Cina, terza svalutazione dello Yuan

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Arriva oggi la terza svalutazione dello Yuan cinese, ma questa volta le Borse europee rimbalzano. Il nuovo provvedimento arriva dopo il taglio di martedì 11 agosto del 2% della banda di oscillazione dello yuan rispetto al dollaro, e quello di mercoledì di un altro 1,6%.

Ma, nonostante le forti preoccupazioni occidentali, la Banca centrale cinese vuole rassicurare tutti sul fatto che la valuta cinese non andrà incontro a nuovi forti deprezzamenti. Il vice governatore Yi Gang, ha dichiarato infatti che l’obiettivo «è quello di lasciare che sia il mercato a decidere il tasso di cambio della valuta cinese e la Pboc si asterrà da interventi regolari sul mercato dei cambi». Inoltre, il cambio della moneta cinese sarà mantenuto ad un livello «più o meno stabile» e «ragionevole», sempre nelle parole del vice governatore Gang.

A differenza che negli altri due giorni, oggi Piazza Affari tenta un rimbalzo, sulla scia degli altri mercati europei, sebbene il clima generale resti comunque incerto. «E’ una seduta senza spunti. Il mercato tenta di digerire le ultime vicende legate alla svalutazione dello yuan e alle negoziazioni tra Grecia e creditori», ha commentato un trader.

La situazione in borsa comunque migliora: Piazza Affari cresce dell’1,2%, Francoforte dell’1,8%, Parigi dell’1,9% e Londra dello 0,8% sulla scia dei mercati asiatici. La Borsa di Tokyo ha terminato gli scambi a +0,99%. L’indice Nikkei ha ripreso 202,78 punti fino ad attestarsi a quota 20.595,55. Anche New York ieri sera ha chiuso gli scambi in recupero, con il Dow Jones, l’S&P e il Nasdaq di poco sopra la parità.

Di fronte alle proteste del mondo occidentale per le continue svalutazioni dello yuan, il governo cinese si è giustificato spiegando la necessità di intervenire per favorire la ripresa economica del Paese. Infatti l’industria manifatturiera mostra segnali di rallentamento con l’export e le vendite al dettaglio crescono solo del 10,5%. La pensa così anche il Fondo monetario internazionale, che ha definito l’operazione cinese come un allineamento ai mercati di tutto il mondo. Lo stesso vale per Standard&Poor’s.

Come ulteriore rassicurazione, in una nota, l’istituto che regola la politica monetaria cinese ha definito “temporanee” le forti fluttuazioni della parità della moneta cinese rispetto al dollaro; presto il valore fissato giornalmente dalla banca centrale tornerà a essere ragionevole. Lo yuan, secondo i cinesi, resterà una moneta forte, e tornerà ad apprezzarsi in futuro. Rassicurazioni che hanno avuto il potere di far risalire le borse di tutto il mondo, ma che forse non hanno convinto del tutto i Paesi occidentali. La guerra della moneta è appena iniziata?

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