Triplo record per Wall Street, non accadeva dal 1999

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L’ultima volta che a New York gli indici Dow Jones, Standard & Poor’s 500 e Nasdaq avevano segnato tutti e tre nuovi record nella stessa sessione singola era il 1999. Per intenderci dai tempi della prima originale bolla Internet e di quella immobiliare. Ebbene dopo 17 anni il cosidetto “triplete” è riuscito nuovamente a Wall Street, dove giovedì scorso il Dow Jones ha guadagnato lo 0,64% a 18.613,52, lo Standard & Poor’s 500 lo 0,47% a 2.185,79 e Nasdaq lo 0,46% a 5.228,40.
Un risultato incredibile, frutto di una fortunata combinazione tra i titoli energetici, sostenuti dal recente recupero dei prezzi del greggio, e il settore del largo consumo e delle vendite al dettaglio.

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I primi, a cominciare da Chevron che ha capitanato un rialzo settoriale dell’1,3%, hanno reagito positivamente di fronte alla disponibilita’ garantita dai sauditi, che si sono dichiarati pronti a sostenere se necessario le quotazioni del petrolio. Inoltre un’altra nota positiva è arrivata dall’Agenzia Internazionale dell’Energia, che stando a quanto diffuso in una nota negli scorsi giorni prevede una temporanea stabilizzazione dei titoli energetici nel breve termine. Invece largo consumo e vendite al dettaglio sono decollate grazie alle ottime trimestrali pubblicate da alcune catene di distribuzione quali Kohl’s e Macy’s, che hanno rispettivamente guadagnato il 16% e il 17%, per Macy’s la miglior seduta degli ultimi 8 anni.

Numeri confortanti, che continuano a mantenere alta la fiducia sui mercati statunitensi, per i quali si prospettano scenari ottimistici: già dopo i dati sul versante occupazionale di luglio, che hanno registrato la creazione di oltre 255.000 posti di lavoro, sono diminuite le richieste dei sussidi settimanali di disoccupazione da 269.000 a 266.000. In ogni caso la Federal Reserve si muoverà cautamente, rimuovendo gradualmente la sua politica monetaria accomodante a base di bassissimi tassi di interesse.

Questi recenti e imprevisti rialzi verso nuove vette hanno cominciato a far parlare gli operatori di una borsa che sfida la forza di gravità, un concetto in apparenza astratto ma in realtà già noto al mondo della finanza internazionale: si tratta del cosiddetto melt-up, ovvero un periodo di imprevisti e sostenuti guadagni, anche dopo nuovi record, già verificatosi sul finire degli anni 90′ e l’ultima volta nel 2013, quando il rapporto tra l’elevato numero di titoli ai massimi da 52 settimane e quelli ai minimi era simile a quello odierno. Un’ipotesi esaltante per i mercati, che si basa sulla scommessa che al ritorno dall’estate gli investitori immetteranno sul mercato azionario nuovi capitali in contanti, spingendo un indice come il Dow Jones oltre la soglia dei 20.000 punti.

Esiste però come sempre l’altra faccia della medaglia, ovvero le crescenti preoccupazioni nel caso si arrivasse invece a uno scenario opposto, un eventuale melt-down provocato da realizzi di profitto e correzioni al ribasso. O quantomeno, la versione più moderata e diffusa tra gli scettici, di una borsa che abbia in serbo a questo punto soprattutto una comunque preoccupante serie di sedute a somma zero. A incrementare i sospetti è soprattutto il volume particolarmente scarso di contrattazioni, che accentua inevitabilmente l’impatto del movimento di pochi grandi titoli. Per esempio nella sessione di giovedì scorso, appunto quella del triplo record, sui mercati americani sono stati scambiati 5,98 miliardi di azioni, contro una media quotidiana di 6,48 miliardi delle precedenti 20 giornate, segno che una pericolosa inversione di tendenza non è da escludere, anche se per le prospettive dell’immediato futuro rimangono per ora ottimistiche.

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Triplo record per Wall Street, non accadeva dal 1999
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Wall Street macina record su record ma le prospettive dell'economia potrebbero non essere buone come sembrano
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