Google è chiamata all’ordine dal fisco italiano

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Dopo i 318 milioni di euro che il gigante di Cupertino Apple ha versato alle casse dell’erario italiano, è la volta di uno dei grandi big del mondo web a dovere aprire il portafoglio al fisco. Google è stata infatti chiamata a rispondere di mancato versamento di Ires per un totale di 150 milioni di euro. Si tratterebbe, a conti di fatti, della più grande manovra correttiva messa in atto nel nostro paese negli ultimi tempi, portata avanti dalle magistrature e con protagonisti i big dell’informatica e del mondo del web.

L’inchiesta che interessa Big G e non solo, è coordinata questa volta dal procuratore aggiunto Francesco Greco ed è stata affidata al pubblico ministero Isidoro Palma. Se non si prospetteranno colpi di scena dell’ultima ora, improbabili visto anche l’atteggiamento mansueto di Apple, la partita che da un anno si sta giocando fra fisco e colossi potrebbe concludersi alla fine del mese di gennaio. Si tratta di una partita importante, che potrebbe portare alle casse dello Stato svariati milioni di euro, dovuti, in quanto finora mantenuti dalle imprese mediante stratagemmi di società facciata con sede in Irlanda.

La questione Apple è stata molto chiara, in quanto l’azienda si è sempre servita per commercializzare nel nostro paese di una società di comodo con sede in Irlanda, paese che per cause legate ad accordi di governo può permettere ai colossi di mantenere delle aliquote pari allo zero. Di facciata, le aziende Apple vendevano solo ‘consulenza’, mentre la magistratura ha dimostrato che esse erano e sono tuttora preposte alla vendita e anche al customer care di prodotti Apple in tutto il territorio nazionale. Perché quindi non pagare le tasse come fanno tute le aziende che operano nel nostro paese?



A differenza di quanto è accaduto con Apple, nel caso di Google le parti sarebbero ancora distanti dal trovare un accordo sulla cifra da versare, ma anche in questo caso la magistratura ha contestato al colosso californiano di essersi appoggiato ad una società estera per pagare meno tasse nel nostro paese. La cifra totale di evasione toccherebbe un miliardo di euro, ma grazie a delle intese, lo Stato italiano potrebbe patteggiare e quindi entrare in possesso velocemente di cifre inferiori ma sicure.

Il Financial Times ha ipotizzato nelle scorse giornate che il premier Renzi abbia avuto un ruolo fondamentale nella decisione di sistemare questa spinosa questione fiscale, alla luce dell’incontro che ha avuto con l’ad Tim Cook lo scorso anno, in occasione di un convegno avvenuto alla Bocconi di Milano. Chiunque sia stato l’artefice della manovra, si tratta di un bel respiro di sollievo per le casse italiane, di soldi che possono essere spesi per attuare le riforme, ma soprattutto di un gesto dovuto, chiesto a gran voce anche dagli stessi italiani, stanchi di vedere operare società straniere nel nostro paese senza portare benefici fiscali alle casse del nostro erario.

One Response to Google è chiamata all’ordine dal fisco italiano

  1. Conte Zio scrive:

    Google dovrebbe mandare un cordiale, solenne e sonoro vaffanculo a questi figuri. E magari chiudere il servizio per qualche tempo, così vediamo che cosa dicono gli italiani di questa persecuzione fiscale.

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