hanno mostrato, che un innalzamento dei tassi d’interesse è ormai dietro l’angolo.

Il presidente della Federal Reserve di New York, William Dudley, durante la giornata di giovedì, ha annunciato che se l’economia dovesse essere abbastanza solida, ci potrebbe già essere un innalzamento dei tassi d’interesse già da Giugno o Luglio.

Il cambio EUR/USD continua ad essere sotto pressione::

Screenshot 2016-05-20 11.01.20

La coppia EUR/USD è in leggero rialzo durante questa sessione mattutina. Al momento, EUR/USD si trova sull’importante supporto di 1.1216, livello dal quale potrebbe rimbalzare verso l’alto, considerando la forte forza al rialzo che gravita in quest’area. Tuttavia, i fondamentali sono per adesso tutti a favore del dollaro, che potrebbe vedere un innalzamento dei tassi d’interesse già dal prossimo mese.

 

L’Oro rimane ai minimi (Analisi 20 Maggio 2016)

Oro-Argento-Lingotti

C’è un grande sconforto ma un barlume di speranza, tra gli investitori dell’Oro in questi giorni, in quanto l’Oro è rimasto molto vicino ai recenti minimi, ma è riuscito a recuperare nonostante tutto un po’ di terreno chiudendo però in leggero ribasso durante queste prime ore mattutine.
Greggio 48.98 0.15 0.30%
Oro 1254.3000 -2.02 -0.16%
Gas Naturale 2.02 -0.00 -0.20%
Argento 16.5390 0.07 0.42%
Grano 468.75 0.38 0.08%
Caffè 124.48 -3.53 -2.75%

Il Gold è stato messo sotto pressione dopo che le minutes del mese di Aprile hanno mostrato durante la giornata di mercoledì, che gran parte dei membri della Federal Reserve sta considerando un innalzamento dei tassi d’interesse già da Giugno, grazie al continuo miglioramento dell’economia USA.

Secondo il Fedwatch tool di CMEGroup, le possibilità per un innalzamento dei tassi d’interesse è al 28% per quanto concerne il mese di Giugno, 50% al meeting di luglio, e 62% al meeting del prossimo settembre. È quindi ovvio che le probabilità aumentano, man mano che i mesi passano.

L’indice del dollaro americano è salito sulla base del verbale che sostiene la linea hawkish da parte della Federal Reserve, mettendo ancora più pressione sul metallo prezioso. Il biglietto verde è stato scambiato a 95.35, grazie anche ai guadagni di venerdì mattina.
Il Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti ha affermato giovedì, che sul fronte economico, le richieste per i sussidi di disoccupazione iniziali, sono andate giù nettamente, di 16.000 nella settimana del 14 maggio, a 278.000. Tuttavia, la media sulle quattro settimane è in forte aumento, al rialzo di 7500 unità, a 275.750.

Inoltre, la Federal Reserve di Philadelphia ha affermato che il suo indice sulle condizioni generali di business è caduto al livello negativo di 1.8. Gli analisti hanno constatato che si tratta di un dato peggiore del previsto, ed ha permesso ai metalli preziosi di reagire bene alla notizia.

L’oro è stato messo molto sotto pressione, in quanto il verbale della riunione di aprile della Fed, pubblicato durante la giornata di Mercoledì, ha mostrato che la maggior parte dei politici pensano che un aumento del tasso già da giugno sia appropriato, dato il continuo miglioramento dell’economia degli Stati Uniti. La Federal Reserve Bank di Dallas, e il suo presidente Robert Kaplan, ha affermato che l’economia degli Stati Uniti è abbastanza forte da giustificare un rialzo dei tassi di interesse in un futuro non troppo lontano“, ma l’aumento sarà molto graduale.

Lavoro, Inps: “con gli sgravi ridotti -77% di posti stabili nel primo trimestre 2016”

Continua il calo di assunzioni stabili a seguito della riduzione da quest’anno degli sgravi contributivi dal 100% al 40%. A certificarlo è l’istinto Nazionale previdenza statale che nel report dell’osservatorio sul precariato, in merito all’analisi dei flussi, scrive: “Complessivamente le
assunzioni (attivate da datori di lavoro privati) nel periodo gennaio-marzo 2016 sono risultate 1.188.000, con una riduzione di 176.000 unità rispetto al corrispondente periodo del 2015 (-12,9%).
Questo rallentamento ha coinvolto essenzialmente i contratti a tempo indeterminato: –162.000, pari a -33,4% sul primo trimestre 2015. Il calo è da ricondurre al forte incremento delle assunzioni a tempo indeterminato registrato nel 2015 in corrispondenza dell’introduzione degli incentivi legati all’esonero contributivo triennale.
Analoghe considerazioni possono essere sviluppate in relazione alla contrazione del flusso di trasformazioni a tempo indeterminato (-31,4%)”.



Siete in cerca di un profitto extra che vi permetta di arrivare a fine mese con meno preoccupazioni? Il trading binario potrebbe essere la risposta che fa per voi. Le opzioni binarie sono uno strumento d’investimento semplice, sebbene proprio la loro natura porti spesso molti a sottovalutarne i rischi. Per operare con successo sulle opzioni binarie è allora quantomeno necessario affidarsi ad un broker regolamentato CONSOB che non solo tuteli i tuoi fondi ma si occupi anche della tua formazione. Operare sulla base di una solida conoscenza dei fondamenti del trading è essenziale per incrementare esponenzialmente le tue chance di profitto. Se stai cercando un broker così OptionWeb è il broker che fa per te. Provalo subito qui.

La nuova forma di incentivo introdotta con la Legge di Stabilità 2016, è rivolta alle assunzioni a tempo indeterminato e alle trasformazioni di rapporti a termine di lavoratori che, nei sei mesi precedenti, non hanno avuto rapporti di lavoro a tempo indeterminato Tale misura prevede l’abbattimento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (ad eccezione dei premi Inail) in misura pari al 40% (con limite annuo di 3.250 euro) per un due anni. Nel 2015 l’esonero contributivo era totale (sempre esclusi i premi Inail) e di durata triennale con un tetto di 8.060 euro.

Nello specifico, nei primi tre mesi del 2016 sono stati stipulati 428.584 contratti a tempo indeterminato
(comprese le trasformazioni) mentre le cessazioni, sempre di contratti a tempo indeterminato, sono state 377.497 con un saldo positivo di 51.087 unità. Il dato – sottolinea l’Inps – è peggiore del 77% rispetto al saldo positivo di 224.929 contratti stabili dei primi tre mesi 2015 e risente della riduzione degli incentivi sui contratti stabili. Il dato è peggiore anche del 2014 (+87.034 posti stabili nei primi tre mesi).
Un dato rilevante se si pensa che nel 2014 l’Italia risentiva più di oggi degl’effetti della peggiore crisi economica da quella del ’29, che non c’erano gli sgravi e che esisteva ancora il vecchio articolo 18.

Se si allarga l’analisi a tutte le tipologie di contrattuali – compresi, quindi, i rapporti a termine e quelli di apprendistato – trend rimane negativo
.
Nei primi tre mesi di quest’anno, la variazione netta dei rapporti di lavoro subordinato è stata positiva per 241mila unità, dato inferiore del 26% rispetto allo stesso periodo del 2015.
Un dato in controtendenza è quello dei contratti precari. Il saldo dei rapporti a tempo determinato, nel primo trimestre 2016, è positivo di 272mila unità, con un incremento del 22,2% rispetto allo stesso periodo del 2015. Questi dati sembrano smentire la lettura del Governo che ha sempre letto il dato sulle nuove assunzioni come l’effetto del Jobs act e, più in generale, di una solida ripresa economica.

Coerente con questi dat appare il continuo boom dei cosiddetti voucher, i i buoni lavoro destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio
, del valore nominale di 10 euro. Nel primo trimestre del 2016 ne sono stati venduti 31,5 milioni con un boom del 45,6% rispetto al 2015; Nello stesso periodo dello scorso anno si era registrato un aumento del 75,4% rispetto al primo trimestre del 2014. È proprio nell’uso abnorme di questo strumento che si può leggere il concretizzarsi di una nuova forma di precariato e il sintomo del persistere di un’enorme sacca di lavoro nero. Negli scorsi giorni, la stessa Ines aveva rivelato come il 37% dei percettori di voucher non ha altri redditi da lavoro, mentre l’85% guadagna meno di mille euro l’anno.