Unicredit non paga le tasse fino al 2032. Alle Cayman

Non è che ce l’abbiamo con Unicredit. Ma ci sono notizie che non possiamo proprio evitare di dare. Ad esempio, che Unicredit ha una controllata alle isole Cayman (alla faccia dei Panama Papers) e che questa controllata ha appena ottenuto dal governo locale il diritto di non pagare le tasse fino al 2032. Un bel privilegio, soprattutto agli occhi dei lavoratori autonomi e piccoli imprenditori italiani che vengono martirizzati quotidianamente da Agenzia delle Entrate e Equitalia.

unicredit cayman

Questo articolo non vuole segnalare alcuna irregolarità, per rilevare le irregolarità c’è (ci sarebbe, in effetti) la magistratura italiana. A noi piace solo segnalare una notizia interessante su Unicredit, notizia che come accade spesso sui media sussidiati non è stata riportata.

Prima di proseguire, è bene mettere in evidenza che circa un anno fa il ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan ha firmato un decreto ministeriale per aggiornare l’elenco dei paesi in black list in quanto paradisi fiscali e che le Isole Cayman sono da allora considerate fuori dalla black list. Insomma, sono un paradiso fiscale ma non così cattivo come altri perché almeno garantiscono requisiti minimi di trasparenza finanziaria.

Che cosa fa Unicredit alle Cayman?

Ebbene, la notizia in fondo è questa: la società Alpine Cayman Islands Ltd, controllata dal gruppo Unicredit tramite la sua controllata austriaca, è stata esentata dal governo delle Cayman dal pagamento delle tasse locali su redditi profitti e plusvalenze fino al 19 giugno del 2032. La giustificazione ufficiale è che la società pagherebbe le imposte già in Italia. Ovviamente ci crediamo, dopo tutto noi ci fidiamo di quello che viene detto da Unicredit, sempre.

La storia della controllata Unicredit nel paradiso fiscale delle isole Cayman può essere così riassunta. Fino al 2008 si trattava di una banca e si chiamava UniCredit Bank Cayman Islands Ltd. A partire dal 2008 ha smesso di essere una banca ed è diventata magicamente una società di investimento, qualunque cosa voglia dire visto che l’economia reale delle isole Cayman è praticamente assente.

Come opera la controllata di Unicredit alle Cayman? In effetti non fa quasi nulla, si limita a controllare altre due società Ba-Ca Finance limited e la Ba-Ca Finance 2. Chissà perché complicarsi la vita così tanto per fare qualche investimento in un luogo tutto sommato periferico. Chissà. Ma che cosa fanno di preciso queste società? Anche qui, quasi nulla. Si tratta, come spiegato ufficialmente dal revisore dei conti KPMG, di società veicolo per la raccolta di investimenti. In pratica, raccolgono soldi da investitori e poi gli affidano ad un’altra società Ramius Llc che li gestisce con investimenti speculativi. Unicredit fa parte del capitale della Ramius Llc, insieme ad altri soci. I fondi speculativi di Ramius Llc vengono sottoscritti da fondi pensione, investitori istituzionali, grandi investitori.

Unicredit e i paradisi fiscali

Ricapitolando, il giro che fanno i soldi è questo: Unicredit controlla tramite la sua filiale austriaca una società alle Cayman. Questa società non fa nulla, controlla altre due società. Queste due ultime, infine, raccolgono denaro da investitori per affidarlo ad un gestore professionale.

Riassumendo:

Unicredit -> Unicredit Austria -> Alpine Cayman Islands Ltd -> Ba-Ca Finance limited e la Ba-Ca Finance 2 limited. Ba-Ca Finance limited e la Ba-Ca Finance 2 limited operano tramite Ramius Llc

La domanda che nasce spontanea è perché andare a fare questa raccolta alle Cayman. La risposta è che si tratta di capitali che approfittano del regime fiscale estremamente benevolo delle Isole tropicali per proteggersi dalle mani rapaci e corrotte del fisco dei paesi di origine. Nulla da eccepire per chi ha capitali alle Cayman, sfuggire all’imposizione fiscale che si fa ogni giorno più iniqua non solo è lecito, ma anche doveroso a patto di rispettare tutte le normative. Quindi il fatto che Unicredit guadagni soldi aiutando questi profughi fiscali a investire non è per noi motivo di scandalo. La cosa curiosa è che una banca ulivista come Unicredit abbia una sede alle Cayman. E’ giusto una questione di coerenza. Se gli italiani vivono in un inferno fiscale, va bene. Se addirittura si ventila una patrimoniale, ancora meglio. Però loro poi aiutano la gente che ha i soldi alle Cayman (senza invidia e senza astio per questa gente, anzi, beati loro).

Se adesso è balzata agli onori della cronaca la storia della società di Unicredit alle Cayman che non paga tasse per i prossimi 20 anni, non è certo la prima società della banca italiana in paradisi fiscali. Anzi, secondo un attendibile report indipendente (che non ci risulta essere stato smentito dalla sede centrale della banca) è questa la situazione delle controllate in paesi fiscalmente benevoli:

Giurisdizione

Numero di società controllate
Delaware

23
Bermuda

2
Cayman

5
Isole Canarie

1
Hong Kong

1
Taiwan

1
Jersey

1 (in liquidazione)
Totale

34 (di cui 1 in liquidazione)

Insomma, una banca ulivista e moralmente superiore come Unicredit, una banca per cui gli italiani dovrebbero essere spellati vivi da una bella patrimoniale, ha 34 società in posti dove di tasse se ne pagano ben poche. E in qualche caso, come le Cayman, non pagherà nulla per 20 anni. Come ciliegina sulla torta, ricordiamo anche che alcune controllate off shore di Unicredit hanno perso soldi perché hanno affidato ingenti capitale al truffatore Madoff. La seconda banca italiana che si fa spennare in uno schema Ponzi. Ci manca solo che i vertici di Unicredit decidano di investire su The Millionaire in PJs.

Per i nostri attentissimi e astiosissimi commentatori: l’ultima frase è puramente sarcastica, non ci risulta che Unicredit abbia ancora investito i soldi dei suoi clienti con The Millionaire in PJs. Ci risulta invece che li abbia affidati a Bernie Madoff, condannato a decenni di carcere negli USA per le sue truffe finanziarie.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *