Tagli alle pensioni con il metodo contributivo

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La riforma delle pensioni che il Governo Renzi sta varando, per permettere a chi voglia di lasciare il lavoro in anticipo, potrebbe portare a tagli anche molto consistenti della propria pensione. Vediamo insieme perché. Quanto costerà, alla fine, lasciare il lavoro in anticipo, prima dell’età per la pensione di vecchiaia, prendendo l’assegno col metodo contributivo?

Secondo le ultime stime della Uil, parliamo di un taglio che va dal 10 al 34%, in base a diverse proiezioni. Il dibattito si è aperto dopo che il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha presentato una proposta per aumentare la flessibilità in uscita. Anche il ministro del Lavoro del Governo Renzi, Giuliano Poletti, dopo aver incontrato i sindacati dei pensionati, ha assicurato che il Governo sta realizzando un’istruttoria, e prima possibile si aprirà un confronto con i sindacati su questo versante. Poletti ha anche fatto riferimento alla rivalutazione delle pensioni e a una possibile riforma dell’adeguamento al costo della vita. Infatti la norma sulla rivalutazione scade nel 2017, e bisogna decidere se modificarla o confermarla.

E’ stato calcolato, dunque, quanto perderebbe sull’assegno un pensionato che volesse uscire dal mercato del lavoro in anticipo. Applicando totalmente il metodo contributivo, secondo la Uil, una lavoratrice dipendente di 62 anni con un reddito di 34.500 euro al mese, 39 anni e mezzo di contributi, avrebbe l’assegno decurtato, andando in pensione ora anziché a 66 anni e 7 mesi, del 30,82%. In soldoni, si tratta di ben 682 euro in meno al mese. Invece, una pensionata con il regime misto perderebbe il 12,67% (247 euro al mese).

Il segretario confederale Uil Domenico Proietti ha dichiarato che, nonostante «la legge Fornero abbia provocato una rigidità eccessiva che va rimossa», l’ipotesi di Boeri è sbagliata e iniqua. Infatti, il numero uno dell’Inps ha dichiarato che ci sarà uno scostamento tra il 7% e il 10% rispetto al calcolo attuale, ma questi dati non si adattano per nulla alla reale situazione dei singoli lavoratori.

La Uil ha considerato anche il caso limite di un uomo di 62 anni, con contributi già versati da 35 anni, reddito di 33mila euro. Andando in pensione ora invece che nel 2019, vedrebbe decurtato di molto il suo assegno pensionistico: si parla di 1.549 euro invece di 2.345, il 33,94% in meno. Boeri però ha anche affermato, nei giorni scorsi, che una decurtazione di questo tipo non è pensabile: sono al vaglio dunque ancora diverse proposte.

In ogni caso, come ha confermato Filippo Taddei – responsabile economico del Pd – in autunno, nella Legge di Stabilità, ci saranno spending review, interventi fiscali e flessibilità in uscita dal lavoro, compreso anche il ricalcolo delle pensioni con il sistema contributivo.

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