Patuelli (ABI), il salvataggio delle banche è una legnata

Patuelli Abi

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Per Antonio Patuelli, il salvataggio di banca Marche, Cari Chieti, Banca Etruria e CariFe è “una legnata per le banche italiane, siamo imbestialiti”. Destinataria degli strali del presidente dell’Associazione Bancaria italiana – intervenuto alla Camera di Commercio di Brescia- è la Commissione Europea.
Quella di Patuelli è una presa di posizione netta che non teme di puntare il dito contro le istituzioni europee che hanno permesso, a detta del capo dell’Abi, ai tedeschi di salvare una banca con soldi pubblici, impedendo all’Italia di fare lo stesso.

Il riferimento è alla sentenza della Corte Europea nella quale viene stabilito che il salvataggio di una banca, pur costituendo aiuto di Stato, a certe condizioni è compatibile con il mercato interno. La sentenza è arrivata dopo il ricorso di due azionisti di minoranza di una banca tedesca, la HSH Nordbank, salvata da garanzie dello stato tedesco per 3 miliardi di euro. Un’operazione che ha avuto il via libera della Commissione europea lo scorso 19 ottobre.

L’istituto di credito di Amburgo, controllato dal Land dello Schleswig-Holstein e dal comune di Amburgo, era molto esposto in crediti alla navigazione mercantile e aveva già ricevuto nel 2011 due ondate di aiuti di stato sotto forma di garanzie dello Stato tedesco. Questa circostanza qualificherebbe, secondo la Commissione, queste garanzie come il prosieguo di quella serie di salvataggi iniziati anni fa quando le regole sugli aiuti di Stato erano diverse e non toccavano i creditori. Una motivazione che appare alquanto debole.

Ma questa disparità di trattamento per le banche italiane non è l’unica motivazione del malcontento lamentato da Patuelli. Nello specifico, il presidente dell’ABI, si dice infastidito perché il Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd), composto esclusivamente da banche private, aveva predisposto tutti i provvedimenti e gli atti per i salvataggi delle banche in sofferenza; con costi minori dell’operazione da poco chiusa. Ad ostacolare questa operazione, ha detta di Patuelli, sono stati “i bisbigli
di burocrazie Ue che hanno rallentato questi provvedimenti, senza presentare mai un diniego scritto che sarebbe stato giuridicamente impugnabile.
Hanno così costretto le istituzioni della Repubblica e, quindi, il Governo e la Banca d’Italia a compiere l’intervento che era divenuto urgente e doveroso, ma la cui responsabilità è a monte, è degli uffici della Commissione europea, che hanno preferito quello più costoso e tardivo agli altri più anticipati e meno costosi”.

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