La FIAT ha la testa a Detroit

Marchionne continua la sua scalata ai mercati automobilistici mondiali,  ieri c’è stata la presentazione di un piano molto ambizioso di sviluppo, con nuovi modelli, nuove organizzazioni interne e la volontà concreta di competere su tutti i mercati principali, dalla Cina al Brasile,  fino agli Stati Uniti. I piani di FCA (perché è così che dobbiamo abituarci a chiarmare l’azienza) sono davvero ambiziosi e comportano investimenti per 30 miliardi di euro. Marchionne ha escluso, almeno per il momento, ma necessità di un aumento di capitale come qualcuno ha detto dicendo che non è strettamente necessario. In effetti FCA è un’azienda globale, che perde soldi in Italia e guadagna in tutto il mondo.

La cosa più interessante è che Marchionne ha parlato a Detroit, non a Torino come succedeva fino a poco tempo fa: ormai FCA ha la testa a Detroit e si è lasciata dietro, probabilmente per sempre, il pantano italiano. Certo gli stabilimenti continuano a funzionare, seppur in perdita, e per il momento non è prevista la chiusura. Ma un’epoca ormai si è chiusa: l’epoca in cui FIAT produceva grazie ai sussidi dello Stato italiano che in cambio pretendeva assunzioni di massa a fini più che altro politici. Uno scambio in cui l’azienda automobilistica ci guadagnava soldi, la politica consensi facili (e la sistemazione di amici, famigliari e ovviamente gli immancabili amici degli amici). A pagare ovviamente erano i contribuenti che vedevano le tasse pagate allo Stato finire nelle casse di un’azienda privata che utilizzava questi soldi per creare lavoro, almeno a parola. Perché nella pratica il lavoro creato in questo modo è destinato ad evaporare rapidamente, non è vero sviluppo.

Ecco che questa politica ormai è finita: Marchionne ha imposto una svolta epocale alla FIAT ma questo ha significato anche allontanarsi, anche fisicamente, dal pantano italiano. In Italia ormai non rimane quasi nulla, rimangono gli stabilimenti ma saranno chiusi uno alla volta nei prossimi 10 anni, con immancabili strascichi a carico della collettività e cassa integrazione in deroga con durate ultra decennale.

Solo gli stabilimenti Maserati e Ferrari, probabilmente, rimarranno aperti più a lungo, per il resto bye bye.

E in fondo Marchionne fa bene: se l’Italia affonda, FCA non vuole affondare anche lei. Eh sì, abituamoci a chiamarla FCA perché la FIAT che conoscevamo ormai è morta e sepolta. Poi qualcuno, quando ha un po’ di tempo, lo vada a dire ai sindacati che vivono ancora nei beati anni ’70. Solo loro eh…

2 Responses to La FIAT ha la testa a Detroit

  1. Conte Zio scrive:

    Ormai ce la siamo giocata, la FIAT. Ma non importa, tanto noi siamo ricchi e non abbiamo bisogno di impresa, a noi bastano i migranti che portano ricchezza. O no?

  2. Lupo scrive:

    Ormai tutti coloro che hanno una testa sulle spalle se ne vanno dall’Italia. Dai forza amici immigrati, gli italiani se ne vanno quindi c’è posto per voi 😉

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