Ideologia e tasse: il caso di Gérard Depardieu

Si dice che due sole cose nella vita sono certe, le tasse e la morte. E noi italiani questo lo sappiamo molto bene ma anche i nostri cugini transalpini, purtroppo per loro, lo sanno. Mettiamo subito in chiaro una cosa: le tasse vanno pagate, è un dovere morale prima ancora che legale, visto che grazie a questi soldi si dovrebbero garantire servizi indispensabili per tutti (uso il condizionale riferendomi alla situazione italiana, dove i soldi servono a scopi diversi). Le tasse di solito scatena una serie di emozioni contrastanti: da una parte, nessuno vuole pagarle, quindi c’è rigetto. Dall’altra però, ci sono le tasse degli altri.

E qui scatta una sorta di compiacimento morboso: quando si parla di tasse che gli altri devono pagare, soprattutto se gli altri sono i ricchi. Un compiacimento che si veste da ideologia: le tasse sono belle, disse l’ex ministro Padoa Schioppa in Italia. E lo stesso deve aver pensato il nuovo presidente della Repubblica Francese, François Hollande, il quale tra i primissimi atti del suo governo ha aumentato le tasse su chi guadagna più di un milione di euro al 75%.

francois hollande

François Hollande ha alzato l’aliquota per i più ricchi al 75%.

Una misura che ha subito ottenuto un vasto consenso, più perché solletica la pancia che la testa dei francesi. Ma che ha iniziato a causare una lenta ma costante migrazione di chi quella tassa deve pagarla. Dopo tutto il 75% è moltissimo, rappresenta quasi tutto il reddito. In pratica su ogni milione di euro di guadagno, nelle tasche del fortunato milionario (o meglio sarebbe dire, ex milionario) rimangono solo 250.000 euro.

I milionari, appunto, hanno iniziato a lasciare la natia Francia, proprio per evitare di pagare questa imposta e tra ,di essi, anche il famoso attore Gérard Depardieu, amatissimo in patria fino all’altro giorno. Ma la sua decisione di trasferirsi in Belgio ha causato un putiferio, con così tante polemiche da costringere l’attore a rinunciare al passaporto francese per prendere invece quello belga.

Proviamo ad analizzare la faccenda con più attenzione: qualcuno ha calcolato che nella sua carriera l’attore francese, meglio sarebbe ex francese, ha versato nelle casse dell’erario di Parigi qualcosa come 145 milioni di euro, senza mai tentare, prima di adesso, di cambiare residenza o di sottrarsi in qualunque modo al fisco. Dunque un contribuente esemplare, tenuto conto che la pressione fiscale francese era alta anche prima dell’inasprimento recente.

La cifra versata dall’attore è alta: 145 milioni di euro hanno consentito alla Francia di offrire servizi a numerosi cittadini in tanti anni. Ebbene adesso quell’entrata è persa. E sono moltissimi quelli che stanno facendo, con più discrezione, quello che Depardieu ha fatto in modo clamoroso. Se ne vanno. E l’erario di Parigi, probabilmente, con questa misura perderà gettito fiscale, non lo guadagnerà.

Ora che i ricchi debbano pagare, in proporzione, più tasse di chi è povero è un dato scontato. Ma arrivare per motivazioni puramente ideologiche, a far pagare quasi tutto il reddito di una persona è un atto autolesionistico. Alla fine lo Stato ci rimette. Ma ci rimette anche il Paese nel suo complesso che perde talenti, intelligenza, capacità.

Vincenzo Colonna

2 Responses to Ideologia e tasse: il caso di Gérard Depardieu

  1. Conte Zio scrive:

    Fossi francese me ne andrei anche io, non ha senso pagare tutte queste tasse.

  2. Kiosk scrive:

    In pratica è un esproprio proletario, poco ma ci manca che chi ha i soldi venga fucilato sulla Piazza Rossa come nemico del popolo.

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