Crisi del sistema bancario italiano: quale sarà la prossima crisi?



Oggi il titolo Monte dei Paschi in borsa sale perché i mercati credono a quante detto dal CDA della banca: tutte le situazioni critiche sono state portate alla luce, non ci sono altri contratti segreti tenuti nascosti e, arrivati al fondo, non si potrà che risalire. Può darsi che i mercati abbiano ragione a credere al CDA e bisogna anche considerare che la Guardia di Finanza ha appena sequestrato i primi 40 milioni di euro di origine sospetta. Può darsi, quindi, che una volta superati i lunghissimi tempi giudiziari italiani, MPS possa rientrare in possesso almeno di una piccola parte del maltolto. Può darsi, perché si sa che queste cose in Italia prendono tempo.

Fatta questa premessa, chiediamoci come sta il resto del sistema bancario italiano. Una domanda fondamentale sia per la nostra economia che per la finanza pubblica. Perché se Monte dei Paschi è stata salvata con l’IMU, se ci dovesse essere un’altra crisi di queste dimensioni, lo Stato dovrà necessariamente richiedere sul mercato i capitali necessari al salvataggio, aumentando ancora il suo indebitamento. O peggio, dovrà richiedere l’intervento dell’Europa come ha fatto la Spagna, ma questo significa rinunciare ad una parte sostanziosa della nostra sovranità.

Possiamo illustrare la situazione cercando di focalizzare i problemi che rendono meno solido il nostro sistema bancario.

I bilanci delle banche
I bilanci delle banche italiane sono davvero molto particolari: ci sono voci estremamente fantasiose e di questo ne abbiamo parlato tante volte. Probabilmente è arrivato il momento di andare a cancellare, con un bel tratto di penna, voci come immobilizzazione immateriali dai bilanci delle banche. Ci saranno perdite da mettere in conto? Meglio fare pulizia che ingannare i mercati e trovarsi poi, all’improvviso, con voragini finanziare da coprire.

Problema derivati
E’ stato un vanto delle banche italiane quello di non essere state travolte, come altre istituzioni finanziarie internazionali, dalla crisi del 2008 perché non avevano sottoscritto a leva prodotti finanziari derivati. Non lo avevano fatto perché mancavano le competenze interne. E questo ci ha salvato, per fortuna, dalla pazzia che ha spinto alcuni istituti a investire su prodotti derivati con effetto leva di 800 o più. Ma la stessa ignoranza (talvolta lubrificata da tangenti passate di mano estero su estero) ha spinto i dirigenti di molte banche a sottoscrivere prodotti derivati che non erano nemmeno in grado di comprendere. Monte dei Paschi ha ammesso 750 milioni di euro di perdite (sempre a voler credere al Consiglio di Amministrazione, ognuno è libero di fare le sue considerazioni e la magistratura farà le sue), ma le altre banche?

Crediti in sofferenza
Il problema grave delle banche, però, sono i crediti in sofferenza. Troppi mutui sono stati concessi a persone che non avevano merito creditizio sufficiente e soprattutto sono stati concessi per acquistare abitazioni a prezzo da bolla. Adesso che la bolla si sta sgonfiando, nel silenzio assordante dei mezzi di comunicazione un tempo in prima fila a magnificare le magnifiche sorti e progressive del mercato immobiliare, molte famiglie non sono più in grado di ripagare il proprio mutuo e le banche si troveranno presto con enormi stock immobiliari da mettere all’asta a prezzi di realizzo. Quale sarà l’ammontare delle perdite? Chi lo sa non lo dice, chi non lo sa e avrebbe il dovere di indagare (Banca d’Italia, Ministero del Tesoro) fa finta di nulla per non dover affrontare i problemi prima del tempo.

Corruzione e malgoverno
Purtroppo le indagini della magistratura hanno messo in luce che in molti istituti italiani la gestione è spesso corrotta. Parliamo di Monte dei Paschi ma anche purtroppo, di Banca Popolare di Milano. Entrambe le banche, poi, hanno una anomala partecipazione alla gestione dei sindacati, che in BPM sono addirittura azionisti. Non vogliamo fare due più due in questa sede, ma qualcuno ha probabilmente qualcosa da spiegare.

Vincenzo Colonna

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