Taglio Tasi e Imu, cosa cambierà

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La scelta del governo Renzi, annunciata e presto attuata, di tagliare l’imposizione sugli immobili, interrompe un percorso di crescita della pressione sul patrimonio che dura ormai da 25 anni. Si è passati dai 10 miliardi di gettito del 1990 agli attuali 48,6 miliardi.

L’annuncio estivo di Matteo Renzi sul famoso “funerale” delle tasse sulla prima casa è stato seguito da riflessioni di economisti: è opportuno agire su un’imposta di tipo patrimoniale, piuttosto che tagliare il costo del lavoro o il cuneo sulle attività produttive? L’Unione europea non è d’accordo sul taglio della tassa, tanto che da Bruxelles e dalla Corte dei Conti ci ricordano che proprio l’incidenza del fisco sul patrimonio è quella meno avversa alla crescita economica: bisognerebbe tagliare invece le pesantissime tasse sul lavoro e sulle imprese. Non sono per questo mancate critiche al governo, ma Matteo Renzi sembra intenzionato ad andare avanti senza se e senza ma.

Con l’abolizione della Tasi si interrompe l’odiosa tendenza degli ultimi lustri, cioè dello spostamento del carico fiscale verso il patrimonio. Lo confermano anche i calcoli della Cgia di Mestre, secondo la quale l’anno scorso le imposte patrimoniali sono costate agli italiani ben 48,6 miliardi di euro. Negli ultimi 25 anni, l’incidenza sul Pil delle imposta patrimoniali è raddoppiata; secondo la Cgia, dal 2016 dovremmo registrare un’inversione di tendenza: “Se il governo confermerà l’abolizione delle tasse che gravano sulla prima casa, dell’Imu agricola e quella sugli imbullonati  – ha dichiarato infatti Paolo Zabeo – nel 2016 dovremmo risparmiare 4,6 miliardi di euro: vale a dire uno sconto che sfiora il 10 per cento”.

Continua Zabeo: “l’anno scorso, ad esempio, per onorare questi due tributi (imu e Tasi, ndr) famiglie, imprese e lavoratori autonomi hanno versato ben 24,7 miliardi di euro”. Le imposte patrimoniali sono quelle che pesano sulla ricchezza posseduta dalle persone in un determinato momento.

In base ai calcoli, in attesa della prossima Finanziaria, le imposte più pesanti per gli italiani sono proprio l’Imu/Tasi: nel 2014 hanno garantito alle casse dello Stato e dei Comuni ben 24,7 miliardi di euro. Pesano a seguire l’imposta di bollo (7,9 miliardi di euro), il bollo auto (6,1 miliardi di euro) e l’imposta di registro (4,6 miliardi di euro).

La prima parte dell’analisi della Cgia è stata dedicata ad individuare le imposte da imposizione patrimoniale in modo da studiarne l’evoluzione nel tempo. Storicamente, ci sono stati alcuni “balzi” nella storia delle tasse patrimoniali: è il caso del balzo del 1992, sul quale influì anche il prelievo forzoso dai c/c deciso dal governo Amato; all’epoca, le tasse salirono da 11,7 a oltre 20 miliardi di euro. Ancora una volta, nel 2012 è stato necessario il ‘Salva Italia’, e si è messo di nuovo mano ai patrimoni degli italiani: dalle case (Imu) alle auto di lusso, con il governo Monti.

One Response to Taglio Tasi e Imu, cosa cambierà

  1. Foster scrive:

    Siamo governati da una banda di rapinatori criminali e inetti, secondo me la TASI non la tolgono. Cambiano il nome e la raddoppiano, come minimo. Cialtroni.

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