Alphabet supera Apple: è la società più ricca del mondo

Tasse Apple

La società che vale di più al mondo è Alphabet, holding a cui fa capo Google. La sua capitalizzazione di mercato è infatti salita a 533.20 miliardi di dollari e ha letteralmente sbaragliato Apple, che si è assestata a 532.72 miliardi di dollari. Al terzo posto della classifica un altro gigante della tecnologia, Microsoft e al quarto posto il social più famoso del mondo, ovvero Facebook. Si tratta, a detta della stampa economica, di una delle giornate più importanti per le società quotate al Nasdaq, perché ha sancito la supremazia della new economy rappresentata dal motore di ricerca Google contro la ‘vecchia aristocrazia’ rappresentata dal petrolio e dell’industria classica che per decenni si è proposta ai vertici nelle classifiche mondiali.

La Silicon Valley sta quindi conquistando il mondo? Sembra proprio di sì, perché le aziende che vi operano non solo generano utili di portata ‘stellare’, ma si rivelano essere più in salute che mai. Di contro, il prezzo del petrolio in continuo calo ha messo completamente fuori uso alcuni settori e sotto osservazione il rating di alcuni fra i colossi europei e statunitensi che fino a pochi anni fa venivano considerati i veri padroni del mondo.

Exxon è stata superata infatti da Facebook e questo fatto è più che indicativo del primato della new economy nel nostro presente. Si tratta, in altri termini, del trionfo delle nuove tecnologie rispetto al petrolio, di una scalata che può essere considerata lenta ma inesorabile, soprattutto alla luce di un controllo della pubblicità digitale che oggi più che mai spaventa Google. Pubblicità che vale come termometro anche nelle valutazioni economico-finanziarie, visto che la voce stessa verrà considerata come la base per misurare la salute di Google dopo la chiusura delle borse in questi giorni così cruciali per l’economia mondiale.

Le carte in tavola sono infatti chiare, perché il 33% dei ricavi di mercato di Google deriva dagli introiti pubblicitari, contro il 17% di Facebook. Ma il social network ha dimostrato un’abilità maggiore nell’adeguarsi alle piattaforme mobili e questo fatto potrebbe penalizzare non poco la situazione economica futura della grande G.

Nel frattempo merita di essere analizzata anche la situazione di Yahoo, con una Marissa Meyer pronta ad annunciare drastici tagli, chiudendo alcune divisioni e limitando la forza lavoro del 15%. Yahoo chiede infatti di essere più snella e competitiva, pena la caduta dei vertici e il riassorbimento della società da parte di qualche colosso che sicuramente non vede l’ora che il secondo motore di ricerca ammetta la sua situazione di inferiorità nel mercato.

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