Energia, la crisi del settore negli USA non tocca solo lo shale oil, SunEdison ricorre al Chapter 11

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La crisi del settore energetico non si limita più al solo petrolio e arriva a toccare anche il settore delle rinnovabili. Nonostante il sostegno al settore che negli USA ha assicurato l’amministrazione Obama, il colosso del solare SunEdison, leader mondiale del fotovoltaico ha deciso di avviare la cosiddetta procedura ex Chapter 11, dopo aver accumulato debiti per 16,1 miliardi di dollari.

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Nell’ordinamento statunitense il Chapter 11 è una procedura di riorganizzazione e non di liquidazione, che ha lo scopo di risanare l’azienda. Il piano di risanamento viene proposto dall’impresa e approvata dal giudice. Nel caso il piano fallisca si passa alla procedura del chapter 7, che invece prevede la liquidazione dell’impresa.

Il fallimento della SunEdison è frutto di una serie di scelte rivelatesi sbagliate e/o prese al momento sbagliate
. Il colosso americano, principale competitore delle grandi imprese cinesi, ha condotto tutta una serie di acquisizioni, sia nell’eolico che nel fotovoltaico, proprio nel momento in cui il prezzo dei pannelli hanno iniziato a scendere vertiginosamente. Tutto questo contestualmente al calo del prezzo del costo dell’energia sul mercato, per il forte eccesso di offerta.

Il colpo di grazia è venuto dalla mancata acquisizione, per problemi legati all’impossibilità della SunEdison di ottenere un finanziamento, di Vivint Solar. Un’operazione da 2,2 miliardi di dollari. Il mercato ha pesantemente punito il titolo della SunEdison che a Wall Street è crollato fino a 0,34 dollari per azione, dai 5,66 dollari di inizio anno.

La nostra decisione di avviare un processo di ristrutturazione supervisionato dalla corte è stata un passo difficile, ma importante per la gestione delle nostre immediate necessità di liquidità”, ha dichiarato l’amministratore delegato di SunEdison Ahmad Chatila. “La procedura ci consentirà di riassettare il nostro bilancio e ridurre il debito, fornendo supporto all’impresa e focalizzandola sui suoi punti di forza – ha precisato il manager – Ci renderà anche più semplice la trasformazione in un operatore più coerente ed efficiente, privo degli asset non core”.

SunEdison ha ottenuto 300 milioni di dollari in finanziamenti debtor-in-possession (DIP) da un consorzio di creditori con livello di prelazione di primo e secondo. Si tratta di un tipo di finanziamento privilegiato che in queste circostanze negli USA permette all’azienda finita in ristrutturazione di ottenere liquidità dai creditori che però assumono un’importante seniority (diritto di prelazione nel rimborso, in caso di fallimento, nda).
Questi finanziamenti dovranno essere impiegati da SunEdison per il pagamento di stipendi e benefit, per la fornitura dei servizi ai clienti, per i pagamenti a fornitori e venditori per sostenere nuovi progetti e per far fronte a tutte le esigenze che emergeranno nel piano di ristrutturazione.

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Energia, la grave crisi del settore USA non tocca solo lo shale oil, SunEdison opta per il Chapter 11.
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