Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto se la ride, azionisti Banca Popolare di Bari cornuti e mazziati

banca popolare di bari

L’acquisto della Cassa di Risparmio di Orvieto, banca piuttosto mal messa, ha pesato parecchio sui conti della Banca Popolare di Bari e ha contribuito a determinare la grave svalutazione del valore delle azioni della banca. Moltissimi azionisti di Banca Popolare di Bari hanno avuto spazio proprio su Mercati24 per segnalare il loro grave disappunto (per usare un eufemismo). Alcuni azionisti di Banca Popolare di Bari hanno perso una fetta consistente dei risparmi di una vita intera. Molti di loro hanno pianto lacrime di disperazione. Ma c’è invece chi ride proprio sulle disgrazie dei poveri azionisti e non stiamo parlando di una dirigenza che si aumenta i compensi come se non ci fosse un domani e come se la Banca navigasse nell’oro. Stiamo parlando anche della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto.


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Prima di proseguire con il nostro articolo, pubblichiamo integralmente il comunicato stampa che la stessa fondazione ha diffuso:

La Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto, preso atto della diffusione sulla stampa di una serie di notizie spesso inesatte in merito alla Fondazione nella sua qualità di azionista della Cassa di Risparmio di Orvieto Spa e sulla nota vicenda delle azioni della Banca Popolare di Bari, ritiene opportuno effettuare le seguenti precisazioni. Tali precisazioni risultano quanto mai opportune in questo momento in cui il sistema bancario, oltre agli effetti della prolungata crisi economica, sta subendo attacchi speculativi senza precedenti. In tale situazione, infatti, un’informazione distorta può generare disorientamento tra i risparmiatori, rischiando di avere gravi effetti anche su aziende bancarie sane.

1. La partecipazione nella Cassa di Risparmio di Orvieto Spa e nella Banca Popolare di Bari La Fondazione ha sempre ritenuto la partecipazione detenuta nella Banca un investimento strategico, in quanto tramite la Banca realizza, sia pur indirettamente, uno dei propri fini istituzionali, lo sviluppo economico locale. Inoltre la paitecipazione ha costituito sino ad oggi un buon investimento patrimoniale, che ha sempre consentito l’incasso di dividendi, con la sola eccezione del 2015, contribuendo in tal modo all’attività erogativa della Fondazione. La Fondazione, in virtù de1l”attuale statuto, designa tre Amministratori, tra cui il Presidente, su un totale di sette e un Sindaco su un totale di tre, e risulta determinante, con il suo 26,43%, nelle deliberazioni straordinarie (fusioni, aumenti di capitale della CRO Spa) che richiedono il 75% dei voti in Assemblea. La Fondazione, nella sua attività di investimento del patrimonio, ha sottoscritto, nel mese di febbraio 2013, in occasione di un recente aumento di capitale, alcune azioni della Banca Popolare di Bari che, nel mese di gennaio 2015, ben 16 mesi prima che il valore delle azioni della Popolare fosse ridotto, ha deciso di vendere nell’ambito della ordinaria azione di compravendita di titoli. L’esecuzione dell’ordine di vendita è stata effettuata nel mese di agosto 2015, alla luce del prezzo corrente all’epoca applicato in caso di vendita a tutte le transazioni.

2. Esercizio del ruolo di Azionista di minoranza La Fondazione, alla luce della normativa che disciplina le Fondazioni bancarie, non può entrare nel merito della gestione della Banca, ma si limita a verificare periodicamente Pandamento della Banca (in occasione della semestrale e del bilancio di esercizio), al fine della tutela del valore della partecipazione. La Fondazione, quindi, non può sindacare scelte di gestione della Banca partecipata, quale quella relativa al collocamento di azioni della Capogruppo – Banca Popolare di Bari – in occasione del recente aumento di capitale, per cui su tali aspetti non può fornire alcuna risposta al Comitato Risparmiatori che si è recentemente costituito. Per quanto riguarda la Cassa di Risparmio di Orvieto Spa, la Fondazione è certa che la Cassa, alla luce dell’ultimo bilancio, è solida e adeguatamente patrimonializzata e ciò grazie all’azione degli Amministratori, del Direttore Generale e del personale della Banca. Titoli di stampa come questo: “La Cassa di Risparmio di Orvieto, come la Banca Etruria?” e affermazioni del tipo: “Tutti temono un ulteriore caso di mala ƒìnanza e mal gestione del credito”, non hanno quindi alcun fondamento e, generando timori non giustificati, possono creare danni alla Banca e ai suoi clienti.

3. Rapporti con la Capogruppo Banca Popolare di Bari La Capogruppo ha chiesto di procedere alla fusione per incorporazione della Cassa di Risparmio di Orvieto Spa, al fine di efficientare ulterionnente il Gruppo Bancario. La Fondazione, nonostante che a livello di sistema bancario nazionale vengano incentivate le aggregazioni ai fini di un aumento di efficienza, ha avviato un confronto con la Banca Popolare di Ban’ finalizzato a valutare tutte le possibili ipotesi relative alla Cassa di Rispannio di Orvieto Spa, per trovare le soluzioni migliori ai fini della tutela del patrimonio investito nella Banca e della migliore salvaguardia degli interessi del territorio.

In pratica, Banca Popolare di Bari ha dissanguato i suoi azionisti (la dirigenza si è aumentata gli stipendi in maniera ingiustificata ma questa è un’altra storia) per comprare la Cassa di Risparmio di Orvieto che, senza l’intervento della Popolare di Bari, sarebbe andata in dissesto. La Fondazione che aveva portato al dissesto la banca umbra aveva investito una parte del suo capitale in azioni della Popolare di Bari, forse anche per ringraziarla del salvifico intervento. Poi però, chissà perché, prima del disastroso taglio del valore delle azioni, aveva deciso di vendere e la transazione era stata eseguita subito, ad agosto 2015. A prezzi di mercato di quell’epoca. Peccato però che tanti soci provano a vendere (anche da prima della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto) e trovano solo porte in faccia oltre che parole di circostanza e sorrisini di scherno da parte dei direttori di filiale.

E tra l’altro Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto non deve nemmeno conoscere la virtù della gratitudine, visto che dice fra le righe che metterà opportunamente i bastoni tra le ruote a tutti i progetti per migliorare l’efficienza (e quindi i profitti) di Banca Popolare di Bari, ad esempio con l’integrazione piena di Cassa di Risparmio di Orvieto. A meno che la riconoscenza per il salvataggio non sia stata già espressa in modi che noi non conosciamo, in separata e privatissima sede. Questo noi non lo possiamo sapere, al massimo lo possiamo sospettare. Ma sarebbe l’ennesima beffa per gli azionisti che hanno perso una parte sostanzioso di una vita di lavoro e che adesso si trovano ad essere anche sbeffeggiati pubblicamente a mezzo comunicato stampa.

Sommario Articolo
Nome articolo
Comunicato stampa sbeffeggia gli azionisti truffati di Banca Popolare di Bari
Descrizione
Gli azionisti di Banca Popolare di Bari hanno visto il valore delle azioni falcidiato anche perché la Banca ha acquistato banche in cattive acque, come la Cassa di Risparmio di Orvieto. Ed è proprio la Cassa di Risparmio di Orvieto che si beffe pubblicamente di queste azionisti che, in molti casi, hanno perso una parte consistente dei risparmi di una vita.
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Mercati24.com
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One Response to Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto se la ride, azionisti Banca Popolare di Bari cornuti e mazziati

  1. Orvietano scrive:

    La Cassa di Risparmio di Orvieto non è e non era affatto malmessa. La Bpb non ha salvato proprio nessuno, ma, al contrario, si è rivelata la miglior offerente allorquando la Cassa di Risparmio di Firenze ha dovuto cedere, per volontà dell’Antitrust, la quota di maggioranza in CRO. E cosa ha fatto l’istituto di Jacobi i? Ha sborsato quanto pattuito, salvo poi far ripagare agli Orvietani l’acquisto della banca attraverso il collocamento delle famose azioni oggi svalutate. Dov’era la Fondazione in quei momenti? Cosa faceva il socio di minoranza quando, prima dell’aumento di capitale sociale del 2012, le azioni erano classificate a rischio basso e liquide? E dov’erano gli organi di controllo quando, a partire dal 2012, si autorizzavano due aumenti di capitale con titolo azionario classificato a rischio medio e liquido? Tanto per dare la dimensione della questione, le azioni Generali sono classificate a rischio medio/alto.

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