Borse, altro tonfo. il venerdì nero dei listini brucia 835 miliardi. Piazza affari perde il 3%

Quella di venerdì 15 gennaio è stata un’altra giornata da dimenticare per le Borse europee che in poche ore hanno fatto segnare perdite per oltre 835 miliardi. A spingere in basso i listini, i timori per la crisi cinese e la discesa del petrolio che non pare arrestarsi.
Grazie a un piccolo recupero finale, Milano lascia sul terreno il 3,07%. Male anche gli altri listini europei: Parigi perde il 2,4%, Francoforte cede il 2,5%, Londra l’1,93%. L’eurostoox50 fa segnare un -2,8%.


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LA CRESCITA CINESE
Un fattore di sfiducia negl’investitori è la crescita cinese. La Borsa di Shanghai continua a segnare perdite. Ieri ha fatto segnare un nuovo ribasso del 3,55%. Rispetto al livello più alto fatto segnare a dicembre il listino cinese ha perso il 20% del suo valore. Secondo molti economisti, la Cina è ormai entrata in una crisi recessiva ancora lontana dalla sua fine.

PETROLIO ANCORA GIÙ In un quadro d’incertezza, non aiuta l’andamento del prezzo del petrolio, che a New York chiude sotto i 30$ dollari al barile (dopo brevi escursioni nelle sedute degli scorsi giorni), con il Wti che fa segnare un prezzo di 29,42$; non accadeva dal 2003. Fa peggio il Brent che sfonda anche il muro dei 29 dollari al barire, a quota 28,94.
A spingere ancora più giù il prezzo del greggio potrebbe arrivare presto la revoca delle sanzioni all’Iran, con l’effetto di riversare sul mercato un’enorme quantità di petrolio, con conseguenze incontrollabili. Il ministro del petrolio iraniano Bijan Namdar Zanganeh ha annunciato l’intenzione di incrementare la produzione di 500 mila barili al giorno entro alcune settimane dalla fine delle sanzioni, aumentandola di altri 500mila barili tra sei mesi.

WALL STREET EMOSCA IN RIBASSO Ondata di vendite anche sui mercati statunitensi: l’indice Dawn Jones cede il 3,11%, il Nasdaq addirittura il 4,10%. A testare il polso del mercato USA è il valore del cosiddetto “indice della paura”: il Chicago Board Option Exchange Volatility Index ha messo a segno un balzo del 18% superando di slancio i 28 punti, puntando livelli di guardia che si presenta quando si supera i 40 punti.
Le tensioni sul petrolio ha portato forti ribassi anche sui mercati russi. L’indice Rts lascia sul terreno più del 5%, perdendo il 5,52%, mentre il Micex segna un -4,31%. Preoccupazioni manifestate anche dal premier Dmitri Medvedev:”prepararsi al peggio se con il petrolio va avanti così” e che si riflettono sul rublo, debole sul dollaro che vale 77,60 rubli e con l’euro, scambiato con 88.
PERDITE DIFFUSE A PIAZZA AFFARI Detto del calo del 3,07% del Fits Mib, le perdite sul listino di Milano riguardano diversi comparti, in particolare modo quello bancario con Intesa Sanpaolo a -3,18%, Unicredit -2,57%, Mediobanca -3,81%, Generali -2,22%, Mps -6,7%. Male anche Fiat Chrysler che, nonostante i buoni dati sulle immatricolazioni del 2015 (+13,6%), paga le accuse di frode arrivate dagli USA e perde il 2,78%. Ancora giù anche il titolo Ferrari in calo del 3,27%.
Perdono terreno anche gli energetici, Eni -3,54%, Enel -1,82%.

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