Occupazione, Istat: disoccupazione scende all’11,3% ai minimi da 3 anni ma il jobs act non decolla

Poche novità sostanziali nei dati diffusi dall’Istat nel rapporto periodico sullo stato dell’occupazione in Italia. Il tasso di disoccupazione a novembre è sceso all’11,3%, i calo dello 0,2%, toccando il livello più basso degli ultimi 3 anni . Un dato positivo cha fa il paio con quelli degli occupati che aumentano di 36 mila unità e quelli sugl’inattivi che rimangono sostanzialmente invariati.
Un dato questo apparentemente positivo ma che ad un’attenta analisi mostrano un aspetto meno incoraggiante.

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I DATI (PROVVISORI) DI NOVEMBRE
Abbiamo detto del tasso di disoccupazione sceso all’11,3% con 48mila persone in meno in cerca di un’occupazione. Contestualmente aumentano anche gli occupati dll’0,2%, con 36mila persone che hanno trovato un lavoro; il tasso di occupazione però è del 56,4%, tra i più bassi d’Europa.
Rimangono sostanzialmente stabili gl’inattivi, con un tasso di inattività al 36,3%. In Italia più di una persona su tre non lavora e non cerca occupazione.

I DATI TRIMESTRALI se allarghiamo il periodo la ricerca all’ultimo trimestre e confrontiamo i dati al trimestre precedente, il calo dei disoccupati è di 134mila unità (-4,4%), un dato positivo ma fortemente mitigato dal calo degli occupati (12mila, -0,1%) e dall’aumento degl’inattivi (+88mila, +0,6%).

SU BASE ANNUA Se si tiene conto dei dati su base annua il numero dei disoccupati è sceso di 479mila unità e quello degli occupati è salito di 206mila; in aumento anche gl’inattivi, nell’ultimo anno ben 138mila persone hanno smesso di cercare un lavoro.

ALCUNE CONSIDERAZIONI Questi i numeri, ma per analizzare con più puntualità gli effetti delle riforme messe in atto dal governo bisogna fare qualche considerazione in più.

I numeri raccolti dall’Istituto nazionale di statistica sono influenzati in maniera decisiva dagl’incentivi sulla defiscalizzazione più che dal Jobs Act. Una considerazione corroborata dai numeri:
da gennaio a novembre i contratti a termine sono aumentati di 124mila unità, quelli a tempo indeterminato di 61mila. se prendiamo in considerazione l’intervallo da marzo a novembre (da quando è in vigore il Jobs act, nda) i contratti a tempo indeterminato sono aumentati di soli 36 mila unità, mentre quelli a tempo determinato di ben 148mila. La forbice, dunque, si è allargata a favore dei contratti a termine proprio nel periodo in cui è entrato in vigore il cd. Jobs act; dimostrando che i contratti a tempo indeterminato sono spinti dai contributi statali, che hanno un costo e che non possono essere procrastinati all’infinito.
Se a questo aggiungiamo che i nuovi contratti a tutele crescenti hanno sensibilmente eroso i diritti e le tutele rispetto ai vecchi contratti a tempo indeterminato il giudizio sullo stato del mercato del lavoro devono inevitabilmente rivisti al ribasso.
Inoltre, come appena ricordato, gl’incentivi alla defiscalizzazione sono costati per il solo 2015 circa due miliardi di euro; un investimento che non ha dato i frutti sperati se, come i dati dimostrano, il mercato del lavoro italiano è ancora caratterizzato da instabilità e andamenti incerti.
Un’ultima considerazione va fatta sulle fasce d’età. I dati Istat ci dicono che una componente molto sostanziosa di occupati riguarda la fascia d’età degli over 50 (+233mila), un aumento influenzato dalle nuove norme sul ritiro; mentre quella in maggiore sofferenza è quella tra i 25 e i 34 anni. Quella italiana è una popolazione lavorativa più vecchia e mano tutelata.

One Response to Occupazione, Istat: disoccupazione scende all’11,3% ai minimi da 3 anni ma il jobs act non decolla

  1. Conte Zio scrive:

    Siamo veramente alla frutta. Fra poco arriva il cameriere con il conto, ma non ci saranno i soldi per pagare.

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