Lavoro, Inps: “con gli sgravi ridotti -77% di posti stabili nel primo trimestre 2016”

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Continua il calo di assunzioni stabili a seguito della riduzione da quest’anno degli sgravi contributivi dal 100% al 40%. A certificarlo è l’istinto Nazionale previdenza statale che nel report dell’osservatorio sul precariato, in merito all’analisi dei flussi, scrive: “Complessivamente le
assunzioni (attivate da datori di lavoro privati) nel periodo gennaio-marzo 2016 sono risultate 1.188.000, con una riduzione di 176.000 unità rispetto al corrispondente periodo del 2015 (-12,9%).
Questo rallentamento ha coinvolto essenzialmente i contratti a tempo indeterminato: –162.000, pari a -33,4% sul primo trimestre 2015. Il calo è da ricondurre al forte incremento delle assunzioni a tempo indeterminato registrato nel 2015 in corrispondenza dell’introduzione degli incentivi legati all’esonero contributivo triennale.
Analoghe considerazioni possono essere sviluppate in relazione alla contrazione del flusso di trasformazioni a tempo indeterminato (-31,4%)”.


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La nuova forma di incentivo introdotta con la Legge di Stabilità 2016, è rivolta alle assunzioni a tempo indeterminato e alle trasformazioni di rapporti a termine di lavoratori che, nei sei mesi precedenti, non hanno avuto rapporti di lavoro a tempo indeterminato Tale misura prevede l’abbattimento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (ad eccezione dei premi Inail) in misura pari al 40% (con limite annuo di 3.250 euro) per un due anni. Nel 2015 l’esonero contributivo era totale (sempre esclusi i premi Inail) e di durata triennale con un tetto di 8.060 euro.

Nello specifico, nei primi tre mesi del 2016 sono stati stipulati 428.584 contratti a tempo indeterminato
(comprese le trasformazioni) mentre le cessazioni, sempre di contratti a tempo indeterminato, sono state 377.497 con un saldo positivo di 51.087 unità. Il dato – sottolinea l’Inps – è peggiore del 77% rispetto al saldo positivo di 224.929 contratti stabili dei primi tre mesi 2015 e risente della riduzione degli incentivi sui contratti stabili. Il dato è peggiore anche del 2014 (+87.034 posti stabili nei primi tre mesi).
Un dato rilevante se si pensa che nel 2014 l’Italia risentiva più di oggi degl’effetti della peggiore crisi economica da quella del ’29, che non c’erano gli sgravi e che esisteva ancora il vecchio articolo 18.

Se si allarga l’analisi a tutte le tipologie di contrattuali – compresi, quindi, i rapporti a termine e quelli di apprendistato – trend rimane negativo
.
Nei primi tre mesi di quest’anno, la variazione netta dei rapporti di lavoro subordinato è stata positiva per 241mila unità, dato inferiore del 26% rispetto allo stesso periodo del 2015.
Un dato in controtendenza è quello dei contratti precari. Il saldo dei rapporti a tempo determinato, nel primo trimestre 2016, è positivo di 272mila unità, con un incremento del 22,2% rispetto allo stesso periodo del 2015. Questi dati sembrano smentire la lettura del Governo che ha sempre letto il dato sulle nuove assunzioni come l’effetto del Jobs act e, più in generale, di una solida ripresa economica.

Coerente con questi dat appare il continuo boom dei cosiddetti voucher, i i buoni lavoro destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio
, del valore nominale di 10 euro. Nel primo trimestre del 2016 ne sono stati venduti 31,5 milioni con un boom del 45,6% rispetto al 2015; Nello stesso periodo dello scorso anno si era registrato un aumento del 75,4% rispetto al primo trimestre del 2014. È proprio nell’uso abnorme di questo strumento che si può leggere il concretizzarsi di una nuova forma di precariato e il sintomo del persistere di un’enorme sacca di lavoro nero. Negli scorsi giorni, la stessa Ines aveva rivelato come il 37% dei percettori di voucher non ha altri redditi da lavoro, mentre l’85% guadagna meno di mille euro l’anno.

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