I tanti nemici dei mercati

I mercati finanziari, in questi giorni, stanno soffrendo per molte ragioni, ricollocabili quasi tutte alla crisi del debito sovrano che sta affliggendo gli stati dell’Occidente e alle politiche sbagliate che sono state attuate o progettate dai governi per compiare l’opinione pubblica. Dagli Stati Uniti all’Europa, la situazione sembra molto negativa agli occhi degli operatori finanziari proprio perché non sembra che ci sia un cambio di mentalità chiaro da parte dei governi. Dall’altra parte anche il sistema bancario si rivela debole. Se gli USA hanno già fatto pulizia in casa e la Spagna ha ammesso i propri problemi e ha chiesto l’aiuto dell’Europa, il grande malato nascosto è il sistema bancario italiano. Tutti sanno che è in pessime condizioni, ma nessuno lo dice. Ma andiamo con ordine.

Il fiscal cliff

fiscal cliff

Il fiscal Cliff, almeno per adesso, sembra scongiurato.

Almeno questo problema, almeno all’apparenza, pare sia stato risolto. Un drastico taglio alle spese e, contemporaneamente, un aumento della pressione fiscale, avrebbe distrutto per anni le possibilità dell’America di risollevarsi. Pare però che Obama abbia messo da parte, almeno per il momento, i suoi furori ideologici e che si possa procedere con razionalità al risanamento del bilancio americano. Beninteso il deficit USA è troppo elevato, come il debito, e deve essere ridotto. Tuttavia questa operazione deve essere eseguita con maestria (cosa che temiamo Obama non sia capace di fare) non in maniera drastica ne con l’obiettivo nemmeno troppo celato di colpire le classi più abbiente per punirle dell’appoggio fornito al candidato repubblicano Mitt Romney.

La situazione francese

In Francia si inizia a sentire l’effetto Hollande: crolla l’economia, il rating del paese viene ridotto dalle principali agenzie. Adesso i tedeschi iniziano a sospettare che il vero problema per l’Euro possa venire da Parigi. E dopo tutto da un presidente che ha come punto focale del suo programma l’aumento al 75% della pressione fiscale sulle classi medie e alte non ci si poteva aspettare di più.

Le banche italiane

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Il patrimonio delle banche italiane è pieno di titoli tossici e di valutazioni fantasiose per asset inesistenti

Sappiamo tutti qual è la situazione debitoria dello stato italiano. Ma le banche di casa nostra certo non stanno meglio. I crediti incagliati sono tanti e aumentano in maniera esponenziale con la crisi. Inoltre sono stati concessi mutui immobiliari che ormai valgono molto meno degli immobili che fungono da garanzia. La situazione è peggiorata dal fatto che il patrimonio delle banche nostrane si compone, per una buona parte, di valutazione di beni immateriali e francamente in questo momento di dubbio valore. Il marchio di una banca quanto può valere il giorno che quella banca fa default? Purtroppo nessuno si fa carico del problema, che andrebbe risolto con una drastica rivoluzione nel management bancario, con tagli del personale molto forti (tagli veri intendo, non le solite manfrine all’italiana) e con una diversa valorizzazione del patrimonio. Insomma, si devono dichiarare le perdite, fare pulizia interna e ripartire, magari con aumenti di capitale. Ma questo non è possibile in Italia. Viceversa, continueremo come se nulla fsse fino ad arrivare, di colpo, alla dichiarazione disperata che questa o quell’altra banca sta fallendo. E in quel momento non saranno i risparmiatori il primo pensiero delle Cassandre di casa nostra, ne tantomeno la stabilità del sistema finanziario. Quando il problema verrà a galla, si penserà soprattutto a trovare una sistemazione più che adeguata ai dipendenti, quegli stessi dipendenti che hanno contribuito ad affossare la banca. E ovviamente la sistemazione sarà rigorosamente a spese dello stato.

FIAT

FIAT sta soffrendo in Borsa in questi giorni perché si pensa possa chiedere soldi al mercato tramite un aumento di capitale. L’acquisizione di Chrysler potrebbe costare più del previsto e quindi FIAT potrebbe chiedere soldi ai suoi azionisti. Una situazione che, in generale, non mi piace ma in questo caso la mossa di Marchionne potrebbe essere perdonata visto che serve, appunto, per prendere il controllo definitivo della grande impresa automobilistica USA. I veri rischi per FIAT, invece, vengono dalle pressioni continue messe in atto in Italia dalla politica e dal sindacato. Vedremo come andrà a finire: è anche possibile che in capo a 5 anni FIAT cambi la sua sede legale, spostandola a Detroit. Per Torino sarebbe la fine, per l’Italia un brutto colpo. A festeggiare sarebbero solo la Camusso, con la FIOM e la CGIL tutta.

Claudio Appio

2 Responses to I tanti nemici dei mercati

  1. Conte Zio scrive:

    Le banche italiane sono delle immense discariche a cielo aperto, non dimentichiamoci che hanno in pancia anche un bel po’ di titoli pubblici italiani!

  2. Diven scrive:

    Concordo parola per parola con quanto scritto nell’articolo, tuttavia temo che Obama possa avere la tentazione di far saltare tutto per punire chi (a suo dire) ha i soldi.

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