Trivelle, anche Shell rinuncia alle prospezioni in mare, i comitati no-triv esultano e si preparano al referendum

Seconda vittoria in pochi giorni per chi si oppone alla ricerca di petrolio e gas nell’Adriatico. La Shell Italia, come la Petroceltic per le isole Tremiti, rinuncia alle prospezioni nel golfo di Taranto.
A motivare la scelta della multinazionale olandese, a differenza della compagnia irlandese, non sono le difficoltà economiche ma valutazioni economiche e l’insorgere di variazioni delle normative italiane in materia di idrocarburi.

La Shell Italia ha comunicato, a mezzo lettera, la propria decisione di rinunciare ai permessi di trivellazione al Ministero dello Sviluppo economico.

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Il fattore decisivo che ha portato a tale esito è di certo l’enorme abbassamento del prezzo del greggio rispetto a quello con cui veniva scambiato il barile di greggio nel 2009 – anno in cui sono state presentate le due istanze da parte della Shell – ma non l’unico.

Come accennato, quella della multinazionale olandese è una scelta ben ponderata e non dettata dalle difficoltà economiche che hanno portato alla rinuncia della Petroceltic. Altri due fattori, oltre al prezzo del petrolio, hanno influenzato la scelta della Shell: le nuove perpetrazioni delle aree interessate dalle istanze presentate dalla Shell il 23 novembre del 2009 (d 73 F.R-.SH e d 74 F.R-.SH), a seguito della Legge di stabilità che le ha imposte, e le nuove possibili strategie d’investimento date dall’eliminazione delle sanzioni contro l’Iran.

Le nuove perimetrazioni hanno fatto sì che la superficie dell’area oggetto delle autorizzazioni ministeriali passasse 1350 chilometri quadrati a poco più della metà: 762 chilometri quadrati.

Dal 2009, poi, sono intervenute diverse modifiche delle normative in materia di idrocarburi
che hanno modificato le valutazioni sulla sostenibilità economica del progetto. La più importante è di certo il ripristino del divieto di prospezioni all’interno delle 12 miglia dalla costa, deciso dal governo il 5 febbraio 2016, attraverso un emendamento alla legge di Stabilità.

L’altro fattore a cui accennavamo è quello del cambio di strategia da parte della Shell, dopo la rimozione delle sanzioni all’Iran sul commercio del petrolio, durate quasi 40 anni. Le risorse del quarto produttore mondiale di petrolio (circa il 12% delle riserve mondiali, nda) sono infinitamente maggiori rispetto ai possibili giacimenti dell’Adriatico e, per questo motivo, la Shell pensa di dirottare sull’Iran i 2 miliardi di euro che intendeva investire in Italia.

A questo quadro va aggiunto, infine, l’opposizione di gran parte della popolazione e delle 9 regioni che hanno promosso il referendum sulle trivelle (il quesito riguarda la norma che prevede che i permessi e le concessioni già rilasciati abbiano la “durata della vita utile del giacimento”, nda), in programma per il 17 aprile. In attesa dell’esito referendario i comitati no triv possono festeggiare per un’importante vittoria.

One Response to Trivelle, anche Shell rinuncia alle prospezioni in mare, i comitati no-triv esultano e si preparano al referendum

  1. Conte Zio scrive:

    Fatemi capire una cosa, fermiamo la ricerca di petrolio e lo compriamo a carissimo prezzo dall’estero? Bella roba, eh

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