Crollano i listini azionari europei, con Piazza Affari maglia nera

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Sulle borse europee anche in questo inizio di settimana continua a pesare l’incertezza dei mercati, particolarmente disorientati in questo momento nel caso già a settembre si verificasse la tanto discussa stretta monetaria statunitense, e sulla quale da mesi la Federal Reserve ha temporeggiato. Sulla scia di questa possibilità già nella sessione finale della scorsa settimana Wall Street e Tokyo hanno registrato flessioni importanti, rispettivamente del 2,1% e dell’1,7%.

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Questo lunedì non ha portato migliori nuove neanche nel Vecchio Continente,
in quanto tutti i principali indici azionari hanno mostrato in mattinata una flessione di circa 2 punti percentuali. Maglia nera a Piazza Affari, dove il Ftse Mib è tornato sotto quota 17mila punti registrando perdite in tutti i comparti. Crollano anche i bancari: tra le peggiori performance si registrano quella di Unicredit, che si attesta a -5,04% a 2,222 euro, di Ubi Banca a -4,19% a 2,378 euro e di Banca Popolare dell’Emilia Romangna a -3,55% a 3,424 euro, ma anche i rimanenti titoli si confermano su numeri non migliori, sempre sulla soglia del 3%.

Male anche Banco Popolare (-4,09% a 2,25 euro) e Banca Popolare di Milano (-3,70% a 0,37 euro) nonostante l’annuncio nel weekend del via libera concesso dalla Banca centrale europea per la tanto attesa fusione, così come anche Monte dei Paschi di Siena che nella settimana dell’inatteso quanto necessario cambio di vertice esordisce a -3,39% a 0,231 euro. A tal proposito, al momento la nomina di Marco Morelli come nuovo amministratore delegato rimane la più probabile, e certamente rimane per il Monte la necessità di provvedere alla nuova nomina in tempi rapidi, per evitare sui mercati un’ulteriore dimostrazione di debolezza.

Tra le altre borse europee Francoforte si conferma la peggiore dopo Milano, complice anche il pesante calo di Eon a -14,84% a 6,94 euro a causa dell’operazione di scorporo di Uniper. A pesare sulla piazza tedesca anche la flessione di Linde, il colosso del gas tedesco che stamattina ha perso il 7,86% arrivando a 137,20 euro, in seguito alla deludente fine dei colloqui con l’americana Praxair circa una possibile fusione tra le due. In generale in Europa sono state poi registrate forti vendite nelle commodities, nel comparto automobilistico e in quello chimico.

Non molto distante dalle posizioni di venerdì invece il mercato valutario, che ha registrato di fatto poche variazioni rilevanti dai valori della scorsa settimana, dimostrandosi relativamente solido. Corregge il dollaro ma resta sotto quota 1,13 per un euro, dopo che appunto venerdì il numero uno della Fed di Boston Eric Rosengren aveva sottolineato la presenza delle condizioni economiche previste per un rialzo dei tassi negli Stati Uniti, una dichiarazione che ha riacceso le scommesse su una imminente stretta già a settembre. EUR/USD si attesta a 1,1252 da 1,1232, USD/JPY a 102,49 da 102,69, EUR/JPY stabile a 115,41 da 115,35.

Relativamente stabile anche la sterlina in attesa della riunione di mercoledì della Bank of England
: al momento sono necessarie 0,8475 sterline per acquistare un euro e 1,3276 dollari per una sterlina. In calo invece il petrolio sulla scia di una flessione già iniziata venerdì, con il Wti ottobre che cede il 2% a 44,96 dollari al barile e il Brent ottobre l’1,8% a 47,15 dollari.

Le vendite sulle piattaforme finanziarie continuano poi a interessare anche i governativi, riportando in alto i rendimenti dei titoli di Stato: il Btp decennale rivede l’1,3%, mentre il Bund, che proprio nella sessione finale della scorsa settimana era tornato in positivo dopo 2 mesi, si attesta allo 0,05%. Rendimenti in leggero aumento invece per i BoT annuali assegnati oggi all’asta: il BoT a 12 mesi ha registrato un tasso lordo del -0,175%, in rialzo di 2 punti base rispetto alla precedente asta. La domanda è quindi stata relativamente buona, anche se su livelli inferiori rispetto ai dati registrati ad agosto: infatti a fronte dei 6,75 miliardi di euro interamente assegnati dal Tesoro la domanda è stata pari a 9,693 miliardi di euro, con un rapporto tra domanda e offerta di 1,44. Il mese precedente invece le richieste avevano superato i 10,5 miliardi di euro, confermando un rapporto domanda/offerta di 1,76. La partita rimane comunque ancora aperta, e il regolamento dell’asta cade sull’imminente 14 settembre.

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Crollano i listini azionari europei, con Piazza Affari maglia nera
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La situazione di incertezza spinge i mercati finanziari al crollo. Milano peggior Borsa del continente
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