Economia, crescono i contratti a tempo indeterminato

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Buone notizie per il mondo del lavoro italiano: aumenta infatti la «quota di assunzioni con rapporti stabili sul totale dei rapporti di lavoro attivati/variati». Si legge questo nell’osservatorio sul precariato dell’Inps, che spiega come il dato sia passato dal 33,6% del primo semestre 2014 al 40,8% del primo semestre del 2015. Le nuove assunzioni nel periodo sono state 952.359, le trasformazioni 331.917.



Come spiega l’Inps, nei primi sei mesi di quest’anno, confermando l’andamento già dichiarato dai dati del Ministero del Lavoro, è aumentato il numero di nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato nel settore privato (+252.177), sono stabili i contratti a termine mentre si riducono le assunzioni in apprendistato (-11.500). Aumentano quindi i contratti di lavoro più stabili, a discapito di quelli di tipo precario o temporaneo.

Sempre nel periodo di tempo considerato, le nuove assunzioni a tempo indeterminato nel settore privato sono state 952.359, il 36% in più rispetto all’anno scorso; aumenta quindi dal 33,6% al 40,8% la quota di assunzioni stabili sul totale. Aumenta di conseguenza anche il lavoro full time rispetto al part time: i nuovi rapporti di lavoro full time sono il 63,4% del totale delle nuove assunzioni.

«I dati diffusi dall’Inps dicono che siamo sulla strada giusta contro il precariato e che il Jobs Act è una occasione da non perdere, soprattutto per la nostra generazione», ha affermato orgoglioso il Presidente del Consiglio Matteo Renzi. «Mentre Calderoli e le opposizioni contano il numero degli emendamenti, noi contiamo quanti contratti di lavoro stabili ci sono in più», affermano i fedelissimi del Pd, ovvero il responsabile economico del Pd Filippo Taddei e il vicesegretario Lorenzo Guerini. «È sconfortante che davanti alla necessità di consolidare gli incontrovertibili segni di ripresa, il Parlamento debba trovarsi di fronte alla presentazione di mezzo milione di emendamenti alla riforma costituzionale», aggiunge il capogruppo dei senatori dem a Palazzo Madama Zanda.

Eppure non è tutto oro quel che luccica: questi dati vanno infatti confrontati con quelli rilasciati tempo fa dall’Istat e, come ricorda e ha ripetuto spesso il presidente Giorgio Alleva, «a oggi gli effetti sul Jobs Act sembrano esserci soprattutto sulle stabilizzazioni dei contratti precari». E’ forse allora troppo presto fare delle valutazioni complessive sul valore e sull’impatto che ha avuto e che sta avendo il Jobs Act sul mercato del lavoro italiano.

Come viene chiarito poi dal Fatto Quotidiano, questi numeri potrebbero non corrispondere ad altrettanti lavoratori: soprattutto nel caso dei rapporti a termine, la stessa persona può essere stata titolare di più contratti di lavoro che sono stati perciò contati singolarmente. Ecco perché, nonostante le cifre siano positive, la disoccupazione continua ad aumentare. Insomma, ne riparliamo tra qualche mese, o qualche anno: vanno fatti studi più approfonditi in merito.

One Response to Economia, crescono i contratti a tempo indeterminato

  1. Goya scrive:

    Secondo me avete preso un abbaglio mi meraviglio di Mercati24 di solito sempre attento ad analizzare i dati. Si tratta di posti di lavoro che sarebbero stati creati comunque e che costeranno moltissimo in termini di sussidi. Altro che gufi…

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