Ecco il nuovo Vix per il “raffreddore” dei mercati

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In finanza, due concetti fondamentali non bisogna mai scordarli e si tratta della direzionalità e della volatilità.

Senz’altro sì, perché un mercato può essere piatto (performance flat) e direzionale, soprattutto quando i volumi di contrattazione sono ben esigui (in gergo: mercati sottili o poco liquidi). Un mercato può essere, però, anche volatile e poco direzionale (effervescenza dei mercati), oppure volatile e molto direzionale (si segue una traiettoria centrale, dalla quale attraverso swing laterali i prezzi si scostano transitoriamente o per mero consolidamento, fase in cui non prevarrebbe né la domanda né l’offerta). La prima alternativa sembra l’attuale stato dei mercati, altamente “umorale” e caotico. Quindi, volatilità è diventato quasi sinonimo di surriscaldamento o raffreddamento dei mercati. Ecco perché si parla sempre più del Vix, la cui portata però è assai ridotta, al punto che si stanno sviluppando nuovi “termometri” dei mercati per prendere decisioni, a partire dallo stato d’animo predominante (in gergo: sentiment).

Cosa vuol dire volatilità? La reattività dei prezzi al cambiamento. Se la volatilità è alta significa, pertanto, che il mercato è molto reattivo, che i prezzi tenderanno ad avere quegli slanci e quelle picchiate così profetici da permetterci di dire: “gli investitori hanno azionato le turbine. Seguiamoli”. Sta tramontando la legge dell'”anticipazione” dei segnali tracciati dalla storia dei prezzi, in luogo della legge del “following” (segui il mercato).

L’attuale protagonista dei mercati è l’indice della paura Vix, dato che si sta arenando su valori bassissimi, ai minimi storici. Eppure, si continua a parlare di “volatilità”. Come mai?

Che cosa segnala l’indice della paura Vix? La nuova legge del mercato

Rimane un indice le cui rivelazioni sono assai sporadiche e riferite, in maniera predominante, al listino Usa, ed in particolare a quello più movimentato, il tecnologico (lo S&P 500).

L’indice nella giornata di oggi continua a confermare una compattazione dei valori su un range basso, attorno al 15%. Quindi, ci sarebbe poca paura nei mercati. Siamo tutti d’accordo? Non del tutto, e spiegheremo perché.

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Ma a cosa serve adesso l’indice della paura se è così basso? Dovremmo prendere per assodato che il relativo segmento di mercato (listino tecnologico Usa) si manterrà abbastanza statico?

Ecco, invece, cosa ci aspettiamo e perché. Considerare soltanto i volumi futuri di acquisto o di vendita delle opzioni (entro un intervallo massimale di 30 giorni), riflessi dai rispettivi premi per le opzioni in realtà è diventato segnaletico per una semplice ragione: l’irrilevanza delle dinamiche di lunga (i tassi vengono lasciati inalterati o cambiati di poco, senza sforbiciate o rinfoltite improvvise e nette) e, per questo, dei fattori di natura “finanziaria”: i tassi d’interesse, che sono quelli che hanno sempre movimentato il mercato  dove il maggiore costo del denaro ed il rafforzamento relativo della valuta, giocoforza, innescava i differenziali competitivi fra le varie aree speculative. Ora, non più.

Insomma, è il caso di dire che l’indice della paura Vix ai minimi storici non sia significativo ma neanche possiamo affermare che non vi sarà un’eccezionale volatilità sul listino Usa, soprattutto dal momento che è stato dato lo stop alle danze del Quantitative Easing. L’indice è profetico: la legge del mercato è cambiata.

D’altronde, ci si attende un innalzamento graduale dei tassi Usa: insomma, una manovra introdotta con il “silenziatore” (tassi al momento, invariati) che non farà infuriare né gelare i mercati. Semplicemente, darà i tempi “tecnici” per fare un po’ di carry trade tra i mercati passando da quelli a basso rendimento a quelli ad alto rendimento.

Ma perché allora l’indice della paura Vix è sempre così protagonista?

La Fed è grande maestra nei drenaggi ed iniezioni di liquidità, al punto tale da distorcere l’attenzione dai fondamentali dell’economia. Il breve periodo ha un peso maggiore per le ottiche “speculative”, rispetto al lungo periodo dove si segue, come anzidetto,  la legge della diversificazione e della rotazione del capitale.

Ecco perché l’indice della paura Vix è ancora centrale:

  • La nuova volatilità è diventata il linguaggio del caos dei mercati. Quando si dice: “alta volatilità” si sottintende, “issate le ancore che i mercati voleranno”. Mentre, in realtà, volatilità, in economia, vuol dire tutt’altro.
  • I mercati sono diventati molto “nervosi” ed il sentiment comincia ad avere più peso delle aspettative razionali in cui il futuro era influenzato dal presente

Un indice così basso, in queste condizioni, sottintende semplicemente che il mercato non lo si anticipa più ma lo si segue.

Quindi, per il “raffreddore” dei mercati non esiste nessun Vix taumaturgico, ma purtroppo ogni giorno fa storia a sé. Brutta annata per chi ha sempre cercato di leggere i fondamentali, i segnali del mercato, a partire dal passato. Soprattutto per i corsi azionari, ciò che “bolle” in pentola sui mercati non lo possiamo sapere ed è sicuramente sotto l’influenza dell’economia-paese.

Ecco le nostre previsioni per l’indice S&P 500

Alcuni analisti hanno evidenziato una relazione positiva tra Bilancio della Fed ed indice S&P 500, nel senso che più si inietta liquidità più l’indice è spinto a slanci verso l’alto. Occhi puntati, pertanto, sulla fine del tapering e sul destino dello S&P 500 alla ri-apertura verso le 15:30 della seduta del 30/10 e successive.

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D’altra parte, come potete notare, nelle sedute finali è aumentata l’”ampiezza” del mercato, visibile meglio tracciando le bande di bollinger. Prepariamoci ai “colpi di tosse” dell’S & P 500, cercando di seguire i ribassi e prodigiosi rialzi dell’indice. Per i ribassisti, ora che la Fed ha annunciato la fine del Quantitative easing, ci saranno buone occasioni short ritornando sui valori di “picchiata” dell’indice; per i rialzisti, la capacità d’analisi sarà messa a dura prova dalla valutazione della tenuta del mercato.

Siccome i listini Usa fungono sempre da traino agli altri mercati, listino europeo al seguito, è chiaro che le nostre nuove ottiche di investimento partono proprio da qui.

A questo punto, quando l’indice Vix è troppo basso o troppo alto vuol dire che bisogna prepararsi ad affrontare le intemperie, e come? Attraverso l’analisi dei volumi, unico modo per accodarsi al mercato. Praticamente, il nuovo Vix.

Non sono più validi i classici livelli di supporto e di resistenza statici (dimensione storica del ciclo dei prezzi) e sono troppo riduttivi i livelli di supporto e di resistenza dinamici (punti di riferimento adattivi dei prezzi) ma si elaborerà un’intera area di valori (l’ampiezza del mercato lo permette) che rappresenterà la nostre “value area” e sarà determinata dalle zone a più alta concentrazione degli scambi di mercato. Il picco dei volumi ci determinerà la resistenza e viceversa. Cosa ben diversa dal ragionare sulla base dei soli prezzi di giornata. Ci si chiede, in modo diverso ed istantaneo, ma parallelo all’indice Vix: Cosa stanno facendo gli investitori adesso e quale sarà l’effetto sui prezzi? Sono le quantità le vere e nuove protagoniste.

E, per come stanno reagendo i mercati, rischi di sovradosaggio non ce ne sono affatto.

L’articolo è stato scritto da Ines Carlone. Si tratta di un contributo esterno e non riflette la posizione ufficiale di Mercati 24

2 Responses to Ecco il nuovo Vix per il “raffreddore” dei mercati

  1. Conte Zio scrive:

    Articolo veramente interessante, molto bravi! Avete sempre fatto divulgazione ma adesso cominciata ad andare parecchio a fondo nei concetti, penso che questo articolo dovrebbe essere letto con attenzione da tutti

  2. Luigi Cannillo scrive:

    Mamma mia che bell’articolo! Mi devo mettere a studiare, sto facendo qualche soldo con 24option ma devo dire che non so nulla di queste cose, probabilmente se mi metto a studiare riesco a guadagnare molto di più!
    Grazie amici di Mercati24 per quello che fate tutti i giorni, siete unici!

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