I casino italiani sono in crisi

Nell’immaginario collettivo il gestore di un casino è ricco, molto ricco. E se vogliamo proprio essere precisi, anche la matematica, che non è un’opinione, ci dice che gestire il banco di un casino online è sicuramente un’attività estremamente lucrosa.

Ma in Italia non è così: la recente riunione di Federgioco, la federazione che riunisce i 4 casino legali italiani (Saint Vincent, Sanremo, Campione d’Italia e Venezia) ha evidenziato che nel corso del 2012 il totale degli incassi è crollato, rispetto all’anno precendente, del 18%, fermandosi a 332 milioni di euro. Un crollo senza dubbio molto accentuato che può essere spiegato con varie ragioni:

  • la concorrenza dei casino online legali e degli altri giochi
  • la crisi
  • la normativa imposta dal governo che ha penalizzato molto i casino italiani rispetto ai concorrenti europei

Cerchiamo di analizzare, punto per punto, le possibili cause di questo crollo.

federgioco casino

Un’immagine della riunione di Fergioco

Casino online legali

La legalizzazione completa dei casino online ha fatto sì che una parte del pubblico dei casino italiani iniziasse a giocare online. Ormai i casino online legali mettono a disposizione del giocatore tutti i giochi tradizionali del casino: dalla roulette al blackjack. Persino le slot machine, che inizialmente erano state esluse dalla regolamentazione, sono state da poco consentite. Di fatto oggi è possibile giocare, in modo assolutamente legale e senza problemi, utilizzando internet, senza necessità di spostarsi con costose trasferte verso i casino.

E se questo non basta, ormai la diffusione del gioco d’azzardo è capillare: in ogni città e in ogni paese d’Italia nascono come funghi minicasinò dove ad esempio è possibile giocare, praticamente, con videopoker e slotmachine.

E’ evidente che una piccola parte del volume d’affari dei nuovi player sia stata sottratta ai casino ma è altrettanto evidente che questo effetto è, appunto, molto limitato: il pubblico dei casinò appartiene a classi sociali elevati, che fanno del gioco nei raffininati casino italiani anche uno status symbol. Non è certo, quindi, la concorrenza dei casino online che i prestiosi casino di Venezia o di Sanremo devono temere.

L’affascinante edificio liberty che ospita il casinò di Sanremo

La crisi

Viviamo in un’epoca di crisi, probabilmente la peggior crisi economica a partire dalla grande depressione del ’29. E’ possibile che le disponibilità economiche anche dei più ricchi siano inferiori ed è quindi prevedibile che ci sia meno soldi per giocare al casino? Forse. Però bisogna tener conto che la crisi ha colpito da noi soprattutto le classi sociali meno abbienti, mentre quelle più elevate probabilmente sono riuscite a sfuggire. Non possiamo nemmeno attribuire alla crisi, dunque, il crollo delle giocate nei casino italiani. E allora dove sta la vera ragione?

La normativa antiriciclaggio penalizza i casino italiani e soprattutto l’indotto

Il problema di fondo, quello che davvero ha causato danni incalcolabili, è stato il restringimento ulteriore della normativa antiriciclaggio. Da una parte vi è la norma, giusta e condivisibile, dell’Unione Europea che consente di utilizzare il contante per giocate fino a 7.500 euro. Non si vuole infatti che i casino diventino un luogo privilegiato per il lavaggio di denaro sporco. Il problema è che questa normativa è stata interpretata in maniera assolutamente restrittiva dal Governo Italiano: praticamente è impossibile cambiare contanti in fiches, il limite è molto basso: 1.000 euro. E se questo non basta, si viene anche immediatamente schedati e magari segnalati all’Agenzia delle Entrate per un controllo punitivo.

E’ evidente che i ricchi italiani che frequentano i casinò preferiscono fare qualche chilometro in più per recarsi in Austria, Svizzera, Slovenia o Francia dove questi limiti non esistono e possono giocare più tranquillamente.

Ancora più demenziale è stata la limitazione per il pagamento delle vincite in contanti. Praticamente tutte le vincite vengono pagate con assegni circolari e questo significa un danno economico enorme per le città in cui i casinò si trovano.

Fino a poco tempo fa, infatti, il giocatore che avesse vinto una bella somma si dava, come dire, alla pazza gioia, spendendo in tutto o in parte la vincita e facendo così muovere l’economia. Adesso, invece, deve attendere come minimo il giorno dopo per cambiare l’assegno e ovviamente Venezia o Sanremo perdono la possibilità di vendere servizi o prodotti al vincitore nel momento dell’euforia che segue, appunto, l’incasso.

Gli alti costi dei casinò italiani

casinò di Venezia

La prestigiosa sede del casinò di Venezia

Fino a questo momento abbiamo passato in rassegna le possibili cause del crollo del fatturato dei casinò. Ma vista la struttura matematica dei giochi potremmo pensare che la loro situazione finanziaria complessiva sia positiva. Ma non è così. I casinò italiani hanno dei costi spaventosamente alti e non è raro che perdano dei soldi invece di guadagnare. Potrebbe sembrare una barzelletta ma è così. Il problema fondamentale è costituito dal costo del lavoro: l’allora sindaco di Venezia Massimo Cacciari fece notare che non aveva senso che un croupier del Casinò di Venezia guadagnasse più di un professore ordinario di prima fascia. E se questo non basta, i sindacati sono sempre pronti a promuovere un nuovo sciopero per ottenere una fetta più grande della torta. Il problema è che la torta stessa diventa ogni giorno più piccola.

Il problema è anche nei numerosi casi di malaffare che sono stati segnalati, soprattutto negli anni scorsi, all’intero dei casinò. Di fatto i consigli di amministrazione di queste entità diventano parcheggi per politici in disarmo, spesso di moralità meno che dubba. E i sindacati non fanno il loro dovere di controllori perché vengono coptati nei ruoli dirigenti e perché una parte del denaro viene redistribuita sotto forma di retribuzioni (che ripetiamo sono elevatissime).

Distruzione di valore per il Paese

Siamo ancora una volta in presenza di un’autolesionista distruzione di valore per il Paese. Certo meno grave rispetto alla svendita e allo smantellamento di interi comparti industriali, ma comunque è un segno del declino italiano che non sembra proprio fermarsi. Insomma, grandi quantità di denaro italiano vengono giocati e persi in casinò esteri per le demenziali norme che sono state imposte. E nel frattempo si impedisce anche a quelli che continuano a giocare in Italia di spendere subito i soldi vinti. Ma ci rendiamo conto? Le normative andrebbero cambiate subito, rendendole più flessibili e riallinenadole a quelle dei nostri competitor europei.

Vincenzo Colonna

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