Deutsche Bank trascina in negativo le borse del Vecchio Continente

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La sessione di inizio settimana si è rivelata alquanto pesante per le borse europee, protagoniste di una flessione generalizzata causata principalmente dal comparto bancario che accusa il colpo dopo lo scivolone di Deutsche Bank, al momento ancora a -6,5% a 10,59 euro ad azione. L’istituto centrale tedesco ha raggiunto negli ultimi giorni il nuovo minimo storico, a fronte della imponente richiesta del Dipartimento di Giustizia statunitense che vorrebbe 14 miliardi di dollari per le colpe tedesche legate ai mutui subprime. Il mercato si interroga preoccupato sulla possibile reazione della Deutsche Bank, che tuttavia al momento ha in ogni caso smentito il ricorso a un aumento di capitale o a eventuali aiuti statali.

Oltre alla spinosa questione tedesca, le vendite sono state poi incrementate anche dal trend negativo di Wall Street, oltre che dalle parole del presidente della Banca centrale europea Mario Draghi che ha parlato ancora di rischio al ribasso per la crescita europea. Tra le piazze europee la maglia nera è toccata stavolta a Francoforte, che ha segnato un pesante calo del 2,19%. Male anche Piazza Affari che ha chiuso a -1,58%, così come Londra che a fine giornata ha perso l’1,32%. Sale intanto oltreoceano il nervosismo in vista delle discusse elezioni presidenziali, mentre ieri notte (italiana) si è tenuto il primo vero dibattito faccia a faccia tra i due candidati Hillary Clinton e Donald Trump, peraltro molto atteso anche dagli investitori e dai mercati americani.

Devastate dalle vendite anche le banche di tutto il Vecchio Continente, sempre sulla scia della performance particolarmente negativa di Deutsche Bank, con il sottoindice Stoxx 600 del comparto che ha perso oltre il 2,3%. Nel Belpaese male Unicredit, che ha perso il 3,6%, così come Mediobanca e Intesa San Paolo che hanno perso rispettivamente il 3,9% e l’1,15%. Anche Bpm ha ceduto il 2,7%, mentre Banco Popolare il 2,3%. Controcorrente e contro ogni aspettativa è invece cresciuta Banca Monte dei Paschi di Siena, che con un confortante +1,4% inaugura il primo consiglio di amministrazione presieduto dal nuovo amministratore delegato Marco Morelli. A dare man forte ai titoli senesi anche le recenti indiscrezioni su un possibile interesse nell’affare da parte di fondi del Qatar o comunque del Golfo persico, e a quanto pare già pronti a sottoscrivere l’accordo per l’aumento di capitale che dovrebbe rilanciare la banca più antica del mondo.

In rialzo il petrolio, che beneficia dell’attesa sulle decisioni che saranno prese nella riunione informale dell’Opec in Algeria, un rialzo che tuttavia non è bastato per arginare le vendite su Eni, a -1,8%, e Saipem, a -3,97%. Tra i titoli a maggiore capitalizzazione, le vendite si sono scatenate su Fiat Chrysler Automobiles, che ha accusato un brusco -3,6%, e Cnh Industrial che ha perso il 3%. Ha invece ridotto i danni allo 0,49% Salvatore Ferragamo all’indomani della sfilata della casa, nel corso della quale è stato annunciato che Fulvio Rigoni, con un passato in Prada, Bally, Clavin Klein, Jil Sanders e Dior, sarà lo stilista che disegnerà le collezioni femminili. La Borsa ha inoltre salutato con un rialzo del 5,2% la prima assemblea di Rcs dell’era Cairo, nominato presidente del gruppo editoriale e che ha inoltre indicato i nomi degli 11 membri del board da lui attentamente selezionati.

Infine la Bank of Japan rimane pronta ad attuare tutte le manovre necessarie per raggiungere il tanto agognato obiettivo dell’inflazione al 2%, come spiegato dal governatore Haruhiko Kuroda che nel suo primo discorso dopo la decisione dell’istituto centale nipponico di rivedere il programma di stimolo radicale all’economia ha confermato con determinazione la direzione intrapresa la scorsa settimana: “Non c’è un momento migliore di questo per uscire dalla deflazione, parlare di limiti alla politica monetaria non è d’aiuto. Non ci sono limiti alla politica monetaria. Nel suo disegno la BoJ perseguirà senza sosta l’innovazione e non si sottrarrà alle sfide”.

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