Disoccupazione, 40mila non cercano più lavoro

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40mila giovani – e meno giovani – italiani non cercano più lavoro. Sono i cosiddetti “rassegnati”, coloro che hanno smesso perfino di sperare, in un futuro migliore. Nonostante il fatto che, dopo 13 trimestri consecutivi di calo tendenziale del Pil, il 2015 si è aperto con due trimestri consecutivi al rialzo, la disoccupazione non accenna a calare in modo altrettanto positivo.

Un indice di quanto la situazione sia grave ce lo mostrano i centri per l’impiego di Bologna, che contano oltre 40mila iscritti in meno: erano 97mila a fine 2014, ora, a metà 2015, sono 55mila. Un dato preoccupante, secondo la Cisl, perché non è pensabile che quei 40mila non abbiano rinnovato l’iscrizione (che va fatta ogni sei mesi) perché hanno trovato un lavoro. C’è da considerare, è vero, anche la sfiducia nei confronti dei centri per l’impiego, che spesso non funzionano a dovere, e la preferenza di molti giovani per la ricerca del lavoro online. Ma il dato resta comunque preoccupante: quel grande silenzio indica un esercito di disoccupati sfiduciati, che non credono più di trovare un lavoro. Almeno, non in questo modo.

Si tratta di giovani, spiega Alessandro Alberani, segretario metropolitano della Cisl, che rappresentano un terzo dei disoccupati a Bologna. “Non abbiamo bisogno dei dati Istat, il fenomeno è sotto i nostri occhi – continua Alberani – ogni giorno abbiamo la fila di giovani che cercano lavoro […] Il Jobs act non ha ottenuto il risultato di aumentare i posti di lavoro“. E’ vero che si sono stabilizzati molti contratti precari, ma è un trend già finito: “Abbiamo registrato un picco tra marzo e aprile, grazie agli incentivi – sottolinea Alberani – ma in estate si è già affievolito”. Ecco perché, secondo la Cisl di Bologna, gli incentivi fiscali vanno confermati anche per tutto il 2016.

Per quanto riguarda Bologna, nel primo semestre 2015 sono aumentati del 53% i contratti a tempo indeterminato rispetto allo stesso periodo del 2014; si sono invece ridotti del 19,6% i contratti di apprendistato, del 21% di cococo e del 30% di partite Iva. Calati del 4% anche i contratti a tempo determinato. Sono in aumento i contratti nel pubblico (+67% a tempo indeterminato, +12% a tempo determinato) e i tirocini. I dati però variano moltissimo a seconda dei settori, in particolare soffre sempre l’edilizia, così come “molte imprese artigiane sono ancora in difficoltà“, ma in generale “l’export è trainato dal settore delle macchine automatiche”. Cambiano anche le figure più ricercate dalle aziende: «Esperti informatici, di social network e marketing digitale – spiega Alberani – disegnatori e personal trainer» sono le figure più cercate.

2 Responses to Disoccupazione, 40mila non cercano più lavoro

  1. luciano scrive:

    sono un 56enne di Genova disoccupato stufo di leggere di queste dissertazioni su inoccupati e disoccupati. Chi lo fa non ha mai avuto l’esperienza di entrare in un centro per l’impiego. Io personalmente da un anno a questa parte ho risposto a 12 annunci che corrispondono al mio profilo ed il risultato è che nessuna delle mie adesioni è stata inviata all’azienda pubblicante, risultano tutte con la dicitura :-non inviata- . Riguardo alla possibilità di altre attività attinenti alla ricerca non mi è stato offerto nulla, vuoto assoluto. Andare al centro per l’impiego ha unico valore di passare una mattinata, perdere un po’ di tempo. Ritengo che nella ricerca di un lavoro sia più importante muoversi autonomamente, certo hai risposte negative anche li,ma almeno qualcuno ti vede, riesci a fare qualche colloquio, non ti senti una specie di reietto dello società. E quindi io ora vi chiedo, perché mai andare in un centro per l’impiego se l’unico risultato è il essere inserito in una statistica? E sopratutto perché considerare chi non va all’ufficio per l’impiego come uno che non cerca lavoro quando questo non solo non funziona ma addirittura sembra diventare un tappo?

    • Katia Parodi scrive:

      grande Luciano, in bocca al lupo per la tua ricerca!

      Per quanto riguarda i centri per l’impiego, c’è una incomprensione di fondo: essi servono a creare impiego solo per chi ci lavora (parola enorme, dovremmo dire piuttosto per chi viene pagato) non per chi cerca veramente un lavoro. Quindi ottima la scelta di non andarci più, io quando persi il lavoro mi misi a girare per le strade con un fascio di curriculum sotto il braccio.

      Poi mi sono messa in proprio ma questa è un’altra storia.

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