Turchia, il tentato colpo di Stato: Erdoğan, la lira turca e le reazioni dei mercati

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La notte dello scorso venerdì 15 luglio non verrà dimenticata tanto facilmente in Turchia. Imprevedibile e inaspettato, il tentato colpo di Stato organizzato da alcuni ufficiali dell’esercito contro il presidente Erdoğan ha scosso Istanbul e l’Europa intera, sospesa in un breve limbo durato solamente una notte. Cerchiamo di capire bene quel che è accaduto e perché.

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Da tempo rapporti tra il Vecchio continente e il premier turco Recep Tayyip Erdoğan erano alquanto freddi: già in passato la sua politica fondementalista e conservatrice lo rese colpevole di incitamento all’odio religioso, e nel 2013, in occasione delle rivolte di piazza Taksim, egli arrivò a dichiarare di non riconoscere il parlamento di Strasburgo. L’attitudine estremamente decisa e poco incline ai compromessi del premier turco è inoltre ben nota, così come la sua risolutezza nel trattare con i nemici e gli avversari in generale.

Il leader dell’AKP è per questo allo stesso tempo amato e odiato in patria, e più volte la stessa Unione Europea ha mostrato di non apprezzare i suoi poco ortodossi metodi. Negli anni è stato spesso criticato, paragonato a un dittatore, ma ha sempre difeso in ogni modo il suo ruolo democraticamente guadagnato.

E proprio per “ristabilire l’ordine democratico” una parte dell’esercito, comandata da un manipolo di ufficiali ribelli, ha tentato la notte del 15 luglio un inaspettato quanto maldestro colpo di Stato. Il sostegno del popolo, incitato dal presidente stesso a scendere in piazza, è stato decisivo per sedare la rivolta, concedendo a Erdoğan il tempo di riorganizzare l’offensiva e riprendere il controllo di Istanbul.

A posteriori a pesare è stata anche la reazione dei maggiori governi mondiali: la Germania pare abbia rifiutato di accogliere l’aereo presidenziale turco, mentre insieme agli Stati Uniti si è detta pronta a sostenere il governo democraticamente eletto, senza tuttavia nominare in alcun modo il presidente turco. Anche il silenzio assordante della Nato, che ha diffuso un comunicato solo quando era chiaro che il golpe era ormai fallito, è stata già una risposta, e di fatto nessun Paese ha dimostrato di voler intervenire in difesa di Erdoğan.

Il presidente è in ogni caso uscito rafforzato da questo evento, ma il clima di tensione che si respira ora tra i vari Paesi interessati è palpabile, complice la teoria (sempre più sostenuta in questi giorni) di un complotto ordito dallo stesso Erdoğan. L’effetto di tali dinamiche è già percepibile anche sui mercati: la lira turca ha è crollata ai minimi di otto anni fa, registrando un calo di quasi cinque punti percentuali a 3,0157 contro il dollaro.

Per la riapertura di lunedì è difficile fare previsioni, e molto certamente dipenderà dall’evolversi dei rapporti, al momento alquanto tesi, tra Nato, EU, Stati Uniti e Turchia. Pur se poco incline ai compromessi infatti, Erdoğan deve ora gestire con cautela la situazione, ristabilendo l’ordine e la fiducia dei mercati, in modo da non interrompere l’afflusso di capitali esteri.

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Mercati puniscono la Turchia dopo il golpe
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Il fallito colpo di Stato in Turchia ha portato il panico sui mercati, che hanno subito punito la lira turca sul forex
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One Response to Turchia, il tentato colpo di Stato: Erdoğan, la lira turca e le reazioni dei mercati

  1. Conte Zio scrive:

    Nei primi minuti ho gioito pensando ad un malvagio dittatore abbattuto. Poi è andata male, forse se l’è pure organizzato da solo il golpe questo Erdogan.

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