Lavoro, cala la disoccupazione

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La disoccupazione cala, i lavoratori sono in aumento. Ma sarà davvero così? I dati sullo stato di salute del lavoro in Italia si susseguono, ma vengono contestati da più parti. Secondo l’Istat, continuerebbe a scendere il tasso di disoccupazione per quanto riguarda il mese di agosto: tasso che si è attestato all’11,9%, in flessione di 0,1 punti percentuali dopo il calo del mese precedente di 0,5 punti. Per la prima volta dal 2013 (precisamente da febbraio 2013), il tasso dei disoccupati scende sotto la soglia del 12% dopo due anni. I disoccupati diminuiscono dello 0,4% (-11mila).

Dopo la crescita di giugno (+0,1%) e di luglio (+0,3%), la stima degli occupati cresce ancora dello 0,3%; secondo l’Istat, tale crescita è determinata dall’aumento dei lavoratori alle dipendenze (+70 mila), in prevalenza a termine (+45 mila). Tutti dati positivi, ma purtroppo aumenta ancora la disoccupazione giovanile. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni è pari al 40,7%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto al mese scorso. Sono però esclusi da questo calcolo i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, perché impegnati negli studi o perché totalmente sfiduciati.

“Le riforme strutturali del mercato del lavoro sono la forza trainante di un forte miglioramento complessivo della competitività dell’economia in Italia”, che sale alla posizione 43 (dalla 49) nella classifica sulla competitività secondo il World Economic Forum. L’efficienza del mercato del lavoro è “ancora bassa”, anche se in via di miglioramento. Ma tutto questo basterà a ridare fiducia agli italiani?

Sempre il World Economic Forum, nell’edizione 2015-2016 del suo rapporto sulla competitività delle economie di 140 Paesi del mondo, afferma che alla crescita di competitività dell’economia italiana “ha contributo anche un miglioramento della capacità di innovazione“, ma è la riforma del mercato del Lavoro a dare un “forte miglioramento generale”. Insomma, nel mondo tutti sembrano apprezzare il Jobs Act, meno gli italiani. Però, continua il rapporto, il “contesto macroeconomico in Italia, preoccupante, scivola di 3 posti a quota 111, frenato da un elevato debito pubblico (136 posto su 140)”.

Secondo il Wef “sono necessari ulteriori miglioramenti sul mercato del lavoro, in particolare nelle aree del fisco e degli incentivi al lavoro (137 posto su 140), per una migliore correlazione tra retribuzioni e produttività (131), e su assunzioni e licenziamenti (132)”. Intanto, il presidente del Consiglio Matteo Renzi commenta festoso i dati Istat su Twitter: “Istat. In un anno più 325mila posti di lavoro. Effetto “. Commenta positivamente la notizia anche il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che, da Milano, mentre si trova al Forum dei fondi sovrani, ha detto: “Il Paese deve crescere, nonostante un debito pubblico che assorbe il 10% del Pil. Nel 2015 il Paese avrà una crescita solida e duratura” che sarà “superiore alle previsioni”. E promette: “Nel 2016 il debito pubblico inizierà a calare, ed è la prima volta che succederà”.

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