Isee 2015: Un nuovo polverone incupisce l’orizzonte

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Qualche dissenso sull’Isee 2015, per il quale ancora non sono pronti i nuovi schemi di calcolo. Di già? Effettivamente, esso segna il ritorno ad una diversa concezione della ratio impositiva, non da tutti condivisa.

Abbiamo appreso, nel corso dei dibattiti sull’economia, a distinguere tra varie scuole di pensiero e nel nostro caso i due filoni principali vanno ricondotti a:

  • chi applica la presunzione” della capacità reddituale su ogni minimo segnale che possa far trasparire un maggiore “potete” d’acquisto, non immediatamente riflesso dal reddito corrente. Si va a ritroso e si comincia ad “indagare” su tutti i beni in possesso (titoli, imbarcazioni, auto superiori ad una certa cilindrata) perché si presume che, affinché il contribuente ne sia in possesso, abbia una capacità reddituale superiore a quella derivante dal reddito corrente. Ma sorge spontanea una domanda: “E se provengono da atti di liberalità o donazioni? Si è obbligati a dichiararli? La legge dice di sì, perché evidentemente si vuole cautelare anche dalla pratica dei “prestanome”, ma non dovrebbero in ogni caso far parte di una maggiore presunzione di reddito, o no?. E come può l’immobile riflettere una maggiore capacità reddituale (è sufficiente dire che bisogna versare una imposta per il suo possesso, a partire dalla sua reintroduzione con Monti)? Non dovrebbe essere l’esatto contrario (una minore capacità reddituale)? D’altronde, anche con la tassa sui rifiuti, la “stangata” maggiore arriva per il proprietario (minore la quota parte per l’inquilino -10% – salvo che il comune non preveda diversamente). Un’ombra la lasciano le nuove voci di natura finanziaria (mutuo, conti correnti, conti deposito, titoli).  Non si ha chiaro come la quota residua di capitale del mutuo possa contribuire, si spera non a far lievitare, l’indicatore. Già i contribuenti che hanno in corso una cessione del quinto cominciano ad aver paura che ciò faccia lievitare la capacità reddituale, senza tener conto delle trattenute in busta paga, magari perché hanno accreditato i soldi del prestito sul conto corrente. Quindi, è proprio l’applicazione estrema (sino a voler cercare l'”ago nel pagliaio”) del criterio presuntivo. Tra l’altro, non avendo in mano ancora gli schemi di calcolo non sappiamo bene quali saranno le componenti positive e quali quelle negative. Queste sono solo ipotesi.
  • chi ritiene ingiusto stimare la capacità reddituale dell’individuo sulla base di elementi che non necessariamente producono nuovo reddito, o altresì rappresentano dei benefici già ottenuti. Perché sommare mele e banane? Il reddito corrente è uno solo e non può essere equiparato ad una macedonia.

Noi non ci poniamo da nessuno dei due fronti, nel senso che entrambi sono parimenti leciti ed ammissibili ed ognuno è libero di pensare a favore di un criterio o l’altro. Quello su cui, invece, porremo l’accento, senza alcun dubbio di sorta, è certamente l’incidenza del nuovo Isee 2015 sull’accesso a privilegi o benefici (ad es. minori tasse universitarie, assistenza domiciliare, esenzione ticket), ai quali alcune persone potrebbero non avere più diritto. D’altronde, non si chiamerà più Isee ma sarà la nuova dichiarazione sostitutiva che toglierà parte dei poteri all’autodichiarazione del cittadino, richiedendo una maggiore e puntigliosa precisione. Ripetiamo, senza gli schemi di calcolo, non possiamo fare delle conclusioni definitive.

Vediamo, quindi, i vari punti del cambiamento che si prospettano con il nuovo Isee 2015.

Si rafforza il sistema a “macchie di leopardo”

Saranno i comuni a decidere le fasce reddituali funzionali a determinare le detrazioni. E sappiamo che, soprattutto per le realtà che hanno scelto di non applicare alcuna detrazione per la Tasi o per altre tasse, chiaramente si comincerà a “sudare freddo”, dato che non potendo decidere di non applicare le detrazioni Isee 2015, se il potere di legiferazione generale fisserà delle soglie Isee standard, sicuramente le stesse amministrazioni sceglieranno quelle più basse (basterà un minimo per essere già oltre la fascia delle detrazioni). Che cosa potrebbero perdere i contribuenti? Dipende dai benefici previsti, di competenza territoriale (trattamenti sanitari a domicilio, assistenza sociale gratuita).

In ogni caso, a livello generale, saranno aumentate le detrazioni per i redditi da lavoro, per i redditi da pensione mentre saranno ridotte ulteriormente quelle per gli altri patrimoni (ad es. di natura mobiliare). Quindi, si taglia da una parte e si aumenta dall’altro. Tutto deve fare da peso e contrappeso, come in un bilanciere ineccepibile,  reintroducendo una sorta di “classe” da favorire (qui, il proprietario di beni è sicuramente meno premiato). Inutile dire che tale politica “fiscale” sembrerebbe maggiormente sinistrorsa, dato che non si intende mettere in campo questioni di natura prettamente politologica.

Cosa non entrerà  nel nuovo indicatore della situazione economica?

L’isee è entrato già da tempo nelle abitudini degli italiani. I figli sono all’università e devono pagare la seconda rata ma il nucleo famigliare rientra in una fascia di reddito inferiore? Benissimo, l’Isee è obbligatoria per accedere alla minore tassa sui servizi universitari. Solitamente, la si ottiene richiedendola presso i Caf (Centri di assistenza fiscale) o i commercialisti abilitati a rilasciarla. Bisogna richiedere un’esenzione per un trattamento sanitario? L’Isee è fondamentale (anche se alcune regioni stanno dando, a tal proposito, non pochi grattacapo per incapienza dei fondi e non vogliono passare l’esenzione).

Il vecchio Isee, o almeno quello che utilizziamo ancora adesso, ricordate, è composto di 2 pagine. Solitamente la seconda include un monitoraggio della situazione patrimoniale mentre la prima è dedicata solo ai redditi dichiarati nell’anno di competenza. Ebbene, come avrete notato, la seconda pagina non viene quasi mai vista (anzi, addirittura,  alcuni impiegati la cestinano).

Ora, invece, quando si legge della nuova Isee 2015, viene da chiedersi: “Cosa non entra nell’Isee 2015?”. Nell’Isee 2015, devono contribuire ai fini della determinazione dell’indicatore della situazione economica equivalente:

  • i redditi fiscalmente esenti. Quindi, se si percepisce un assegno non assoggettato al fisco, bisogna dichiararlo. Forse, questo sarebbe pure giusto, nei limiti in cui rappresentino un’integrazione effettiva della capacità di consumo.
  • il saldo dei conti correnti, compresi i conti deposito ed i conti titoli (anche se si hanno titoli di Stato). E’ presunzione di maggiore capacità di consumo il saldo di conto corrente? Come si comporterà il fisco per gli atti di liberalità (donazione da parte di parenti di somme di denaro per passaggio di mani) per i quali già ci si stava creando problemi con il redditometro? E pur volendo, come la mettiamo sul piano della privacy? Chiaramente, bisognerebbe evitare le duplicazioni di poste, dal punto di vista contabile dato che il reddito corrente potrebbe a sua volta giacere sul conto, il cui saldo non rappresenterebbe certamente ulteriore reddito. Evidentemente, gli schemi di calcolo non faranno una semplice somma delle componenti, ma saranno solo di natura informativa, ai fini di eventuali accertamenti per voci che non collimano. 
  • gli immobili, se la valutazione catastale supera un certo importo che, in ogni caso, è talmente esiguo (un po’ più di 52.000 euro) da finire col ricomprendere qualsiasi immobile. E come ben sappiamo anche la localizzazione incide sul valore dell’immobile. Quindi, in automatico, chi ha una casa di proprietà in una grande città dovrà far rientrare il tutto nell’indicatore della situazione economica equivalente.
  • abbiamo un mutuo da rimborsare? Per logica, lo considereremmo quale voce negativa della capacità reddituale, e non positiva. In ogni caso, bisogna attestare anche la voce mutuo per la parte del capitale residuo.

Insomma, i timori sono molti perché si rischia di creare un caos di voci che non sono riflesse da un’immediata capacità reddituale.

Concludiamo dicendo che è l’ennesimo “polverone” perché non si hanno ancora chiari gli schemi di calcolo del nuovo Isee 2015 e pare contro-intuitivo che si debba tutto portare, nel complesso delle voci elencate, ad integrazione dell’indicatore della situazione economica equivalente, dato che un carico in più di spesa (un figlio in più, un immobile di proprietà, un mutuo, patrimonio al lordo della tassazione connessa) non sottintende una capacità reddituale maggiore.

L’articolo è stato scritto da Ines Carlone. Si tratta di un contributo esterno e non riflette la posizione ufficiale di Mercati 24.

2 Responses to Isee 2015: Un nuovo polverone incupisce l’orizzonte

  1. Giulio Volpe scrive:

    Ma ancora c’è gente che crede nell’Italia? Qui bisogna solo prendere il primo aereo e andarsene. Perché chi non se ne va ora in aereo se ne andrà fra 5 anni sui barconi. Siamo così idioti a votare sempre gli stessi che mare nostrum ce lo meritiamo!

  2. Dario Fini scrive:

    Mi viene da vomitare ogni qual volta sento parlare un politico, ormai siamo allo sbando assoluto ma concordo pienamente sul fatto che ce lo siamo davvero meritato tutto questo.

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