C’è il 70% di probabilità che ci troviamo in un bolla finanziaria

bolla finanziaria

“Pensiamo che c’è una probabilità del 60% al 70% che potremmo finire in una bolla azionaria nel medio termine, anche se con le inevitabili “dossi stradali o cunette” che rallenteranno il percorso lungo la strada.”

Questo è la visione del panorama finanziario, secondo gli analisti di borsa presso la banca d’investimento Credit Suisse, tramite una nota inviata questo giovedì.

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Non stanno affermando nulla di storicamente insolito, a loro parere, aggiungendo che “i mercati rialzisti nella maggior parte dei beni, finiscono in bolle.”

Beh, è certamente una visione molto pessimistica. Che però non potrebbe essere poi così tanto scostante dalla realtà. Solitamente infatti, i più grandi periodi di crisi arrivano proprio subito dopo grandi periodi di movimenti rialzisti, e in effetti l’azionario mondiale, e in special modo quello statunitense, è ai massimi storici.

Gli autori vogliono essere chiari – non pensano che le azioni siano in una bolla in questo momento. Anche se movimenti così lunghi, senza alcun tipo di rintracciamento sostanzioso, sono movimenti molto dubbi e da prendere con le molle anche per il più inesperto analista dei mercati. Quindi la nostra raccomandazione è sempre quella, tradate con responsabilità senza investire quello che non potete permettervi di perdere.

Ecco qua, in questo articolo abbiamo inserito anche i tre agenti scatenanti, le tre forze principali menzionate da Credit Suisse, che potrebbero creare una bolla:

Politica monetaria allentata: “A nostro avviso, il rischio è che i banchieri centrali, senza sapere se il calo dell’inflazione core è il riflesso di un deficit della domanda o dell’offerta, terrà nel dubbio i tassi bassi.”

L’impatto del petrolio: la caduta dei prezzi del petrolio in grado di fornire sia una spinta a spendere, se i consumatori credono che saranno permanentemente più bassi, e continuano a tenere la politica dei tassi di interesse da parte delle banche centrali a valori estremamente bassi. Credit Suisse usa l’esempio della Banca centrale europea, che ha fatto partire un quantitative easing in risposta alla caduta dell’inflazione – in gran parte determinata dai prezzi dell’energia, che sono stati letteralmente schiacciati andando a livelli ridicoli, negli ultimi mesi.

C’è spazio per un forte aumento negli acquisti nella vendita retail delle azioni: Gli autori fanno notare che gli investitori al dettaglio sono molto meno sofisticati rispetto ai loro rivali istituzionali, e che in genere acquistano di più quando gli stock sono relativamente costosi, fornendo una spinta alle valutazioni che vanno molto bene. Gli investitori al dettaglio non hanno accumulato azioni in un modo massivo fino ad oggi – tranne che in Cina. Questo è però ovviamente un altro discorso.

2 Responses to C’è il 70% di probabilità che ci troviamo in un bolla finanziaria

  1. Mario Sinigaglia scrive:

    certo che siamo in bolla, io mi sto iniziando a posizionare al ribasso, credo che farò un sacco di soldi quando i mercati crolleranno

  2. Winnie80 scrive:

    il parco buoi si prepara all’ennesimo bagno di sangue ragazzi, magari si sono anche svenati in commissioni sull’eseguito quando hanno comprato i titoli e in commissioni per tenere i titoli, in bolli e chi più ne ha più ne metta. Chi opera con i cfd non paga bolli, non paga commissioni non paga un cazzo e quando si tratta di fare soldi, li fa sempre, quando le azioni salgono e quando scendono. Io ci godo a vedere il parco buoi rovinato, sia chiaro.

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