Schermaglie Iran-Arabia Saudita, si allontana l’ipotesi di un taglio della produzione di petrolio

“Alcuni Paesi che stanno producendo più di 10 milioni di barili al giorno hanno chiesto all’Iran di congelare la sua produzione a un milione di barili al giorno. È una barzelletta”. Parole roventi, il mittente è Bijan Namdar Zangeneh, il ministro del petrolio iraniano, i destinatari l’Arabia Saudita e i tre paesi che lo scorso 17 febbraio a Doha hanno concordato la proposta di congelare la produzione di petrolio ai livelli di gennaio per far risalire il prezzo del petrolio.


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Una chiusura netta, quindi, dell’Iran a Russia, Qatar e Venezuela e, soprattutto, all’Arabia Saudita
. “È completamente ridicolo – ha aggiunto il ministro – perché l’Arabia Saudita arriva con questa proposta di congelamento loro che producono 10 milioni di barili, contro l’Iran” proprio ora che ha programmato un aumento della produzione “di un milione di barili. Se la produzione dell’Iran diminuisce, il nostro posto verrà preso dai paesi vicini”. Più passa il tempo e più le posizioni in campo si fanno chiare, confermando le previsioni degli analisti. Dal canto suo, l’Iran intende sfruttare questa situazione per recuperare le quote di mercato che le sanzioni internazionali le hanno tolto, a favore degli stessi produttori che oggi le chiedono di ridurre la produzione.

D’altro canto, nemmeno l’Arabia Saudita appare realmente convinta di procedere al taglio della produzione. A confermarlo sono anche le dichiarazioni con cui il ministro del petrolio saudita, Ali Al Naimi, che da un convegno in Texas definisce improbabile un taglio della produzione. “Noi non ci contiamo”, ha affermato il politico saudita, confidando di non fidarsi molto degli altri paesi produttori. “Non succederà perché non ci saranno molti Paesi in grado di tenervi fede. Anche se dicono che lo faranno, non taglieranno”.

Come ulteriori indizi che in realtà Ryiadh lavori per scongiurare un accordo, nonostante periodicamente sembra aprire a questa ipotesi, ci sono valutazioni di tipo economico-politiche. È stata proprio l’Arabia Saudia a dare avvio a questa strategia dei prezzi bassi per il petrolio con l’obiettivo di danneggiare le compagnie straniere e quello di evitare che l’Iran possa beneficiare troppo dell’eliminazione delle sanzioni economiche a suo carico e dal ritorno sul mercato del petrolio (assieme al tentativo più politico di creare tensioni nell’area ed evitare che l’Iran rinsaldi il rapporto con gli USA, sulla scia delle trattative sul nucleare, riaffermando l’Arabia Saudita come alleato principale degli statunitensi nell’area). Al momento entrambi gli obiettivi sono centrati: una catena di fallimenti ha colpito le compagnie straniere, molte hanno rinunciato alle prospezioni in mare (recenti i casi di Shell e Petroceltic in Italia, nda). L’Iran, al momento, è frenato nel suo tentativo di recupero di quote di mercato dalla situazione di stallo e dai prezzi bassi. Perché l’Arabia Saudita dovrebbe spendersi più di tanto per una soluzione che favorirebbe i propri competitor?
Inoltre, l’enorme riserva di valuta estera accumulata dai sauditi nei tempi floridi permette a questi di resistere meglio al drammatico calo degli introiti derivanti dal petrolio rispetto agli altri produttori.
“I produttori dei barili ad alto costo devono trovare il modo di abbassare i costi, prendere denaro a prestito oppure fallire. È duro, ma è il modo più efficiente di riequilibrare il mercato”, di certo non si può rimproverare a Al Naimi di aver celato le intenzioni saudite dietro fumose dichiarazioni diplomatiche.

One Response to Schermaglie Iran-Arabia Saudita, si allontana l’ipotesi di un taglio della produzione di petrolio

  1. Mario Alfano scrive:

    Sogno o son desto? Tiranni, sceicchi, dittatori e monarchi medioevali litigano per tagliare la produzione di petrolio e non si mettono d’accordo. Noi godiamo per i prezzi bassi (anche se chi vive in Italia non li gode del tutto causa tasse) e allo stesso tempo molti di questi malvagi tiranni probabilmente saranno cacciati a pedate proprio perché non potranno più garantire panem et circenses gratis ai loro sudditi. Eccellente.

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