Grecia, continua lo scontro tra Fmi e Europa. Dijsselbloem: “i target al 2018 richiederanno uno sforzo enorme ma sono raggiungibili”

Non si attenua lo scontro tra i creditori europei della Grecia e il Fondo Monetario Internazionale. Dopo che nei giorni scorsi il direttore del Fondo, Christine Lagarde, ha espresso forti dubbi sulla possibilità che Atene riesca a raggiungere un avanzo primario pari al 3,5%, come previsto nel programma di aiuti lanciato dai partner europei la scorsa estate, è arrivata la presa di posizione dell’Europa.

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A margine degli incontri primaverili dell’ami a Washington, Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo, ha dichiarato che “flessibilità non è un opzione. (…) Non vedo alcuna flessibilità sul 3,5% nel 2018 perché era uno dei punti chiave dell’accordo la scorsa estate”. Una posizione di chiusura netta, Dijsselbloem ammette che per raggiungere tale obiettivo servirà uno sforzo enorme ma si dice certo sulla possibilità di raggiungerlo.

Le parole del presidente dell’Eurogruppo esprimono indirettamente un giudizio negativo sulla possibilità che le riforme messe in piedi da Atene, sebbene molto dure per i suoi cittadini, siano sufficienti. Dijsselbloem, tuttavia, ha lasciato qualche speranza in più sulla possibilità che i partner europei aprano alla possibilità di una revisione dei target a lunga scadenza.
Una possibilità che si può leggere tra le righe delle dichiarazioni dello stesso Dijsselbloem, sui contrasti con l’Fmi sulla possibilità di mantenere l0’avanzo primario nel lungo termine : “Dobbiamo avere un dibattito politico su come gestire quell’incertezza. Non ha senso essere in disaccordo su qualcosa che per definizione è incerta”.

Il punto fondamentale delle frizioni tra Partner europei e Fmi è, però, la ristrutturazione del debito greco. Sulla questione la Lagarde è stata chiara nei giorni scorsi: “Siamo sempre stati coerenti nel dire che gli obiettivi sono stabilità e sovranità della Grecia. Ma serve che i numeri (da raggiungere) siano realistici e le misure (da adottare) siano sostenibili. Ciò vale anche per la scadenza e il costo del debito. Non succederà. (…) il debito pubblico è insostenibile e dunque va ristrutturato. E’ irrealistico che l’avanzo primario pari al 3,5% del Pil possa essere mantenuto per decenni”. Per il direttore del Fondo, la possibilità di raggiungere tale avanzo primario nel breve periodo è legato a “sforzi eroici da parte della Grecia e del popolo greco”; mettendo in guardia, in maniera implicito, sui costi sociali che il perseguimento di un tale obiettivo comporterebbe.

È chiaro ormai che il Fmi sostiene che un obiettivo di avanzo primario realistico e sostenibile per la Grecia sia dell’1,5%, lasciando sul tavolo la possibilità di effettuare un haircut del debito ellenico. Una possibilità che trova la ferma contrarietà della Merkel, per la quale al momento non è pensabile alcuno sconto nell’eurozona.

In questo contesto si potrebbe tornare rapidamente alla situazione dello scorso anno, con l’aggravante di una situazione finanziaria greca ancora peggiore. E tra due mesi, quando la Grecia dovrà ripagare una parte dei finanziamenti ricevuti la scorsa estate, potrebbe essersi realizzata anche la Brexit, con effetti ancora non prevedibili su tutta l’Unione.

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