Nuovo crollo delle Borse, in Cina i listini perdono il 7%, il petrolio scende sotto i 30 dollari

Borse asiatiche ancora giù e per la seconda volta in una settimana si arriva al blocco automatico delle contrattazioni per eccesso di ribasso. Shanghai arriva a perdere il 7%, mentre Shenzhen fa peggio cedendo l’8,5%.
A peggiore ulteriormente il quadro c’è anche la decisione della Banca centrale cinese di svalutare ulteriormente lo yuan dello 0,51% nei confronti del dollaro, toccando il livello più basso degli ultimi dal 2011.
La scelta di Pechino, formalmente un tentativo di rilanciare l’esportazioni, è stata letta dagl’investitori internazionali come un segnale di debolezza e come una prova a favore di chi sostiene che la Cina potrebbe arretrare più di quanto dicano gl’indicatori ufficiali.


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Il governo cinese, da parte sua, ha adottato delle misure per evitare il crollo. L’ente che regola il mercato cinese ha presentato nuove regole che limita la capacità di vendita dei titoli dei grandi azionisti ad un massimo dell’1% delle azioni di un’azienda. Questa limitazione per gli azionisti che detengono il 5% o più di un’azienda si estende in un arco temporale di tre mesi (nel corso di questo periodo è fatto divieto di vendere più dell’1% suddetto), tali soggetti saranno anche obbligati ad annunciare le proprie intenzioni con un anticipo di almeno 15 giorni.

Questa misura non è nuova, ma allunga la scadenza di una misura simile adottata da Pechino per arginare la recente ondata di vendite che creò il caos sui mercati mondiali. Il vecchio termine sarebbe scaduto domani, con una verosimile nuova ondata di vendite da parte dei grandi azionisti.

IL CROLLO DEL PETROLIO Il pessimismo è acuito dal prezzo del petrolio. Il Brent, dopo aver toccato il valore più basso degli ultimi 11 anni, è sceso ulteriormente. Il barile del mare del nord è arrivato a 32,75 dollari, mentre il Wti è sceso del 4%, arrivando a un prezzo di 32,6 dollari.
In queste dinamiche incide di certo le tensioni politiche tra l’Iran e l’Arabia Saudita, dopo l’uccisione da parte di Riad del leader sciita Nima al-Nimr dello scorso 2 gennaio. L’Arabia Saudita è il primo produttore di petrolio al mondo con più di 10 milioni di barili al giorno; la sua scelta di non abbassare la produzione è letta da molti analisti come il tentativo di accaparrarsi importanti quote di mercato a scapito delle società petrolifere statunitensi e di rivendicare il suo ruolo cruciale sul mercato mondiale del petrolio. Una forzatura che potrebbe portare a conseguenze incontrollabili.

One Response to Nuovo crollo delle Borse, in Cina i listini perdono il 7%, il petrolio scende sotto i 30 dollari

  1. Conte Zio scrive:

    Mi sono proprio rotto con sta storia che il crollo del petrolio è negativo per l’economia. Oggi ho letto anche articoli deliranti che paragonano il petrolio ai mutui del 2008. Ma scusate, se ci sono dei coglioni che hanno puntato sul petrolio e stanno saltando, che saltino. Noi ci godiamo il petrolio a basso prezzo.

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