Banche fallite, il governo si dice fiducioso ma è caos sui risarcimenti

Scade domani il termine fissato nella Legge di Stabilità per l’emanazione dei due decreti interministeriali con i criteri per il risarcimento per gli obbligazionisti subordinati che hanno perso l’intero capitale investito nelle quattro banche messe in risoluzione dal governo (Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti, nda), il governo sta trattando con l’Unione Europea per arrivare a soluzione che dia ristoro al maggior numero di risparmiatori possibili, si dice fiducioso sul buon esito e rilancia sulla possibilità di risarcirli tutti (o quasi) e senza passare attraverso la lente dell’Anac di Raffaele Cantone. Una mossa forse più azzardata che ambiziosa. La tesi del Governo è che se c’è stata truffa bisogna risarcire tutti ma sono in molti a pensare che dietro l’automaticità dei rimborsi ci sia più un calcolo politico che un’accurata riflessione sugli ostacoli normativi e sulla fattibilità di una simile soluzione.


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Intanto, ciò che appare certo è che i decreti non arriveranno prima della scadenza del termine previsto nella legge di Stabilità, anche per l’assenza di Renzi, attualmente negli Stati Uniti.

LA PROPOSTA DEL GOVERNO Perché si possa risarcire tutti (o quasi) i 10599 sottoscrittori dei titoli si dovrebbe quasi triplicare il Fondo di solidarietà previsto dalla Legge di Stabilità che passerebbe dagl’iniziali 100 milioni a 280/300 milioni (le obbligazioni sottoscritte dai risparmiatori delle quattro banche in questione ammontano a 329 milioni, nda). L’idea dell’esecutivo per reperire questi soldi è quella di affidarsi al Fondo interbancario di Tutela dei depositi. I criteri per l’accesso al Fondo non sono ancora chiari ma la direzione, nelle intenzioni del governo, è quella di ampliarli decisamente; rimane da capire se si forzerà la mano sull’eliminazione, totale o parziale, degli arbitrati in favore dell’automaticità dei risarcimenti. Secondo indiscrezioni di stampa, il nuovo decreto sui rimborsi dovrebbe agevolare anche la cessione dei crediti per le imposte differite rimasti nella pancia delle 4 banche liquidate alle nuove Banche create. Questa soluzione, assieme all’eventuali plusvalenze realizzate dalla vendita dei nuovi istituti e gli eventuali realizzi dei crediti in sofferenza rimasti nella pancia delle banche in liquidazione, dovrebbe risarcire il sistema bancario dell’anticipo dei risarcimenti agli obbligazionisti.

L’UNIONE EUROPEA Rimangono però forti dubbi sulla fattibilità di questa soluzione. In primis, la Commissione europea che ha già di fatto vietato l’utilizzo del Fondo interbancario nell’operazione di salvataggio delle quattro banche, assimilando l’intervento del fondo a un aiuto di Stato. Inoltre, la paventata automaticità dei risarcimenti, con ogni probabilità, non sarebbe accettata da Bruxelles perché in assenza di una truffa conclamata non si potrebbe parlare di “risarcimenti” ma si configurerebbe, secondo l’Unione, negli aiuti di Stato.

IL FONDO INTERBANCARIO Dubbi ancora maggior arrivano dal fronte bancario. In un’intervista a La Repubblica, Salvatore Maccarone, presidente del Fondo Interbancario, ha dichiarato: “Non ne so niente di niente, il governo non si è fatto sentire, l’intero sistema bancario italiano è all’oscuro di tutto, grottesco. (…) Se di intervento volontario si tratta, qualcuno dovrebbe essere in condizione di farlo. Ma noi non possiamo: non rientra nel nostro Statuto”. Maccarone non usa la diplomazia per esprimere la sua disapprovazione: “non possono usarci come una tasca da cui prendere a volontà. È un po’ tardivo lavarsi la coscienza così. I nostri contributi obbligatori hanno una destinazione vincolata: il rimborso dei depositanti fino a 100 mila euro in caso di crac. E quelli volontari, come ha mostrato il caso di banca Tercas, sono limitati per Statuto alle banche in amministrazione straordinaria. Comunque la si giri questa roba non funziona. Non è un caso che i decreti ancora non escano”. Sulla probabile contrarietà della Commissione a una soluzione simile è ancora più netto: “Più aiuto di Stato di questo non esiste, mi sembra evidente”.

Dichiarazioni che cozzano con l’ottimismo che filtra dal governo, anche alla luce dei dubbi che Maccarone avanza sui 100 milioni inizialmente previsti nella Legge di Stabilità: “anche dei 100 milioni non sappiamo niente. (…)La norma della legge di Stabilità è sufficientemente vaga. Nulla dice di come il Fondo debba essere coinvolto. E questa incertezza, in attesa di un decreto che lo spieghi ma che non arriva, crea inquietudine e anche indignazione nelle banche italiane”.

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