La favola triste di Pizzabo: ecco perché non si può fare startup in Italia

Pizzabo è stata un record, è un caso. Pizzabo è stata la startup che ha chiuso la sua storia con una delle exit più grandi della misera storia delle startup italiane, ben 55 milioni di euro. L’azienda è stata fondata da Christian Sarcuni studente materano dell’Università di Bologna. L’idea? Semplice e geniale: consentire l’ordinazione di pizze vie internet, gestendo l’ordine nella pizzeria direttamente con una stampante collegata al sistema degli ordini.

In pratica, Pizzabo è una sorte di ponte tecnologico tra la generazione dei nativi digitali
, che trovano ormai naturale ordinare la pizza a domicilio con internet, e la piccolissima impresa italiana, ancora legata a modelli di gestione arcaica.

christian sarcuni pizzabo

Il fondatore di Pizzabo, Christian Sarcuni

La fortuna di Pizzabo non è nata però da questa felice intuizione. L’ex studente di informatica fuori sede Christian Sarcuni è diventato ricco, molto ricco, semplicemente perché si è trovato al posto giusto al momento giusto. In pratica il giovane Sarcuni si è trovato nel bel mezzo di una guerra mondiale tra i 2 colossi del settore del food delivery:l’inglese Just Eat e la tedesca Rocket Internet.

Il mercato del food delivery online è immenso: si calcola che a livello mondiale il mercato del food delivery abbia un valore di 70 miliardi di dollari e di questi, attualmente, solo 13 riguardano l’online. In pratica la saturazione è molto lontana e i vantaggi del modello sono tali da generare un’elevata redditività.

Nel corso del 2015 Rocket Internet ha cercato di rompere le uova nel paniere a Just Eat investendo pesantemente in due mercati ad alto potenziale: Italia e SPagna. In Italia ha proceduto all’acquisto di Pizzabo, subito ribattezzata HelloFood, in Spagna con l’acquisto di Nevera Roja per circa 80 milioni di euro.

Il progetto di rilancio di Pizzabo era ambizioso: investimenti, rebranding, miglioramento della struttura aziendale. L’obiettivo finale era trasformare la startup fondata da uno studente fuori sede in un’azienda strutturata, capace di generare utili e di competere in un mercato in forte crescita come quello italiano. Nel progetto viene coinvolto lo stesso fondatore che rimane in azienda e che viene coinvolto, pare, anche nel progetto Nevero Roja.


La guerra tra Just Eat e Rocket Internet si combatte anche a colpi di spot. In Spagna, ad esempio, la pubblicità di Just Eat sembra prendere in giro quella di Nevera Roja

L’acquisizione di Pizzabo, dunque, non è stata effettuata per la sua potenziale redditività, per la tecnologia o per il marchio (tra l’altro subito cambiato). E’ stata effettuata semplicemente per presidiare il mercato italiano e fare un dispetto a Just Eat. E questo ci permette di fare una parentesi: quando l’acquisizione di Pizzabo divenne pubblica, fu tutto un tributo di articoli osannanti. Tutti i fuffaroli d’Italia sembravano cantare all’unisono le magnifiche sorti e progressive delle start up italiane, destinate a conquistare il mondo in poco tempo. La realtà, lo sappiamo, è molto diversa e l’epilogo della storia lo dimostra.

Qualcuno, ai piani alti di Rocket Internet
, si è accorto che la guerra con Just Eat è inutile e dannosa. Il mercato mondiale è immenso e non ha senso bruciare risorse per andare semplicemente a pestare i piedi al concorrente nelle aree di mercato dove questi è più forte. Ed ecco che è arrivato un patto di non aggressione, sancito dal trasferimento di Pizzabo, Nevera Roja e varie divisioni Sud Americane a Just Eat. Il tutto con una minusvalenza di circa 6 milioni di euro, senza contare il valore delle divisione Sud Americane. In pratica una ritirata strategia di Rocket Internet su alcuni mercati compensata però dal campo libero lasciato da Just Eat al suo concorrente tedesco sui mercati asiatici.

Epilogo

Just Eat ha preso possesso di HelloFood e ha deciso, come primo passo, di trasferire la sede e i lavoratori da Bologna a Milano. Just Eat ha acquisito HelloFood / Pizzabo solo per eliminare un concorrente. Non è interessata al marchio (a quale poi, al vecchio o al nuovo?) e non è interessata alla tecnologia (la tecnologia Just Eat è decisamente superiore da tutti i punti di vista). E’ naturale, quindi, che Just Eat voglia trasferire tutto a Milano, nella sua sede italiana. Apriti cielo. Sembra che Just Eat abbia deciso di reintrodurre la schiavitù e forse anche i sacrifici umani. Reazioni sdegnate, proteste, gente che asserisce di aver stipulato un mutuo (cosa che la renderebbe inamovibile). Lo stesso Sarcuni protesta a gran voce gridando al complotto e al non rispetto dei patti. Risultato? Il trasferimento avviene lo stesso, la maggior parte dei dipendenti accetta il trasferimento e quei pochi che non lo fanno vengono sistemati in un modo o nell’altro da Just Eat. Tutto è bene quello che finisce bene? Quasi.

La favola triste di Just Eat ci dimostra, ancora una volta, che per le startup italiane la strada è in salita, molto in salita. Togliamo pure il 95% di startup fuffa, quelle aperte da personaggi che aprono startup solo per potersi ufficialmente dichiarare CEO di qualcosa invece che mantenuti da mammà.Togliamo pure il business opaco degli incubatori e acceleratori finanziati da soldi pubblici dove si abbevera tutto un sottobosco di manager falliti, faccendieri e autoproclamati giornalisti tecnologici alla Riccardo Luna. Che cosa rimane del mondo delle startup italiane?

Poco, pochissimo, quasi nulla. E quelle poche startup che forse potrebbero crescere, sono ancorate ad una realtà arcaica e sono sottodimensionate. Pizzabo era piccolissima rispetto ai suoi competitor e non aveva assolutamente nessuna chance di vincere le sfide di mercato. Il fondatore Sarcuni ha fatto l’affare della vita vendendo a Rocket Internet e dovrebbe solo ringraziare di essersi trovato al posto giusto al momento giusto. Altro che protestare per un cambio di sede.

E poi l’intromissione della CGIL in una startup non si può proprio vedere
, soprattutto se per contrastare un atto legittimo e previsto dalla legge. No, non siamo decisamente un paese per startup. Dopo tutto in Italia speculare in Borsa è peccato e poi lo sappiamo che è tutta colpa del Neoliberismo.

5 Responses to La favola triste di Pizzabo: ecco perché non si può fare startup in Italia

  1. Conte Zio scrive:

    Ma non avete capito nulla, voi. E’ tutta colpa del neoliberismo. E io la pizza la voglio ordinare al telefono, altro che applicazione. Andrebbe reso illegale per legge prenotare cibo al telefono, non sia mai che facciamo un passo fuori dal medioevo. Ci vorrebbe proprio una legge, eh…

  2. Marco Sabatini scrive:

    Sarcuni dovrebbe ringraziare il cielo, chiudere la bocca e godersi i soldi. Ha fatto l’unica cosa giusta vendendo, a quei prezzi poi. Non gli hanno pagato la tecnologia il nome o chissà che altro. Volevano il mercato e se lo sono preso. Ormai l’Italia vale solo come mercato, siamo la spoglia di guerra che altri si contendono.

    Ma a noi che importa? tanto abbiamo gli 80 euro.

  3. Diego scrive:

    Tre precisazioni nel merito:
    1. su quali basi può definire la tecnologia di JE superiore a quella di PB? Su PB, per esempio, è possibile: cfr con semplice rollover condizioni e offerte dei locali (con JE si trovano solo all’interno della pagina locale); personalizzare in toto il piatto (aggiungi/togli, con JE solo aggiungi); ricercare i piatti per singolo ingrediente (se voglio merluzzo o pinot grigio, con PB li posso cercare direttamente, su JE no).
    Ecco perché la tecnologia PB è sotto analisi per trasferire in JE le best features.
    Infine, PB ha/aveva un IT interno eccellente e flessibile (5 persone) in grado di gestire in tempi record qualunque adattamento (sviluppare e pubblicare in 3 mesi le app sui due store). JE è vincolato a una piattaforma internazionale con 500 programmatori, certamente meno ready-to-answer.
    2. su quale parametro PB sarebbe stata piccolissima rispetto a JE Italia? Nel 2015 sostanziale stesso numero di ordini sulle due piattaforme; stesso numero di lavoratori. Resta la dimensione della rete di locali (circa un terzo), ma nn è l’offerta che fa prosperare un marketplace, sono i Clienti e i loro ordini, no?
    3. sono pochissime (5 su 34 a oggi) le risorse di Pb a Bologna che hanno deciso di trasferirsi a Milano in JE.

    In generale, il mondo startup italiano riflette un atteggiamento generale verso il lavoro incapace di valorizzarne dignità e qualità. Lo si vuole intenso, flessibile, totalizzante eppure sottopagato. E guai a farlo presente, show must go on.

    • Marco C. C. scrive:

      Primo, non credo che sui punti 1 e 2 tu stia veramente smentendo quello che dice l’articolo. Comunque, la cosa più interessante è che con il tuo intervento e soprattutto con la tua conclusione confermi e sottoscrivi che l’Italia non è un Paese per startup.

  4. Nura scrive:

    Ciao a tutte e tutti! L’unica cosa che mi ha colpito di tutto questo cambiamento è che ho perso il mio lavoro perché la pizzeria in cui lavoravo a Bologna, nn lavora più come una volta da quando è cambiato il marchio da pizzabo a Just Eat!!!

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