Le difficili scelte di Mario Draghi

Mario Draghi, governatore della Banca Centrale Europea, ha deciso di non modificare il tasso ufficiale di sconto che rimane fermo allo 0,75%. Una scelta obbligata, visto che ci sono tensioni inflattive nascoste e che presto verranno alla luce e visto che l’economia europea stenta a riprendersi. La Merkel aveva detto chiaramente, qualche settimana fa, che ci aspettano 5 anni di crisi e che ne usciremo se e solo se faremo le riforme. Ma Draghi è italiano e all’italico costume si adegua: dunque la ripresa ci sarà l’anno prossimo. Ma i politici italiani ci hanno abituati, ormai, a dire che la ripresa ci sarà l’anno prossimo.

E’ un paio di anni, ormai, che questo o quel politico italiano ci assicura che la crisi finirà l’anno prossimo. E’ un po’ come cercare di avvicinarsi all’orizzonte, l’orizzonte si sposta sempre. Draghi evidentemente si è fatto pesantemente contagiare da questo costume, ed ecco che dichiara improvvido che la ripresa ci sarà l’anno prossimo. Peccato che, contestualmente, è costretto a fare una rettifica al ribasso per le stime di crescita del 2012.

mario draghi

Il governatore della BCE Mario Draghi

In condizioni normali la BCE avrebbe dovuto abbassare il tasso di sconto ma non lo ha fatto. Ed evidentemente non poteva farlo: accanto alla crisi, infatti, c’è un altro spettro, ancora peggiore, che ci potrebbe aggredire. L’inflazione.

L’inflazione per il momento è bassa, Draghi dice che è sotto il 2%, ma probabilmente non ci crede nemmeno lui. E sa bene che se la BCE fa qualche passo sbagliato potrebbe tranquillamente guadagnare uno zero, passando al 20%.

Per prima cosa bisogna considerare che i metodi di rilevazione dei prezzi sono, se vogliamo essere buoni ed evitare di fare cattivi pensieri, inadeguati a descrivere la situazione reale. Poi se il lettore vuole fare cattivi pensieri è libero di farlo.

In secondo luogo, Draghi sta giocando all’apprendista stregone con i vari piani di supporto, più o meno espliciti, ai paesi che stanno affrontando la crisi del debito. In un modo o nell’altro questi provvedimenti possono essere paragonati ad un aumento della massa monetaria e sappiamo bene quali sono le conseguenze di questo comportamento: inflazione. E’ un po’ come se Draghi avesse messo una tipografia nascosta nella cantina di Eurotower per stampare banconote che poi passa di nascosto ai paesi in difficoltà. Uno scenario da banda degli Onesti, ma purtroppo spesso il board della BCE, ad eccezione dei nominati dalla Bundesbank, pare uscito da una commedia all’italiana.

E infine c’è un terzo fattore da considerare: le commodity, le materie prime indispensabili all’industria e alla nostra stessa vita, fino a questo momento sono state piuttosto tranquille. Ma i segnali sono negativi: sotto la cenere sta covando un aumento generalizzato di molte materie prime, petrolio in testa.

Rischiamo quindi che sull’Europa (e ancor più sull’Italia) si abbatta un’ondata di inflazione da materie prime senza precedenti. E’ ovvio che in queste condizioni Draghi non può fare nulla, assolutamente nulla, per stimolare la crescita.

E francamente ritengo che questo non sia nemmeno il suo lavoro: il suo lavoro è difendere l’euro e la sua stabilità, interna ed esterna. Il lavoro di stimolare la crescita dovrebbe essere svolto dai Governi nazionali o coordinati a livello europeo.

Forse è arrivato il momento che la Politica ricominci a fare il suo lavoro, garantendo il benessere ai cittadini anche attraverso scelte difficili, lasciando ai tecnici i compiti tecnici.

Vincenzo Colonna

2 Responses to Le difficili scelte di Mario Draghi

  1. Conte Zio scrive:

    La banda degli onesti, ecco quello che sono!

  2. Pierpalo Gentile scrive:

    Francamente la BCE si è rivelata, a livello di personale, molto più in basso di quello che pensavamo tutti prima della nascita dell’euro. Forse sarebbe stato meglio affidare l’euro direttamente alla bundesbank, che ne dite?

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