Clienti truffati da Banca Etruria, rinviati a giudizio 30 direttori

maria elena boschi

L’Italia non è un paese per risparmiatori e questo lo sappiamo. Negli ultimi 2 anni i risparmiatori truffati dalle banche sono stati centinaia di migliaia e pochissimi di loro hanno avuto la soddisfazione di un tribunale che condanni i colpevoli. Sembra (sembra) che nel caso di Banca dell’Etruria le cose possono andare diversamente. La procura di Arezzo sembra stia per chiedere il rinvio a giudizio di 30 direttori di filiali, con l’accusa di truffa aggravata.

Non possiamo che salutare con immensa soddisfazione la decione della procura, magari auspicando che al più presto un provvedimento simile possa essere preso anche a Bari, dove 70.000 azionisti attendono con ansia di poter riavere almeno una parte dei propri risparmi incautamente affidati alla Banca Popolare di Bari.

Ma è meglio che gli azionisti e i risparmiatori fottuti di tutta Italia non si rallegrino troppo presto: la magistratura ha per il momento solo rinviato a giudizio i 30 direttori di banca. Purtroppo sappiamob bene che dal rinvio a giudizio alla condanna c’è una grande differenza e questa differenza è abissale quando si tratta di dipendenti di una banca schierata politicamente come Banca Etruria.

Non dimentichiamo, infatti, che la Banca è stata il regno incontrastato del padre di Maria Elena Boschi, ministro principale del Governo Renzi. Il ministro osò dire in parlamento che il padrea è un gentiluomo di campagna, peccato però che un miliardo di euro, che questo gentiluomo di campagna aveva il dovere di gestire come vice presidente della Banca, si sia volatilizzato.

Adesso arriva l’accusa di truffa aggravata per questi primi 30 direttori di Banca Etruria. La magistratura, giustamente, ritiene una vera e propria truffa che le obbligazioni subordinate, ad altissimo rischio, siano state vendute anche a investitori assolutamente inesperti. Le violazioni sono molte e tutte documentate: in alcuni casi gli ignari investitori sono stati convinti che il prodotto era assolutamente sicuro. In altri è stato aggirato il limite sul livello di investimento. Trattandosi di investimento ad altissimo rischio (chi ha avuto la sfortuna di investire ha perso tutto), le normative prevedono che solo una piccola parte del patrimonio possa essere concentrato su queste obbligazioni.

Per i direttori e gli impiegati di Banca dell’Etruria non è stato un problema: hanno semplicemente dichiarato il falso. Hanno convinto ignari clienti, di solito anziani, a investire il 100% del patrimonio su questi investimenti spazzatura, salvo poi dichiarare che si trattava solo del 10% o anche meno. Insomma, i dipendenti di Banca Etruria, pur di fare incetta di commissioni o di farsi belli di fronte ai propri superiore. Se per riuscirci dovevano rovinare qualche risparmiatore innocente, pazienza.

Il fatto è che uno di questi risparmiatori truffati, il pensionato di Civitavecchia di Luigino D’Angelo, si è tolto la vita per aver perso più di 100.000 a causa della truffa di queste obbligazioni subordinate. E questo ha convinto la magistratura a indagare a fondo. Il nostro auspicio è che nessuno dei più di 70.000 azionisti fottuti faccia un gesto estremo e che la magistratura possa muoversi in maniera incisiva prima che qualcuno sia costretto a farlo. La strada giusta è proprio quella segnata dalla Procura di Arezzo: la vendita di strumenti ad altissimo rischio (come sono le obbligazioni subordinate o ancora peggio le azioni non quotate di Banca Popolare di Bari) senza seguire alla lettera le procedure previste dalla legge deve essere considerata come truffa aggravata e chi l’ha organizzata e realizzata deve essere giudicato per questo reato.

maria etruria boschi

Per il momento l’indagine non ha toccato ancora Maria Etruria Boschi ma speriamo che il ministro possa rendersi conto della sua posizione e rassegnare le dimissioni. Siamo sicuri che non troverà alcun problema a trovare nuove fonti di reddito dopo aver lasciato il lauto stipendio ministeriale.

I risparmiatori truffati dalle banche italiani hanno il diritto di avere indietro i propri soldi, fino all’ultimo centesimo e con gli interessi legali, i loro soldi. Ma soprattutto hanno il sacrosanto diritto di vedere dietro le sbarre i direttori di filiale e gli impiegati che li hanno truffati deliberatamente e che poi magari hanno anche riso della loro ingenuità.

Le procure si muovano, in tutta Italia ma soprattutto a Bari. E soprattutto prima che succeda qualche evitabile tragedia. In fondo questi impiegati bancari hanno dimostrato di sapersi muovere meglio degli ideatori della truffa Forexclusive. E’ ora che qualcuno decida di fermarli e di far pagare loro il male che hanno fatto.

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