E Lottomatica se ne va…

lottomatica gtech

Orami il saccheggio del patrimonio industriale italiano è al culmine. Ci sono aziende che vengono comprate per molto meno che un piatto di lenticchie direttamente dagli stranieri, magari semplicemente per essere chiuse ed eliminare così un concorrente sui mercati. Ci sono, poi, aziende sane, che anzi vanno all’estero ad acquistare partecipazioni e costruiscono piccoli imperi internazionali che però alla fine scivolano via dall’Italia. Prendiamo il caso di Lottomatica, una sociatà che partendo dalla gestione di alcuni giochi in Italia (settore molto lucroso vista l’attitudine degli italiani al gioco e i non pochi favori che ha ricevuto dalla politica) si è espansa nel settore finanziario e ha poi esteso i propri mercati al mondo intero. Lottomatica opera dall’America all’Africa, dall’Asia all’Oceania, oltre che naturalmente in Italia e Europa.
Grazie a questa espansione è riuscita a raggiungere un fatturato superiore ai 3 miliardi di euro e un utile che supera i 200 milioni.
Un gioiello vero e proprio per l’impresa italiana che ha raggiunto un livello tale di successo da potersi permettere di comprare il colosso americano GTech. Peccato però, che dal prossimo giugno Lottomatica cambierà nome e si chiamerà proprio GTech. Alla fine gli americani conquistati sono diventati i padroni assoluti e siamo abbastanza certi che presto anche la sede legale cambierà e tornerà in USA.
Noi italiani abbiamo regalato a Lottomatica condizioni di assoluto favore nella gestione di molti giochi e adesso queste condizioni serviranno, semplicemente, ad arricchire qualche ricco fondo di investimento straniero.
Se questo è il trend, mi meraviglio che possa esistere ancora qualche impresa sana in mano italiana. E facciamo mente locale che questo è anche quello che sta succedendo a FIAT dopo l’entrata in Chrysler: massimo 5 anni e la sede del gruppo sarà spostata a Detroit con tanti auguri all’Italia. Dopo tutto negli USA non mi risulta che sia la magistratura a decidere chi debba essere assunto (e chi no) in un’azienda privata.

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