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Brexit, il Venerdì nero delle Borse brucia 411 miliardi. Milano mai così male: -12,48%!

brexit

Come si temeva non si sono fatte attendere le conseguenze della Brexit sui listini europei. Ad essere travolta non solo la Borsa di Londra ma, e in maniera ben più forte, quelle di Milano e Madrid che perdono più del 12% del loro valore. Per Piazza Affari si tratta della peggior chiusura di sempre.

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Non si sono salvate dalla tempesta di vendite nemmeno Francia e Germania: Parigi ha chiuso la seduta con un crollo dell’ indice Cac dell’8,04% a 4.106 punti; a Francoforte l’indice Dax è scivolato a 9.557 punti, lasciando sul terreno il 6,8%.

A Piazza Affari l’indice Ftse Mib perde il 12,48% a 15.723 punti, sotto soglia 16.000. E’ il maggior calo mai registrato a Milano, superiore anche al calo del 7,57% che si è avuto l’11 settembre 2001 dopo l’attacco alle Torri Gemelle. Il venerdì nero delle Borse europee a Milano costa quasi 61 miliardi di euro.
Milano è stata fra le Borse più penalizzate risentendo del crollo delle banche con Unicredit e Intesa Sanpaolo in calo di oltre il 20% così come Bpm e Banco Popolare.Risultati negativi su tutti i titoli del listino milanese.

In totale, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea decisa dall’esito del referendum del 23 giugno è costata alle borse europee oltre 637 miliardi di euro.

Molto male anche Wall Street; per la Borsa di New York e’ stata la peggior giornata dal 2011
, con l’indice Dawn Jones che ha perso 600 punti (-3,39%) a 17.400,27 punti. Male anche il Nasdaq che cede il 4,12% a 4.707,98 punti e l’indice S&P500 che perde il 3,60% a 2.037,31 punti. Non si salva nemmeno la Borsa di Tokyo, che fa registrare la peggior performance dal 2000, peggio che dopo default di Lemhan Brothers e dello tsunami del 2011. L’indice Nikkei ha lasciato sul terreno quad l’8%, crollando sotto i 15 mila punti, a 14.952.

Le conseguenze della Brexit si sono sentite anche sul mercato dei titoli di Stato
. Il differenziale tra Btp e Bund è schizzato fino a 191 punti base per poi ripiegare a quota 165 punti, con un rendimento pari all’1,57%. Il divario tra i decennali di Spagna e Germania ha sfiorato i 200 punti base e ora si è ridotto a 173 punti.
Sul mercato valutario la sterlina recupera in parte il tonfo che l’aveva portata ai minimi sul dollaro dal 1985 per chiudere a 1,3732 che equivale al peggior risultato dal 2009. Nei confronti dell’euro, la divisa britannica scambia a 0,815, toccando i valori di giugno 2014.
Lee turbolenze sui mercati le incerte eprospettive dell’economia hanno anche affossato il prezzo del petrolio con il Wti in calo del 4,4% a 47,91 dollari al barile. L’oro resta stabilmente sopra i 1.310 dollari l’oncia, in rialzo del 4,2%.

Brexit Regno Unito: cos’è e conseguenze

Brexit-cose-Conseguenze

Il referendum sull’appartenenza del Regno Unito all’Unione Europea del 23 Giugno 2016, sul 100% dei voti scrutinati è risultato per il 51.9% favorevole a lasciare l’Unione Europea. Il 48,1% ha deciso di continuare a far parte dell’Unione Europea. Questo è il risultato ufficiale del referendum Brexit:

Brexit Referendum Risultato

Il risultato ufficiale del Referendum Brexit.

Brexit cos’è

Cosa è successo in inghilterra?” “Qual’è il significato e definizione di Brexit?” Queste sono certamente una delle tante domande che gli italiani si stanno facendo. Con il termine Brexit si indica l’uscita dall’Unione Europea da parte del Regno Unito, che è stata ufficializzata dal referendum che è stato programmato per lo scorso 23 Luglio, e che ha dato il risultato positivo (ha vinto l’uscita dall’UE) da parte del 51.9% dei votanti.

Questo significa dunque l’uscita da parte del Regno Unito dall’unione politica ed economica, che comprendeva 28 paesi membri, democratici ed indipendenti del continente europeo. L’UE fu fondata originariamente nel 1957 con il trattato di Roma (CEE) e divenne UE nel 1992 con il trattato di Maastricht.

Uno dei vantaggi principali dello stare dell’Unione Europea, ai quali rinuncia il Regno Unito, è la libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali all’interno del territorio, promuovendo quindi la pace, la lotta alla discriminazione, il benessere dei popoli, favorendo il progresso scientifico e tecnologico, cercando una totale coesione sociale, economica e territoriale degli stai membri dell’Unione Europea, che attualmente sono:

StatiIngresso nell’Unione europea
Belgio23 luglio 1952 (CECA)
1º gennaio 1958 (Comunità Europea allora CEE, CEEA)
Francia
Germania
Italia
Lussemburgo
Paesi Bassi
Danimarca1º gennaio 1973
Irlanda
Regno Unito
Grecia1º gennaio 1981
Portogallo1º gennaio 1986
Spagna
Austria1º gennaio 1995
Finlandia
Svezia
Cipro1º maggio 2004
Estonia
Lettonia
Lituania
Malta
Polonia
Rep. Ceca
Slovacchia
Slovenia
Ungheria
Bulgaria1º gennaio 2007
Romania
Croazia1º luglio 2013

Conseguenze uscita Gran Bretagna, conseguenze Brexit

Quali sono le conseguenze per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea? Quali sono quindi le conseguenze Brexit? Le conseguenze dell’uscita del Regno Unito dall’UE, sono molteplici.

Sicuramente le preoccupazioni più importanti sono sul valore della valuta (la sterlina, simbolo GBP), che è crollata di oltre il 10%, e che quindi rende la Sterlina estremamente molto competitiva per le esportazioni grazie alla valuta più “economica”, ma molto penalizzata per quanto concerne le importazioni. L’uscita effettiva del Regno Unito dall’Unione Europea sarà certamente lungo, e fatto da negoziati. Durerà come minimo due anni, e quindi le aspettative è che i mercati finanziari si stabilizzeranno in questo periodo di transazione.

Sul medio periodo, l’economia del Regno Unito sarà certamente molto penalizzata, sia per quanto riguarda le esportazioni, che per la crescita. L’Italia è uno di quei paesi che ne risente di più, in quanto è uno dei paesi con la pi+ bassa crescita in europa, e il debito più alto, seconda solo alla Grecia.

Anche le esportazioni italiane nei confronti del Regno Unito, subiranno un duro contraccolpo, nonostante siano state estremamente positive negli ultimi anni, Brexit porterà questo trend al ribasso. Già nel 2017 l’impatto sarebbe di una contrazione tra il 3-7% di esportazioni in meno verso il Regno Unito, si tratta di 600-1700 milioni di euro di incassi in meno per il nostro paese.

I settori che saranno più colpiti in Italia, saranno i mezzi di trasporto e meccanica strumentale. C’è meno paura per il settore tessile e abbigliamento.

Tuttavia, il pericolo e conseguenza peggiore per l’Unione Europea è quello che gli altri paesi possano rivendicare l’indipendenza seguendo l’uscita del paese più importante, che è proprio il Regno Unito, andando quindi ad avviare un processo di disgregazione che porterebbe l’UE a ritrovarsi in una situazione fuori controllo. Gli euroscettici come Marine Le Pen, Matteo Salvini e Beppe Grillo hanno già affermato di voler seguire a ruota il Regno Unito uscendo dall’UE al più presto, quindi si tratta di una preoccupazione che potrebbe diventare presto realtà.

La Gran Bretagna sceglie Brexit, Tsunami travolge i Mercati

Brexit-Crollo-Borse

L’azionario Europeo registra la peggior sessione dal 1987, ed è soltanto l’inizio. Ormai è ufficiale, possiamo confermarlo e sottoscriverlo: questo è il campanello d’allarme che decreta l’inizio della fine dell’Unione Europea. La Gran Bretagna è fuori, la Gran Bretagna ha votato per lasciare l’Unione Europea. C’è uno shock generale sui mercati, sia da parte degli analisti, opinionisti e giornalisti. Cameron, primo ministro del Regno Unito dall’11 maggio 2010 si è dimesso, “Serve nuova leadership”.

“Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare.” SIR WINSTON CHURCHILL

Sono le prime ore di contrattazione dei mercati finanziari, e possiamo confermare che sia Londra che il resto d’Europa è in grandissimo calo, in particolare notiamo che il settore azionario bancario è quello che sta subendo di più, dopo che giovedì aveva mostrato un’incoraggiante rally. Il pound è crollato, ed è ai minimi livelli degli ultimi 20 anni.

GBPUSD-crollo-Brexit

È certamente difficile commentare una situazione del genere sui mercati, dopo che per tutta la giornata di giovedì il trend è stato completamente l’opposto. La realtà ha fatto sbattere la testa a tutti i mercati finanziari, che attualmente stanno collassando.

FTSEMIB-Crollo-Brexit

L’indice italiano FTSE MIB è tornato ai livelli del 2013, con un crollo brusco a -10% soltanto durante le prime ore di contrattazioni. Il crollo potrebbe continuare anche successivamente, i livelli tecnici sono critici, una rottura dei 16.000 potrebbe portare a nuovi ribassi.

Azioni-Unicredit-Crollo-Brexit-20%

Le azioni Unicredit sono in ribasso di oltre il 20%. Esattamente un mese fa, avevamo previsto un apocalisse Unicredit, e di vendere tutte le azioni Unicredit.

EuroStoxx600-crollo-brexit

Lo Stoxx Europe 600, è crollato in maniera molto decisa, come nel 1987, è il peggior crollo da quegli anni ad oggi. Ricordiamo che il 1987 è nei libri di storia per essere stato il “Black Monday”, il giorno in cui i mercati azionari di tutto il mondo crollarono, portando ad una perdita di valore incredibile in pochissimo tempo. Oggi è una giornata molto simile a quella di trent’anni fa, e anche questa sessione verrà scritta nei libri di storia della finanza.

Rimanete aggiornati su Mercati24 per ricevere ulteriori notizie da Brexit nelle prossime ore, non appena i mercati finanziari americani apriranno la sessione, che si prospetta apocalittica, a Wall Street.

Ecofin, nessun accordo su garanzia dei depositi e titoli di Stato

eurogruppo

La strada che porta alla realizzazione dell’Unione bancaria europea è ancora lastricata di incertezze. I ministri delle Finanze dell’Unione, riuniti ieri in Lussemburgo, non sono giunti a nessun accordo, ancora fortemente divisi sul nuovo sistema di garanzia europeo dei depositi bancari. Il tema più controverso è quello di una assicurazione in solido dei depositi creditizi. In pratica, i partner europei non vogliono pagare per il bail in di Unicredit e hanno pure ragione.
I Ventotto hanno scelto di aspettare le regole internazionali di Basilea su eventuali limiti all’esposizione ai titoli di Stato dei bilanci bancari, sposando così la posizione, tra gli altri, dell’Italia.

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“Abbiamo confermato l’impegno a lavorare in parallelo sulla riduzione dei rischi e sulla condivisione dei rischi” ha dichiarato il presidente dell’Ecofin Jeroen Dijsselbloem.

Il trattamento dell’esposizione ai titoli è un tema che ha visto fronteggiarsi proprio l’Italia e la Germania. I tedeschi vorrebbero che cadesse il legame fra banche e titoli di Stato del proprio paese che – definiti “privi di rischi” – sono esentati dall’obbligo di prevedere un cuscinetto di capitale che copra quell’investimento. Una questione che chiama in causa diversi Paesi, tra i quali proprio l’Italia.Il sistema pensato a Berlino è un meccanismo fortemente penalizzante che mira a scoraggiare gl’investimenti in titoli di Stato, in particolare quelli nazionali. Il sistema prevederebbe obblighi di capitalizzazione crescenti.

Per il Ministro dell’Economia italiano, Pier Carlo Padoan, “la tabella di marcia è il frutto di un negoziato non semplice, ma si tratta di un buon compromesso, viste le posizioni negoziali dei vari Paesi”.

Nel documento finale redatto dall’Ecofin si legge che “devono essere compiuti ulteriori passi in termini di riduzione e di condivisione dei rischi nel settore finanziario in una sequenza appropriata”.
Nel testo si afferma che il negoziato sul sistema unico di garanzia dei depositi bancari “continuerà a livello tecnico” e che quello politico “comincerà quando saranno stati fatti sufficienti progressi nella riduzione dei rischi”. Il Consiglio europeo ha deciso di aspettare i risultati del Comitato di Basilea (in cui saranno rappresentate tutte le aree mondiali e non solo l’UE) per prendere una decisione sulle esposizioni al debito sovrano. Elusa, dunque, la richiesta tedesca di decidere una limitazione già entro il 2018. Nel documento finale non si fa menzione di una data di verifica da parte europea sul tema dei titoli di Stato, né – d’altra parte – si fissa un termine preciso entro il quale chiudere il negoziato, come chiedono i Paesi che spingono per un rapido accordo sul sistema europeo di garanzia, con in testa l’Italia. Il non aver sospeso il negoziato a causa dell’opposizione tedesca, viene comunque considerato un relativo successo da parte italiana.

Le strategie del trading: investi in opzioni binarie con la strategia delle Trend line di DeMark

trend line deMark grafico

Le trendline di DeMark sono un metodo molto utilizzato nell’analisi tecnica, che è una parte importante del bagaglio di competenze di un buon trader. Molto meglio approfondire e studiare le tecniche di trading piuttosto che finire nelle grinfie di un falso guru del trading online.
Come la stragrande maggioranza di voi saprà tracciare delle trend line non è semplicissimo ed è un’operazione che comporta una certa arbitrarietà nella scelta dei punti di massimo e di minimo da considerare nell’individuazione delle linee che utilizzeremo per individuare i segnali di entrata al mercato.

Le trendline di DeMark ci aiutano a limitare questa arbitrarietà e a tracciare linee che, oltre che identificare un trend del mercato, ci aiutino ad individuare un’inversione e con più precisione il momento in cui entrare a mercato.

Le trendline di DeMark

Per tracciare una trentine, come accennato, basta unire i punti di minimo in una tendenza rialzista o i punti di massimo in una tendenza ribassista un lasso di tempo che saremo noi a scegliere. Vediamo qualche esempio:

trend line deMark

In questo caso il timeframe è a due mesi e la tendenza ribassista è ben chiara; ma è possibile tracciare una seconda trendline tenendo in considerazione, però, un periodo più breve:
Ovviamente, le conclusioni che si possono trarre sono le stesse: è in atto una tendenza ribassista. In questo secondo caso però varierebbe il momento di entrata a mercato, perché in caso di rottura di questa seconda trendline inizieremmo ad operare prima che nel caso della trendline a 2 mesi.

trend line deMark opzioni binarie

Sull’esempio precedente è possibile tracciare una terza linea, unendo i punti di massimo più vicini all’attualità:

trend line

A questo punto vi starete chiedendo quale delle linee è a più efficace e, di conseguenza, qual è quella da scegliere. Ebbene, prima dell’avvento di DeMark avreste trovato analisti che avrebbero sostenuto che la linea che prende in considerazione un periodo più lungo è più precisa, mentre altri avrebbero sostenuto che la linea che tiene in conto di un periodo più breve è più precisa perché più attuale.

DeMark ha ideato un nuovo metodo per tracciare delle linee che non sono più soggettive ma che danno segnali univoci sull’entrata a mercato . In relazione all’esempio precedente la linea che il sistema deMark avrebbe segnalato è questa:

Riassumendolo in maniera semplice: De Mark ha elaborato un sistema che rivoluziona l’analisi tecnica partendo proprio dalle trend line. Col suo metodo le trendline non si tracciano da sinistra verso destra, ma da destra verso sinistra e prendendo in considerazione i valori più recenti in modo tale che risultino più affidabili.

trend line deMark grafico

Le trend line di DeMark, a differenza di quelle a lungo termine, forniscono precisi segnali di trading e sono più adatte ad investimenti a breve termine, come quelli orari o giornalieri.

Com’è facile capire dal prossimo grafico, nell’esempio proposto il tasso di cambio buca al ribasso le trendline di DeMarked il movimento è ribassista. Un segnale chiaro di entrata al mercato. In questo caso, trattandosi di un time frame orario, bastava acquistare un’opzione binaria del tipo put con una scadenza a 60 o a 120 minuti.

Per quanto riguarda la tipologia di asset più adatta all’utilizzo delle trendline di DeMark, il mio consiglio è di utilizzarlo per sottostanti che sono soggetti a media/elevata volatilità come le coppie di valute. Sul time frame consiglio di adoperare scadenze brevi: M5 M10 H1.

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Draghi: “sul referundum la Bce è pronta a qualsiasi eventualità”

mario draghi

La Bce è pronta a tutte le eventualità” che si potrebbero presentare all’indomani del referendum di giovedì sulla permanenza o meno della Gran Bretagna nell’Unione europea. Lo ha dichiarato il presidente dalla Bce, Mario Draghi, davanti alla Commissione affari economici del Parlamento di Bruxelles.

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Il Governatore ha poi aggiunto che “le incertezze restano alte e i rischi al ribasso sono tuttora significativi a causa dello stato di fragilità dell’economia globale persistente e degli sviluppi geopolitici”.

Draghi ha poi ammesso che è difficile fare previsioni sul reale impatto che una possibile Brexit potrebbe avere sui mercai e sull’economia reale dell’eurozona;aggiungendo, però, che pur essendo “difficile speculare sul risultato del voto in un senso o nell’altro, certamente siamo pronti a fronteggiare tutte le possibili eventualità, ma a questo punto è difficile essere più precisi di così”. Il numero uno di Francoforte ammette che “non c’è nessun piano, solo grandi consultazioni con tutte le banche centrali”; in caso di Brexit, la Bce proverà a stabilizzare i mercati fornendo nuova liquidità, inoltre – aggiunge Draghi – “monitorerà l’evoluzione delle prospettive dei prezzi”, restando “pronta ad agire usando tutti gli strumenti disponibili entro il nostro mandato, se necessario per raggiungere i nostri obiettivi”.

Nel corso del suo intervento Draghi ha poi analizzato lo stato dell’economia dell’eurozona dichiarando che: “la ripresa dell’area euro ha preso slancio dall’inizio dell’anno e ci attendiamo che continui con un ritmo moderato ma costante, sostenuta da una solida domanda interna e dall’efficace trasmissione della nostra politica monetaria”. La nota dolente arriva dall’inflazione che “è bassa e crescerà poco nei prossimi mesi”.

Il Governatore della Bce ha poi continuato sottolineando gli effetti benefici dell’azione della banca centrale europea: “senza le nostre politiche di stimolo, crescita e inflazione sarebbero significativamente più basse” ha aggiunto Draghi, secondo il quale “il pacchetto di marzo ha mitigato i rischi al ribasso per l’economia dell’eurozona. E impeto addizionale verrà da misure che sono ancora all’inizio dell’attuazione”.

Sul fronte degl’investimenti, la Bce ribadisce con forza l’esigenza di ripristinare il livello degl’investimenti pubblici che sono stati ripetutamente tagliati dagli Stati in crisi, che hanno scelto “la via più facile”: alzare le tasse e tagliare gl’investimenti, contribuendo a deprimere l’economia. Draghi spiega che tocca essere selettivi nella scelta dei settori in cui investire i capitali pubblici, concentrandoli in quelli “dell’educazione, del capitale umano, della ricerca e dell’agenda digitale”.

Appendino: le mani sulle città e su Banca Intesa

chiara appendino

Chiara Appendino, appena eletta sindaco di Torino e non ancora insediata ufficialmente, mette subito le mani su uno degli asset più grandi che il Comune di Torino controlla: la Compagnia di San Paolo che a sua volta è il primo azionista di Banca Intesa.
In pratica il voto torinese ha messo nelle mani di Chiara Appendino l’asset finanziario più importante del Paese. In effetti Banca Intesa non è solo la prima banca italiana ma è anche una delle più solide. A differenza di Unicredit, infatti, i conti di Banca Intesa sono a posto e non è necessario nessun maxi aumento di capitale in grando di sfianzare una dozzina di Fondi Atlante per evitare un drammatico bail in.

Che cosa ha fatto Chiara Appendino appena saputo della vittoria elettorale? Ha fatto sapere con modi piuttosto sgarbati all’ex ministro ed ex rettore del Politecnico Francesco Profumo, nominato da pochi mesi alla guida della Compagnia, che deve fare già le valigie.

Adesso, non abbiamo nessuna simpatia per questo personaggio nè tantomeno per le fondazioni bancarie. Per noi le fondazioni bancarie andrebbero chiuse per decreto e il patrimonio consegnato in toto al fondo di ammortamento del debito pubblico. Le fondazioni bancarie sono una grande mangiatoia: non rispondono a nessuno, distribuiscono mance elettorali e soprattutto sono una fonte inesauribile di poltrone ben renumerate da distribuire agli amici.

E Piero “abbiamo una banca” Fassino non aveva perso l’occasione per nominare, poco prima della sua cacciata, un amico alla guida della Compagnia, con un atto sicuramente legittimo ma che poteva essere rimandato per correttezza istituzionale.

In ogni caso, adesso a Torino comanda la Appendino e ha messo subito le mani sulla Compagnia: ufficialmente perché la Compagnia stessa aveva appena deliberato uno stanziamento di 400.000 euro da utilizzare per il funzionamento interno della Compagnia. In pratica, i dirigenti e i manager (che poi hanno ben poco da gestire visto che non si tratta di una società operativa) si sarebbero divisi tra loro 400.000 euro, tanto per gradire oltre ai normali stipendi e renumerazioni accessorie. Ha fatto bene dunque la Appendino a dire di voler cacciare Profumo?

A parte che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, il problema non è Profumo, sono le fondazioni bancarie. Non sappiamo se il successo di Profumo sarà designato da Casaleggio Figlio mediante una farsa di votazione online o sarà pescato in stile italiota tra gli amici confindustriali del padre della Appendino. Ma sappiamo per certo che chiunque sarà, la macchina della Compagnia di San Paolo, come tutte le altre fondazioni, continuerà a fare il suo lavoro di sempre e cioè distribuire soldi agli amici e agli amici degli amici. In questo caso, gli amici porteranno il vessillo d 5 stelle ma poco importa.

La cosa più grave sarebbe che il nuovo presidente della Compagnia, magari designato in un bel referendum farsa in rete, iniziasse a occuparsi veramente della gestione di Banca Intesa. Fino a quando occupasse il suo tempo a pubblicare su internet gli scontrini del pranzo, pazienza. Ma che cosa succederebbe se un bel giorno decidesse di mettere becco nella gestione di Banca Intesa? Immaginiamoci un teorico del signoraggio bancario o delle scie chimiche che inizia a decidere chi deve comandare nel più grande istituto bancario italiano, l’unica banca di sistema ancora rimasta in piedi. Lo scenario è da brividi. Speriamo quindi che la Appendino abbia almeno il buon senso di seguire la via italiota, cioè la nomina di qualche persona dell’intorno confindustriale del padre. Non sarà corretto, è vero, ma almeno sarebbe una persona con la testa sulle spalle. E poi, diciamolo, anche far nominare da Casaleggio Figlio il nuovo presidente con un referendum farsa online non è che sia così corretto…

A proposito di Banca Intesa

Non abbiamo nessuna simpatia per Banca Intesa, questo deve essere chiaro. Si tratta di un istituto bancario fondamentale per quel poco di stabilità finanziaria che ancora ci rimane. Le sue colpe sono grandi anche se sui media sussidiati non se ne parla molto. Abbiamo parlato spesso della vicenda Carlo Tassara, di 2 miliardi di euro spariti nel nulla. Banca Intesa è una banca ulivista e prodiana, una banca che ha dato la possibilità di lavorare a personaggi oscuri come Pietro Modiano (sposato Pollastrini, PD e tra l’altro messo poi a capo della stessa Carlo Tassara) teorico televisivo della patrimoniale e pluri indagato per usura (ovviamente poi la magistratura non ha fatto il suo corso ma questa è un’altra storia).

Malgrado questo, siamo convinti che se la banca finisse nelle mani di Casaleggio Figlio, le cose andrebbero peggio. Molto peggio. E presto sarebbero i contribuenti a dover mettere mano al portafoglio per rimediare all’ennesimo pasticcio di una classe politica che riesce a fare sempre peggio. Se con il PD abbiamo toccato il fondo, il Movimento a 5 stelle ha già cominciato a scavare.

E’ etico guadagnare soldi con i mercati finanziari?

speculare

Guadagnare soldi con i mercati finanziari è lecito? Speculare è peccato? Purtroppo nella nostra cultura i soldi sono visti come qualcosa di sporco, quindi chi decide di speculare in Borsa o su qualunque altro mercato finanziario per guadagnare soldi facili è un peccatore. Perché i soldi sono necessari alla vita di tutti i giorni, ma devono essere guadagnati con la sofferenza e il sudore della fronte.

In effetti speculare non è una cosa cattiva. E non è una cosa buona. E’ semplicemente un modo per ottenere dei vantaggi economici, relativamente facili, grazie ai movimenti dei mercati finanziari. Di solito si pensa che la speculazione abbia effetti negativi su interi popoli che secondo la vulgata sarebbero ridotti alla fame. Tutte falsità. La speculazione colpisce ed evidenzia le fragilità economiche ma è normale che sia così. Proprio grazie alla speculazione si raggiunge un’allocazione più razionale delle risorse e quindi si incentiva la crescita economica.

I governi temono la speculazione proprio perché colpisce le fragilità economiche e finanziarie. Queste fragilità sono di solito frutto delle politiche di panem et circenses che i governi dispensano per acquistare consenso politico. Ecco quindi che la speculazione colpisce direttamente la fonte del potere della maggior parte dei politici al mondo ed è additata, dai media sussidiati, come il male assoluto. Per curiosità, notiamo che quando la speculazione scommette su un Paese, i governi preferiscono parlare (in modo trionfale) di investimenti esteri che arrivano per le loro politiche. Quando invece le cose vanno male e i mercati ne prendono atto, allora quelli che erano investitori ritornano a essere semplici speculatori.

Facciamo una precisazione: quando parliamo di speculazione ci riferiamo a chi fa trading o investimenti speculativi utilizzando denaro pulito e non frutto di attività criminosa. E’ ovvio che quando il trading è un modo per riciclare denaro sporco, come ha appurato l’inchiesta Iwbank la nostra condanna è senza appello.

In tutti gli altri casi, invece, quando i soldi che si usano per fare trading online sono posseduti in modo legittimo e sono state pagate tutte le tasse secondo la normativa della legislazione di residenza, non abbiamo nulla da dire.

Speculare significa rischiare

Chi specula, rischia. Qualunque sia il metodo utilizzato, gli altissimi rendimenti che la speculazione garantisce sono sempre collegati ad un alto livello di rischio. I nemici dei soldi guadagnati sui mercati vanno a fasi alterne. In una fase accusano gli speculatori di rovinare le persone, in un’altra in un moto di altruismo senza precedenti, si preoccupano delle potenziali perdite degli speculatori e quindi mettono in guardia, ad esempio, contro il trading online. Ma perché questi buoni samaritani non si occupano dei loro problemi personali?

Giusto per fare un esempio concreto, visto che papa Francesco si diletta spesso di finanza, speculazione ed economia (per condannarla in tutte le forme che non siano peronismo / chavismo / comunismo) perché non si occupa invece della dilagante pedofilia nella chiesa?

Istat, segnali di ripresa dell’export: ad aprile surplus commerciale di 4,5 miliardi

Buone notizie per il commercio italiano: l’Istituto nazionale di statistica ha diffuso i dati sulle rilevazioni periodiche del commercio con l’estero e prezzi all’import: Ad aprile 2016 sia le esportazioni (+2,7%) sia le importazioni (+3,9%) sono in aumento congiunturale. Il surplus commerciale è di 4,5 miliardi (+3,5 miliardi ad aprile 2015).

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L’istituto di statistica sottolinea come la crescita congiunturale dell’export è sostenuta da entrambe le principali aree di sbocco, con un incremento più accentuato verso i mercati extra Ue (+3,9%). Tutti i principali raggruppamenti di beni sono in aumento, a eccezione dei prodotti energetici
(-3,5%).

Nel trimestre febbraio-aprile 2016, rispetto al trimestre precedente, le esportazioni sono stazionarie, sintesi di un debole aumento delle vendite verso l’area extra Ue (+0,1%) e di una contenuta diminuzione verso l’area Ue (-0,1%). Al netto dei prodotti energetici la crescita è più sostenuta (+0,5%) e i beni strumentali registrano l’espansione più consistente (+2,4%).

Leggendo più approfonditamente tra i dati del documento Istat si evince che Ad aprile 2016 la flessione tendenziale dell’export (-1,0%) è da ascrivere esclusivamente all’area extra Ue (-3,6%). La variazione tendenziale grezza al netto della correzione per giorni lavorativi (20 ad aprile 2016 contro i 21 di aprile 2015) è positiva (+1,2%).
Nel dettaglio, la vendita di prodotti petroliferi fa segnare un forte calo (-29,7%), al contrario delle esportazioni di mezzi di trasporto, autoveicoli esclusi (+15,6%) che sostengono l’export. Le vendite verso la Germania (+3,4%) e verso la Spagna (+5,2%) sopravanzano di molto la media verso l’UE nel suo complesso (+1,2%).

Nel primi quattro mesi dell’anno l’avanzo commerciale raggiunge 13,6 miliardi (+21,5 miliardi al netto dei prodotti energetici). Si rileva un calo tendenziale dei flussi in valore (-0,5% per l’export e -2,8% per l’import) ma non in volume (+0,2% per l’export e +3,8% per l’import).

Nei primi quattro mesi del 2016 la quota dell’export italiano rispetto a quello dell’Area euro è lievemente diminuita rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente come risultato di una diminuzione della quota sulle esportazioni extra Ue (da 13,5% nei primi 4 mesi del 2015 a 13,3% nello stesso periodo del 2016) e di un aumento nell’Ue (da 9,5% nei primi 4 mesi del 2015 a 9,7% nello stesso periodo del 2016).

Il documento dell’Istat si conclude con l’analisi della dinamica dei prezzi dei beni acquistati: “nel mese di aprile 2016 l’indice dei prezzi all’importazione dei prodotti industriali aumenta dello 0,2% rispetto al mese precedente e diminuisce del 6,5% nei confronti di aprile 2015.

La riduzione dei prezzi all’importazione dipende principalmente dalle dinamiche del comparto energetico, al netto del quale l’indice registra una flessione dello 0,1% rispetto al mese precedente e del 2,1% in termini tendenziali”.

Ethereum: cos’è e a cosa serve

ethereum

Sono in molti a sostenere il fatto che Ethereum sia una grande rivoluzione. Ma prima di capire se Ethereum è veramente rivoluzionario, bisogna analizzarlo per bene.

Che cosa è Ethereum

Ethereum è una piattaforma del web 3.0, per la pubblicazione di contratti intelligenti, creati attraverso un linguaggio di programmazione.

Ethereum è una piattaforma decentralizzata che gestisce i contratti in maniera intelligente: le applicazioni vengono infatti eseguite esattamente come programmato, senza alcuna possibilità di inattività, censura, frode o interferenze di terzi.

Queste applicazioni sono eseguite su un blockchain su misura, una enorme e potente infrastruttura globale condivisa che può muovere valore e rappresenta le proprietà dei beni. Ciò consente agli sviluppatori di creare mercati, registri, e spostare i fondi in conformità con le istruzioni fornite in passato (come un contratto a termine) e molte altre cose che non sono ancora state inventate, il tutto senza un intermediario o il rischio di una controparte.

Il progetto è una realtà “crowdfunded” dal mese di agosto 2014, dai fan presenti in tutto il mondo. È sviluppato dalla Fondazione Ethereum, un’organizzazione no-profit svizzera, con il contributo di grandi menti di tutto il mondo.

Ethereum mining

Il processo del mining, come funziona per il Bitcoin, permette di accedere a degli ETH (l’ether, la valuta Ethereum) in cambio di mantenere in sicurezza la rete. Attualmente il sistema è ancora in fase di beta, e funziona molto meglio con Linux, che con Mac o Windows. C’è bisogno di:

– Una GPU abbastanza potente (quindi una scheda video molto costosa)
– Geth, il client Ethereum

Ethereum Wallet

Ethereum Wallet, è il portafoglio Ethereum, ed è un gateway per applicazioni decentralizzate sul blockchain Ethereum. Esso consente di tenere e proteggere ether cripto-attivi e altri asset creati su Ethereum, così come la possibilità di scrivere, distribuire e utilizzare i contratti intelligenti.

Sì ok ma… Cosa si può fare con Ethereum?

Con Ethereum si possono creare i cosiddetti contratti “smart”, che possono virtualmente essere qualsiasi cosa, e che per girare sulla piattaforma p2p, “pagano” l’utilizzo tramite l’unità di valuta, chiamata Ether, che è quindi una criptovaluta, il “carburante” della piattaforma. Ethereum però non è solo una piattaforma per lo scambio monetaria, ma possono anche girare i contratti basati su Ethereum. Questi contratti, possono essere utilizzati per eseguire molte operazioni, tra le quali:

– Sistemi elettorali
– Mercati finanziari
– Crowdfunding
– Proprietà intellettuale

La prima versione live della piattaforma è relativamente nuova, in quanto è arrivata il 30 Luglio 2015. Ethereum fa parte di diritto del gruppo di piattaforme Bitcoin di nuova generazione. Il tutto è creato con solidity, il linguaggio di programmazione di Ethereum.

Con Ethereum chiunque può quindi iniziare a costruire quello che ha sempre sognato di fare. Ethereum potrebbe anche fungere per il proprio business, che potrebbe essere potenziato, operando su una rete decentralizzata, e crittograficamente sicura, completamente inespugnabile.

Sono già molti i programmatori che stanno sviluppando nel mondo delle applicazione completamente decentralizzate, sfruttando al massimo i vantaggi di Ethereum.

Ether è un elemento necessario – un combustibile – per il funzionamento della piattaforma applicativa distribuita, Ethereum. Si tratta di una forma di pagamento da parte dei clienti della piattaforma per le macchine che eseguono le operazioni richieste. Per dirla in altro modo, Ether è un incentivo in modo che gli sviluppatori scrivano applicazioni di qualità (il codice fatto male costa di più), mantenendo quindi la rete sana (le persone sono ricompensate per il loro contributo di risorse).

Ethereum e Bitcoin

Ethereum è quindi una piattaforma che prende spunto da Bitcoin, ma che la “mixa” con tutta una nuova serie di servizi che sono basati sulla piattaforma “Blockchain”.

Vitalik Buterin è un ragazzino, e ha già inventato una realtà come Ethereum.

Vitalik Buterin è un ragazzino, ma è anche un predestinato. Perché ha già inventato una realtà come Ethereum.

I vantaggi rispetto al Bitcoin, è che lo sviluppo è molto più lineare, portato avanti dal creatore Vitalik Buterin, che porta molta versatilità, grazie ai contratti intelligenti che sono creati con un linguaggio di programmazione Turing-completo.

Il dibattito sul blocksize di Bitcoin, sta infatti in questi mesi permettendo ad Ethereum di prendersi sempre più sostenitori.

“Il grande computer mondiale” Ethereum potrebbe essere una grande opportunità per il futuro, e non solo per le transazioni di valore, ma anche per veri e propri progetti. E il bello è che Ethereum è già qui, pronto per essere scaricato e utilizzato.

Comprare azioni: ecco come farlo nel modo giusto

comprare azioni online

Comprare azioni è una buona idea per guadagnare con il trading online? Ci sono trader che grazie alle azioni hanno accumulato rapidamente una grande fortuna, altri che invece hanno perso soldi. Tutto dipende alla fine dal modo in cui si operare sul mercato delle azioni. Prendiamo le azioni Apple. Comprare azioni Apple quando alla guida della società c’era il grande Steve Jobs era un ottimo affare, un affare che ha reso ricchi molti investitori intelligeni. Comprare azioni Apple adesso che al timone dell’azienda c’è il mediocre Tim Cook è invece un pessimo affare e potrebbe significare perdere soldi.

In effetti i trader di Borsa sono riusciti a guadagnare molti soldi anche grazie ai cali provocati dalla gestione Cook di Apple. Come hanno fatto? Semplice. I trader esperti non comprano azioni, speculano sulle azioni operando con strumenti opportuni che garantiscono guadagni elevati sia quando il valore dell’azione sale sia quando scende.

Ecco qual è la differenza tra chi si limita a comprare azioni e finisce a far parte del parco buoi e chi invece guadagna davvero con la Borsa. Perché vorresti comprare azioni? Se decidi di comprare azioni lo fai perché pensi che si tratti di un investimento redditizio. In pratica, compri azioni per guadagnare soldi. Ma che cosa succede quando il valore dell’azione scende? Sono sicuro che mi dirai che sei bravo, che sei capace di individuare i trend di mercato, che le azioni che compri non scendono mai. Ok, sei bravo. Ma che succede che se il valore dell’azione scende? Succede che perdi soldi. E mentre quando il prezzo dell’azione sale i guadagni sono virtuali fino a quando non vendi e incassi, quando il prezzo dell’azione scende senti le perdite direttamente. E fanno male, molto male.

Ma allora comprare azioni è una cattiva idea? Tutto dipende. Se il tuo obiettivo è mantenere l’azione per un lungo periodo e hai un buon capitale a disposizione, allora puoi comprare azioni. Ma se hai un capitale piccolo e vuoi guadagnare subito, non è una buona idea.

Come si specula sulle azioni senza comprarle?

Il modo migliore per guadagnare con le azioni è utilizzare i Contratti per Differenza (CFD). Sembra difficile, ma non lo è per niente. I contratti per differenza sono strumenti derivati facilissimi da capire: sono titoli che replicano il valore del sottostante, in questo caso parliamo di azioni. Possiamo utilizzare Contratti per Differenza che hanno come sottostante anche valute forex o materie prime, il concetto non cambia.

Perché fare trading con i Contratti per Differenza è più conveniente che comprare direttamente azioni? Per varie ragioni, eccole:

  • E’ possibile operare in modo semplice sia al rialzo che al ribasso: si guadagna sempre.
  • I broker di contratti per differenza non fanno pagare commissioni sull’eseguito: quando si comprano e vendono azioni si pagano sempre elevate commissioni sull’eseguito
  • E’ possibile applicare leva finanziaria in modo semplice e senza rischiare più del capitale depositato sul conto di trading. Se si comprano azioni usando intermediari tradizionali e si fa marginazione si rischia anche la casa.

Per chi volesse guadagnare sulle azioni senza comprare azioni la piattaforma ideale è Plus500. Plus500 è una piattaforma di trading completa e affidabile, autorizzata e regolamentata dalla Financial Conduct Authority che è l’autorità di controllo borsistico della Gran Bretagna, nota per essere la più severa al mondo. Chi è autorizzato FCA deve garantire standard di affidabilità e sicurezza fuori dal comune.

Grazie a Plus500 è possibile guadagnare su azioni, forex, materie prime grazie ai Contratti per Differenza. Con Plus500 si guadagna perché la piattaforma è facile da capire e usare e non ci sono commissioni. Per tutti gli iscritti è previsto un bonus di benvenuto di 25 euro senza deposito, in pratica nel momento in cui si apre il conto inserendo i propri dati e facendo una piccola verifica telefonica, si ricevono in regalo 25 euro. Questi soldi possono essere utilizzati per speculare sui mercati finanziari senza limiti e i profitti possono essere prelevati senza vincoli. Nel momento in cui si effettua un deposito, inoltre, si riceve anche un bonus gratuito che può arrivare anche a 7.000 euro, in base all’entità del deposito.

Plus500 è sicuramente la soluzione giusta per chi vuole guadagnare soldi con le azioni. E’ possibile aprire un conto partendo da qui. Una volta inseriti i propri dati, si riceverà subito un bonus completamente gratuito per provare la piattaforma. E’ possibile anche operare in Borsa in modalità demo, senza quindi rischiare nulla, con soldi virtuali. L’accesso alla piattaforma demo di Plus500 è sempre completamente gratis.

Plus500 è una piattaforma decisamente professionale e in effetti molti trader professionisti la usano con successo ma è così facile che anche i principianti riescono a operare bene. Per i principianti che volessero una piattaforma ancora più semplice di usare possiamo suggerire Iq Option: la piattaforma è davvero facilissima da usare e si può cominciare con un deposito di soli 10 euro. Anche Iq Option offre bonus gratis a chi effettua depositi e mette a disposizione una piattaforma di trading in modalità demo completamente gratis. Per cominciare con Iq Option clicca qui.

La piattaforma Iq Option funziona con le opzioni binarie, uno strumento derivato ancora più facile e intuitivo rispetto ai Contratti per Differenza. Un’opzione binaria può avere solo due valori, in the money quando paga un profitto e out of the money quando è in perdita. Il trader quando sottoscrive l’opzione deve decidere se il prezzo dell’azione salirà o scenderà alla scadenza dell’opzione. Se la previsione è corretta l’opzione chiude in the money e il trader incassa il rendimento previsto (di solito 81%) altrimenti l’opzione chiude out of money e non è previsto alcun rendimento.

Comprare azioni online

Per chi avesse comunque intenzione di comprare azioni online, qual è il segreto per evitare le fregature? Per prima cosa, valuta sempre se è il caso di comprare azioni invece di investire con i contratti per differenza. Se hai intenzione di tenere le azioni per molto mesi o per anni, anche con l’obiettivo di incassare i rendimenti, allora puoi procedere. Devi aprire un conto su un intermediario che applica commissioni sull’eseguito basse. Nel caso dei contratti per differenza le commissioni sull’eseguito sono sempre a 0, quando compri azioni devi stare con gli occhi aperti per evitare di farti fregare da commissioni eccessivamente elevate.

Bce: “Brexit è tra i rischi per la crescita dell’Eurozona”

Una possibile uscita dall’Unione europea della Gran Bretagna è un rischio per la crescita dell’intera Eurozona; a scriverlo nel proprio bollettino mensile è la Banca centrale europea, in cui si legge: “i rischi al ribasso sono ancora connessi all’andamento dell’economia mondiale, ad altri rischi geopolitici e all’imminente referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione europea”. E secondo Francoforte i rischi non sarebbero tutti a carico dell’Unione, ma se il 23 giugno dovessero prevalere i “leave” anche la crescita della Gran Bretagna rallenterebbe. Le ultime stime della Bce danno una crescita dell’Eurozona dell’1,6% nel 2016 e dell’1,7% nel 2017 e nel 2018.

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È la stessa banca centrale a sottolineare come “le proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro formulate nel giugno 2016 dagli esperti dell’Eurosistema indicano un incremento annuo del Pil in termini reali pari all’1,6% nel 2016 e all’1,7% nel 2017 e nel 2018». Secondo il bollettino mensile, “rispetto all’esercizio condotto a marzo 2016 dagli esperti della Bce, le prospettive di crescita del Pil in termini reali sono state riviste al rialzo per il 2016 e mantenute sostanzialmente invariate per il 2017 e il 2018». A marzo, infatti, gli esperti della Bce prevedevano una crescita del Pil a +1,4% nel 2016, a +1,7% nel 2017 e a +1,8% nel 2018.

Questo piccolo miglioramento, però, non deve illudere. Il Consiglio direttivo di Francoforte “si attende che la ripresa economica proceda a un ritmo moderato ma costante. La domanda interna continua a essere sorretta dalla trasmissione delle misure di politica monetaria all’economia reale”.
Segnali di crescita che potrebbero essere vanificati, però, dallo scossone che arriverebbe da un’eventuale Brexit.
L’incertezza sull’esito del referendum è stato uno dei motivi che hanno spinto la Fed a lasciare invariato il costo del denaro; la stessa Presidente della banca centrale statunitense, Janet Yellen, ha ammesso che un eventuale addio della Gran Bretagna all’Ue potrebbe avere ripercussioni sull’economia e sulla finanza globale.

Dal canto suo, la Bce sottolinea come il quantitative easing stia aiutando l’economia e che un ulteriore stimolo arriverà dalle misure ancora da attuare.
Il consiglio direttivo “seguirà con attenzione l’evoluzione delle prospettive per la stabilità dei prezzi e, se necessario per il conseguimento del suo obiettivo, agirà ricorrendo a tutti gli strumenti disponibili nell’ambito del suo mandato”.

Proprio riguardo il livello dei prezzi, nel documento della Bce si legge: “è probabile che i tassi di inflazione restino molto bassi o negativi nei prossimi mesi per poi risalire nella seconda metà del 2016” perdio accelerare ulteriormente nel 2017 e nel 2018. Le proiezioni macroeconomiche di giugno prevedono, infatti, un tasso annuo di inflazione dello 0,2% nel 2016, dell’1,3% nel 2017 e dell’1,6% nel 2018.