Indagini alla Banca Popolare di Vicenza

gianni zonin

La Banca popolare di Vicenza è sotto indagine. L’operazione è scattata dopo che, nelle settimane scorse, erano giunti in Procura esposti da parte di correntisti; risulterebbe indagato anche l’ex direttore generale dell’istituto Samuele Sorato. L’accusa prevista sarebbe di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza.

Si tratta infatti dei reati ipotizzati dalla Procura di Vicenza che ha avviato un’inchiesta; è stata inoltre delegata la guardia di finanza ad eseguire una serie di perquisizioni nei confronti di diverse persone, indagate e non. Le fiamme gialle hanno svolto indagini anche sul presidente dell’istituto di credito, Giovanni Zonin; in tutto sarebbero coinvolte altre sei persone.

Le indagini sulla Banca popolare di Vicenza riguardano oltre alla sede amministrativa e legale di Vicenza dell’istituto di credito, anche gli uffici direzionali di Milano, Roma e Palermo. La Banca, in ogni caso, ha fatto sapere in una nota che c’è “piena collaborazione da parte della dirigenza e del personale della Banca Popolare di Vicenza ai nuclei di polizia giudiziaria della guardia di finanza che hanno svolto perquisizioni presso la sede centrale della Banca a Vicenza e negli uffici direzionali di Milano, Roma e Palermo”.

La Banca, negli ultimi mesi, ha affrontato un periodo difficile, a causa della necessità di trasformarsi in Spa dopo il decreto sulle popolari varato dal governo Renzi. Il valore delle azioni è calato da 62,5 a 48 euro, cosa che ha fatto infuriare molti azionisti; è presente un rosso da 1 miliardo di euro registrato nel primo semestre del 2015 e inoltre è stato necessario iscrivere a riserva indisponibile 611,6 milioni di euro.

Al momento la Banca è affidata a Francesco Iorio, che oggi pomeriggio presiederà un comitato esecutivo. L’inchiesta si è concentrata su azioni della banca acquistate tramite finanziamenti, per 975 milioni di euro, erogati agli azionisti dallo stesso istituto di credito: si tratta di una violazione delle norme del diritto bancario. La banca avrebbe infatti finanziato – secondo l’ipotesi investigativa – un quarto del suo stesso capitale azionario (circa 4 miliardi di euro), superando i limiti consentiti. Ci sarebbe stata anche una sovrastima del prezzo delle azioni della Banca.

Il Codacons però non sta a guardare: ha infatti affermato che depositerà formale richiesta di costituzione di parte offesa nell’inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica di Vicenza: “Abbiamo deciso di entrare nel procedimento aperto dalla Procura in rappresentanza della collettività e dei clienti della banca – ha affermato ieri il presidente Carlo Rienzi – e se dalle indagini emergeranno illeciti e violazioni delle norme, avvieremo una class action da parte di azionisti e correntisti dell’istituto di credito volta ad ottenere il risarcimento dei danni morali e patrimoniali subiti, anche nei confronti delle autorità di vigilanza per l’omesso controllo”.

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