La lunga e complicata estate della Banca centrale europea

mario draghi

Come sempre agosto è il mese meno vivace economicamente parlando, un assioma che vale per le banche, i mercati e gli stessi istituti centrali. La Bance centrale europea ha infatti rallentato la propria attività durante questo mese, ma nonostante questo il piano di riacquisti di attività pubbliche elaborato da Draghi e soci ha superato il traguardo simbolico dei 1000 miliardi di euro nei suoi primi 18 mesi. Un risultato notevole, ma non apparentemente sufficiente: il mercato non si accontenta e vuole di più, sperando nel miraggio di una estensione del quantitative easing, espressione che designa una delle modalità con cui avviene la creazione di moneta a debito da parte di un istituto centrale e la sua iniezione nel sistema finanziario attraverso imponenti operazioni di mercato aperto.

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I recenti dati confermano al momento che la Bce, grazie agli ultimi 11,1 miliardi di euro raccolti nella scorsa settimana, ha inoltre raggiunto la soglia dei 1002 miliardi di euro ottenuta calcolando anche le operazioni iniziate a marzo 2016. Il fatto solleva ma non stupisce: qualche giorno fa era stato l’eccesso di liquidità dell’Eurozona a varcare la soglia dei 1000 miliardi, un valore che prima dell’imponente piano di riacquisti voluto da Mario Draghi era sceso addirittura sotto i 200 miliardi di euro. Ottimi risultati quindi, anche se durante il periodo estivo l’approcio mantenuto dalla Bce si è rivelato frenato, principalemente dalla necessità di non condizionare eccessivamente le dinamiche di mercato in un periodo in cui i volumi solitamente rallentano. Francoforte ha comunque acquistato asset per 60,5 miliardi, tra Titoli di Stato, covered bond e obbligazioni societarie: si tratta del 30% in meno rispetto a luglio, ma appunto come già ricordato agosto è sempre stato un mese atipico.

Quest’anno nello specifico la contrazione è stata particolarmente forte, in quanto nel 2015 la flessione tra luglio e agosto è stata solo del 17%, contro il 30% appena registrato. Inoltre, un dato che appare significativo, il calo ha riguardato in particolare i titoli tedeschi, con ben 5 miliardi in meno. Difficile però a questo punto dire se si tratti o meno di un primo passo verso una limitazione del peso dei Bund nel programma, tanto è vero che anche ad agosto la Bce ha continuato a deviare rispetto al criterio di distribuzione delle quote di capitale a favore dei Paesi più grandi, e in particolare della Germania. Si parla di oltre 400 milioni acquistati in più, oltre 4 miliardi dall’inizio del progetto. Gli analisti comunque prevedono che i riacquisti mensili dei titoli tedeschi torneranno in area 18 miliardi già a settembre.

Le scelte di Draghi si sono quindi rivelate più che mai azzeccate, e anche per l’immediato futuro gli analisti non hanno molti dubbi: un sondaggio di Bloomberg ha infatti calcolato una percentuale dell’80% di probabilità che si verifichi entro l’anno un’ulteriore estensione del programma di quantitative easing, una misura che dovrebbe forse essere già annunciata alla imminente riunione del consiglio prevista per giovedì 8 settembre. A forzare la mano a Francoforte pesano poi i timori di eventuali ripercussioni e colpi di mercato derivanti dalla Brexit, anche se non ancora prevedibili e percepibili, e soprattutto l’andamento sempre più imprevedibile dell’inflazione. Infatti ad agosto la crescita dei prezzi dell’Eurozona si è limitata a un insoddisfacente +0,2%, e le stesse attese per il lungo termine sono nuovamente crollate a +1,26%, riattestandosi sui minimi registrati quest’estate.

Numeri preoccupanti e da valutare attentamente, ma che riceveranno certamente tutta l’attenzione necessaria dai vertici della Bce. Le aspettative rimangono comunque basse, con i mercati che sperano in un’estensione del piano di riacquisti che potrebbe arrivare forse al marzo 2017, fornendo quindi una garanzia minima e comunque giocata sul breve termine, che verrà poi corretta e aggiustata in itinere anche per evitare di provocare ulteriori danni ai già sofferenti Bund. In ogni caso difficilmente si arriverà a misure drastiche come un ulteriore abbassamento dei tassi sui depositi o l’estensione del programma ad altre attività, ma d’altro canto i mercati rimangono freddi in attesa dell’incontro previsto per domani, un meeting ancora una volta dagli esiti incerti e che potrebbe deludere le aspettative del Vecchio Continente. Ma è pur vero che Mario Draghi non ama temporeggiare, e difficilmente arriveranno da lui dichiarazioni generiche e prive di sostanza come è invece di recente accaduto con la Yellen a Jackson Hole, incapace di fornire una linea guida chiara ai mercati. Vedremo se Francoforte saprà essere più efficiente.

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La lunga e complicata estate della Banca centrale europea
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Continua il quantitative easing della Banca Centrale Europea, ormai raggiunti livelli record.
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