Sofferenze bancarie, arriva l’accordo con l’Ue: la garanzia non è aiuto di Stato.

Dopo un negoziato durato molto più di quanto ci si attendesse, è arrivato finalmente l’accordo tra governo italiano e Commissione europea sulla gestione dei crediti non performanti (Npl, nda) che gravano sui bilanci delle banche italiane.

Al termine di un incontro durato ben cinque ore, il ministro dell’economia italiano, Pier Carlo Padoan, e il commissario alla Concorrenza, Margrethe Vestager, hanno potuto annunciare che si è arrivati ad un’intesa, in base alla quale “il Governo sta per varare le norme che definiscono un meccanismo di garanzia utile a smaltire i crediti in sofferenza presenti nei bilanci bancari” e che “la Commissione europea concorda che il meccanismo non prevede aiuti di Stato”.

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IL MECCANISMO L’accordo, pur rimandando la definizione degli aspetti più tecnici a successivi incontri, definisce un meccanismo chiaro sulla gestione degli Npl che rispetta gran parte delle indiscrezioni trapelate nei giorni passati.
“Lo Stato garantirà soltanto le tranche senior delle cartolarizzazioni, cioè quelle più sicure, che sopportano per ultime le eventuali perdite derivanti da recuperi sui crediti inferiori alle attese. Non si potrà procedere al rimborso delle tranche più rischiose (junior e mezzanina), se non saranno prima state integralmente rimborsate le tranche senior garantite dallo Stato”.
Lo Stato rilascerà la garanzia “solo se i titoli avranno preventivamente ottenuto un rating uguale o superiore all’Investment Grade, da un’agenzia di rating indipendente e inclusa nella lista delle agenzie accettate dalla BCE”.

IL PREZZO Il nodo cruciale dell’accordo, e la verosimile causa del prolungarsi dell’incontro, era quello relativo al prezzo della garanzia rilasciata dal Tesoro. Sul tema la Commissione è riuscita ad ottenere che il prezzo sarà “di mercato” e il governo di Roma che “il complesso degli interventi faciliterà la gestione efficace e progressiva del residuo elemento di debolezza del settore bancario italiano, rappresentato dalla concentrazione di crediti deteriorati”. Tutto questo – precisa nella propria nota il Mef – senza che vi siano oneri per l’Erario. Al contrario si prevede che le commissioni incassate saranno superiori ai costi.

Il prezzo non sarà invariabile ma crescente nel tempo, “sia per tenere conto dei maggiori rischi connessi a una maggiore durata delle note, sia per introdurre nello schema un forte incentivo a recuperare velocemente i crediti”. La definizione del prezzo invece rispetterà uno schema che da via XX Settembre sintetizzano così: “Il prezzo previsto per i primi tre anni è calcolato come media del mid price dei CDS a tre anni per gli emittenti con rating corrispondente a quello delle tranche garantite. Al quarto e quinto anno il prezzo aumenterà in conseguenza dell’applicazione di un primo step up (CDS a 5 anni) e del pagamento di una maggiorazione incentivante, a compensazione del minore tasso pagato per i primi 3 anni. Dal sesto anno in avanti il prezzo della garanzia sarà pieno (CDS a 7 anni). Per il sesto e settimo anno sarà anche dovuta una ulteriore maggiorazione incentivante, a compensazione del minore tasso pagato per i primi 5 anni”.

L’accordo rappresenta un punto a favore del Governo di Roma nella partita europea e per la Commissione la dimostrazione che e istituzioni europee – consapevoli delle possibili reazioni di una nuova crisi finanziaria nel cuore dell’Unione – sono pronte ad adottare una maggiore elasticità per scongiurare le conseguenze incontrollabili di un collasso del sistema creditizio. D’altro canto, c’è da valutare l’effettiva efficacia del meccanismo una volta definiti i dettagli tecnici di un accordo arrivato in ogni caso con colpevole ritardo.

One Response to Sofferenze bancarie, arriva l’accordo con l’Ue: la garanzia non è aiuto di Stato.

  1. Conte Zio scrive:

    Insomma, i nostri cari governanti hanno poche idee ma ben confuse. Ma io di una cosa sono certo: che a pagare per tutti saranno i contribuenti, è ovvio che chi ha debiti e non vuole pagare continuerà a non farlo. E nessuno dirà niente perché in Italia il furbo cammina più veloce dell’onesto ed è più rispettato. A pagare sono i tassatissimi italiani. E gli sta bene così: se accettano tutto passivamente, meritano sempre e comunque il peggio.

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