Fmi: la Brexit rallenterà la ripresa italiana: nel 2016 sarà di inferiore all’1%

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Il Fondo monetario internazionale rivede le stime sulla crescita italiana alla luce del nuovo contesto economico-finanziario che si sta delineando dopo l’esito del Referendum britannico che ha sancito l’uscita dall’Unione.

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“Lo staff sta rivedendo lievemente al ribasso la prospettiva di crescita – si legge nel rapporto annuale sull’Italia -, a fronte di un contesto di aumentata incertezza. È atteso un proseguimento della ripresa, ma l’aumento della volatilità sui mercati finanziari e la maggiore incertezza complessiva potrebbe pesare su investimenti e crescita nel prossimo periodo”.

Per Washington l’economia italiana crescerà nel 2016 “appena sotto l’1%” e “attorno all’1%” nel 2017. Le nuove stime dell’FMI sostituiscono quelle precedenti che prospettavano per l’Italia una crescita del Pil dell’1,1% nel 2016 e del 1,25% l’anno prossimo.

Per gli analisti del Fondo il principale punto debole dell’economia italiana è la fragilità del sistema bancario, che si rivela con particolare intensità ad ogni avvisaglia di instabilità finanziaria. Non ha fatto eccezione la Brexit; persino la più grande Banca italiana, Unicredit, ha perso ben il 4% del suo valore.

Il nodo più spinoso per gl’istituti di credito italiani rimane quello dei cosiddetti non performing loans, quei crediti, cioè, che le banche non sono più n grado di riscuotere e che, a causa delle regole internazionali, frenano anche la possibilità delle banche di prestare altri soldi, con effetti depressivi su tutto il sistema economico nazionale.
Nell’analisi del Fondo monetario internazionale si evidenziano, però, anche altri fattori che peseranno sulla ripresa italiana e che hanno portato al taglio delle stime sul Pil del Belpaese: rallentamento del commercio mondiale conseguente calo dell’esportazioni, il problema dei rifugiati e le minacce alla sicurezza che minano il contesto economico generale. Le altre debolezze evidenziate da Washington sono la bassa produttività, l’alto tasso di disoccupazione (11,4 per cento nel 2016) e il debito pubblico stimato al 132,9 per cento del PIL nel 2016 e al 132,1 per cento nel 2017. Su questo punto il Fondo evidenzia come il debito italiano “in termini nominali è il debito più alto nell’area euro. In percentuale al PIL è il secondo più alto dopo la Grecia”.

Alla luce dei dati raccolti, il Fondo richiede al governo di Roma di adottare misure che migliorino la produttività del sistema Paese e di prendere i provvedimenti necessari a mettere in sicurezza il sistema bancario.
“Se i rischi al ribasso dovessero materializzarsi – avverte il Fondo -, le ripercussioni a livello regionale e globale potrebbero essere significative dato il peso sistemico dell’Italia”.

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La Brexit mette in crisi l'Italia
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La crescita italiana è fragilissima, la Brexit peggiora ulteriormente la situazione. E se lo dice il FMI c'è veramente da avere paura.
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