Petrolio, dietrofront dell’Arabia Saudita sul vertice di Doha: nessuna riduzione della produzione senza l’Iran

L’Arabia Saudita ha annunciato che non effettuerà alcun taglio della produzione del petrolio se tutti gli altri Paesi produttori, Iran compreso, non faranno lo stesso. Nonostante le aspettative sul vertice di Doha non fossero alte, il passo indietro di Riyadh a poche settimane dall’incontro gela le speranze di quei Paesi che contano sul rialzo del prezzo del barile di petrolio per ridare fiato ai propri asfittici bilanci statali.

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A sottolineare l’importanza dell’annuncio è la figura della persona che lo ha fatto: il principe Mohammed bin Salman, figlio del re e secondo in linea di successione al trono; figura di spicco del governo. Mohammed è ministro della Difesa e membro del Consiglio per gli affari economici, un istituto creato dal re che supervisiona i ministeri delle Finanze, quello dell’Economia e del petrolio e il fondo sovrano saudita. Le parole del principe, intervistato dall’agenzia Bloomberg, non si prestano ad interpretazioni: “Se tutti i Paesi, compresi Russia, Venezuela, membri dell’Opec e tutti i principali produttori, decidono di congelare la produzione saremo con loro. (…) Se c’è qualcuno che decide di aumentare la sua produzione allora non respingeremo nessuna opportunità che bussi alla nostra porta.

Evidente che quella della Arabia Saudita è una forzatura, visto che l’Iran ha annunciato da tempo la sua indisponibilità a procedere ad un taglio della produzione di petrolio dopo essere stata estromessa dal mercato internazionale da anni di sanzioni economiche a suo carico. L’annuncio dei sauditi non è altro che un nuovo capitolo di quella pericolosa strategia attuata proprio da Riyadh per tenere bassi i prezzi per il petrolio con l’obiettivo di danneggiare le compagnie straniere e quello di evitare che l’Iran possa beneficiare troppo dell’eliminazione delle sanzioni economiche a suo carico e dal ritorno sul mercato del petrolio (assieme al tentativo più politico di creare tensioni nell’area ed evitare che l’Iran rinsaldi il rapporto con gli USA, sulla scia delle trattative sul nucleare, riaffermando l’Arabia Saudita come alleato principale degli statunitensi nell’area).

La mossa dell’Arabia Saudita sembra aver dato i suoi frutti: la dichiarazione del principe Mohammed, assieme alla risalita del dollaro, ha causato la riduzione del prezzo del petrolio del 4%. Il Wti È sceso sotto i 37 dollari al barile, a 36,79 dollari, mentre il Brent non raggiunge i 39 dollari, un barile è scambiato a 38,67 dollari.

Alla lunga distanza il calo del prezzo del petrolio potrebbe essere un problema molto rilevante anche per la stessa Arabia Saudita, visto che al momento le entrate dovute all’esportazione di greggio sono la principale voce di entrata del bilancio pubblico. Proprio per questo il principe Mohammed, durante la lunga intervista a bloomberg, ha parlato anche dell’ambizioso progetto di rendere l’Arabia Saudita “non dipendente principalmente dal petrolio” nel giro di vent’anni. Lo strumento per raggiungere questo obiettivo è il fondo sovrano saudita che diventerà “il più grande fondo sovrano della terra, con oltre 2000 miliardi di dollari in gestione”. Il fondo sarà rinforzato e diversificato e gl’investimenti saranno effettuati per la metà all’estero, contro l’attuale 5%.

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