Dopo il Labor Day, l’attenzione dei mercati ritorna sulle prossime scelte della Federal Reserve

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Nonostante i mercati americani siano rimasti chiusi questo inizio di settimana, a causa del Labor Day che si festeggia ogni primo lunedì di settembre negli USA, l’attenzione attorno alla Federal Reserve e alle sue imminenti scelte di politica monetaria non è affatto diminuita. Già ieri ha fatto molto discutere un comunicato diffuso dalla Goldman Sachs, in cui il capo economista Jan Hatzius ha confermato le recenti indiscrezioni, che vedono un rialzo dei tassi a settembre sempre più probabile, nonostante i deludenti dati sul numero dei posti di lavoro creati ad agosto.

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Al momento le previsioni vedono una stima probabile al 55% (rispetto al 40% di settimana scorsa) che la Fed attui la stretta monetaria di cui tanto si è parlato negli scorsi mesi, senza tuttavia arrivare a una decisione o a fornire indicazioni chiare. Dopo il deludente meeting di Jackson Hole di fine agosto, ora i riflettori rimangono puntati sull’incontro del 21 settembre del Federal Open Market Committee, l’organismo della Fed incaricato di sorvegliare sulle operazioni di mercato aperto negli Stati Uniti e che ne costituisce il principale strumento di politica monetaria, impostando gli obiettivi a breve termine.

Stando inoltre a quanto riferito dagli analisti proprio lo studio di Goldman Sachs, diffuso nel pomeriggio di venerdì, avrebbe portato il mercato a correggere l’iniziale discesa del biglietto verde, portandolo a risalire fino a 1,115 sull’euro, e la caduta dei rendimenti che sono leggermente migliorati in chiusura di sessione. Insomma se inizialmente il pessimo dato sui nuovi occupati di agosto poteva apparire come l’ennesimo motivo per lasciare inalterati i tassi d’interesse, ora osservando gli effetti dell’analisi svolta da Goldman Sachs il mercato potrebbe ricredersi, e forse anche la Riserva Federale.

D’altro canto i mercati ormai sono in balia delle scelte della Fed sulla politica monetaria
, e volendo anche considerare come tradizionale l’anomalia di agosto ora cercano un appiglio dove possibile. Stupisce infatti che gli operatori statunitensi abbiano dato tanto credito alle previsioni di Goldman Sachs, che finora quest’anno ci ha preso poco sull’andamento del dollaro e sulle scelte della Federal Reserve: gli analisti avevano infatti previsto ripetute strette monetarie, ma è dallo scorso dicembre che le loro aspettative si rivelano errate.

Certo se realmente la Fed decidesse di alzare i tassi a breve il colpo per i mercati sarebbe enorme: al momento questa eventualità è stimata attorno al 20%
, e anche in ottica futura le percentuali non si alzano particolarmente, fissandosi per ora al 50% tra 3 mesi. Secondo Hatzius invece le rimanenti due settimane prima della riunione del Fomc sarebbero un tempo più che sufficiente per tentare di convincere gli investitori, e attuare il tanto atteso rialzo dei tassi. D’altro canto se anche la manovra andasse in porto ci sarebbero notevoli bizzarrie sui cambi valutari, sui rendimenti e probabilmente sulla stessa borsa.

Quello che manca comunque rimane la chiarezza: da mesi si attendono scelte e manovre decise e coraggiose da parte della Federal Reserve, aspettative appunto mai rispettate, e al tanto atteso meeting di Jackson Hole la presidente Janet Yellen non ha saputo essere convincente, confermando l’incertezza vigente tra gli stessi vertici della Fed. A breve, inevitabilmente, l’ardua sentenza.

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Dopo il Labor Day, l'attenzione dei mercati ritorna sulle prossime scelte della Federal Reserve
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Mercati incerti, si aspettano le decisioni della FED sul tasso di interesse. Le probabilità di un aumento sono comunque basse.
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