Mercati in flessione e incertezza dopo le parole della Yellen

Yellen

La scorsa settimana si è molto parlato, ipotizzato e scommesso circa le decisioni della Federal Reserve sulla politica monetaria da mantenere, speculazioni che avevano portato i principali listini a chiudere la settimana in rialzo dopo il simposio di Jackson Hole, dove pur temporeggiando (e di fatto senza dire quasi nulla) la Yellen ha riconfermato un possibile rialzo dei tassi di interesse entro la fine del 2016. Tuttavia il clima di incertezza è ancora ben percepibile, e a dimostrazione di questo stamattina i mercati si sono mossi in correzione.

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Oltre alle parole della Yellen ha certamente contribuito alla flessione il calo dei prezzi del greggio, nuovamente tornato sotto la soglia dei 47 dollari a barile nel Wti e in area 49 dollari nel Brent. Tra le borse europee Londra rimane chiusa per festività, male invece Francoforte e Parigi, che perdono circa un punto in percentuale. La maglia nera tocca ancora a Milano, protagonista di un ottimo +3,2% complessivo nella scorsa ottava, che oggi è invece arretrato di oltre l’1,5% nel Ftse Mib.

Nello specifico sul Ftse Mib hanno perso terreno i petroliferi, con Saipem a -1,71% a 0,4089 ed Eni a -1,47% a 13,41. In flessione anche StMicroelectronics a -1,25% a 6,715 e Cnh Industrial a -2,40% a 6,515, mentre nell’altalenante comparto bancario solo un titolo si mantiene sopra lo zero: Schizza a +1,43% a 0,2404 infatti Monte dei Paschi di Siena, dopo le recenti ipotesi di conversione volontaria di un pacchetto del valore di circa 3 miliardi di bond subordinati. Scende invece Unicredit a -0,46% a 2,176, sempre sull’onda della probabile cessione della banca polacca Pekao.

Tra gli altri titoli scende Exor del 2,76% a 35,55 nel giorno dell’approvazione dei deludenti conti trimestrali, mentre Ferrari si conferma il migliore della giornata nel Ftse Mib, attestandosi a +0,81% a 43,37. Continua invece il brutto momento di Mediaset dopo la rottura col colosso d’Oltralpe Vivendi. Si parla ora di nuovi investitori interessati a entrare nell’affare, ma intanto il titolo si conferma a -1,06% a 2,812.

Tra gli industriali ripiega Fiat Chrysler Automobiles a -1,95% a 6,045, dopo che il Ceo Marchionne ha dichiarato che Magneti Marelli, per il quale il mercato scommetteva su una cessione, rimane certo strategica nel breve termine, ma per ora nulla di fatto, mentre gli operatori guardano invece attentamente al negoziato con i sindacati in Canada che hanno minacciato scioperi in caso di mancato accordo sul rinnovo contrattuale.

Per quanto riguarda il mercato valutario, il dollari si conferma in fase di rafforzamento grazie alla prospettiva di un maggiore costo del denaro sul breve termine, ipotesi considerata anche dai futures sui Fed funds, che hanno calcolato una percentuale del 60% di probabilità che si verifichi un ritocco a dicembre (o, meno probabilmente, a settembre). Al momento la coppia EUR/USD tratta sotto 1,12 a 1,1191 rispetto ai 1,1195 di venerdì sera, mentre USD/JPY è scambiato a 102,33 da 101,77. La valuta giapponese perde terreno anche nei confronti della moneta unica, in quanto per comprare un euro occorrono al momento ben 114,65 yen.

Proprio il calo dello yen contro il dollaro in seguito alle dichiarazioni della Yellen ha spinto oggi la borsa di Tokyo in forte rialzo, con l’indice Nikkei che guadagna ben il 2,30% a 16.737,49 punti, un risultato ottimo se paragonato al deludente -1,2% dello scorso venerdì. Infine lo spread tra Btp e Bund apre la settimana in calo: il differenziale tra il decennale benchmark italiano e il pari scadenza tedesco segna infatti in avvio di oggi 118,7 punti, un preoccupante calo appunto rispetto ai 120 punti raggiunti venerdì.

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Mercati in flessione e incertezza dopo le parole della Yellen
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I mercati pagano dazio per l'incertezza provocata dalle mancate decisioni della Yellen.
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