Crolla il credito bancario alle imprese: persi 44 miliardi di euro nel 2012

Per capire a che punto è la crisi dobbiamo partire dal dato che Standard & Poor’s ha pubblicato oggi: nel 2012 le banche italiane hanno erogato 44 miliardi di euro in meno di prestiti alle imprese. Una situazione drammatica che ha avuto effetti devastanti e che si va ancor più intensificando nel 2013. Una situazione a cui le grandi e medie imprese hanno risposto facendo ricorso all’emissione di bond. Ma le piccole e micro imprese hanno potuto fare solo una cosa: chiudere. Ecco perché la disoccupazione è ai massimi storici.
Ci sono micro imprese che hanno sempre rispettato le scadenze di pagamento che si vedono arrivare la telefonata del direttore di banca che, senza un particolare motivo, chiede di rientrare dal fido, entro un mese. Qualche volta l’imprenditore riesce, grazie a sacrifici personali, a tenere aperta l’azienda. Altre volte è costretto a chiudere e così il numero di disoccupati italiani sale ancora.
Le banche si giustificano con la crisi, con il fatto che le aziende non hanno prospettive. Il fatto è che stanno togliendo l’aria anche ad aziende sane, non in perdita. Perché è giusto che le aziende decotte chiudano, l’effetto positivo delle crisi sta nella pulizia del panorama economico. Ma che a chiudere siano anche le aziende sane non è accettabile.
La realtà è che le banche italiane stanno viaggiando sul filo del rasoio: i bilanci sono apparentemente accettabili, ma se si andasse a scavare si troverebbero molte cose interessanti. Il management lo sa e cerca di correre ai ripari, con una forte politica di deleveraging. E’ una corsa contro il tempo: i crediti in sofferenza mascherati, le partecipazioni valutate 3 o 4 volte il valore corrente in borsa, i derivati esotici sottoscritti dietro il pagamento di tangenti, sono più o meno distribuite tra tutti gli istituti bancari.
Insomma, quello che è successo al Monte dei Paschi potrebbe succedere anche a più di un’altra banca italiana. Le banche forse stanno facendo qualcosa per salvarsi, stanno aprofittando della politica conciliante della BCE ma sanno bene che si profila una nuvola nerissima all’orizzonte: lo scoppio della bolla immobiliare.
Perché tutte le bolle scoppiano, prima o poi. Fino ad oggi l’immobiliare in Italia ha avuto un calo limitato e controllato, normale amministrazione. Ma cosa succederà quando ci saranno i crolli nei prezzi? Sarà il disastro. E alle imprese arriveranno ancora meno soldi, avvitando l’economia su se stessa in un circolo vizioso.

Una possibile soluzione potrebbe essere l’equity crowdfunding, cioè la possibilità per le imprese di rivolgersi direttamente al pubblico per ottenere capitale. In questo modo si potrebbero risolvere i problemi delle aziende sane e si potrebbe rimettere in moto l’economia. Peccato che sia le normative sia il regolamento attuativo della CONSOB siano demenziali. Di fatto, per come è stato strutturato, l’equity crowfunding sarà utilizzato da 3 o 4 ragazzini che proveranno per gioco a fare gli imprenditori e da una pletora di truffatori italici.

La gente seria non sarà messa in condizione di utilizzare lo strumento. Non dobbiamo meravigliarci in fondo che la crisi durerà ancora tanti, tanti anni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *