Veneto Banca, in rosso per 259 milioni ma piena di prospettive

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Veneto Banca è al momento un potenziale obiettivo per diversi investitori, anche se ancora non è stata resa nota alcuna trattativa ufficiale. La scorsa settimana si è tenuto il consiglio di amministrazione dell’istituto, dove è stata presentata una semestrale in rosso per 259 milioni di euro e sono state prese una serie di decisioni di rilievo come quella di togliere la Bim dagli asset in vendita. Lo stesso Paolo Petrignani, amministratore delegato di Quaestio, la società di gestione del risparmio che controlla il Fondo Atlante proprietario tra le altre anche della Popolare di Montebelluna, ha dichiarato sulla vicenda: “Sono arrivate molteplici manifestazioni di interesse, non solo da parte di fondi ma anche da soggetti bancari, ma al momento non ci sono trattative in corso”.

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La dichiarazione arriva dall’Npl Meeting organizzato la scorsa settimana a Venezia da Banca Ifis
, dove Petrignani ha ribadito che tra le ipotesi considerate c’è ancora quella di una possibile fusione tra le due banche venete, anche se “Non si tratta di offerte vincolanti, stiamo studiando tutte le opzioni, ma sulla fusione non posso commentare, bisogna chiedere ai cda delle due banche”. I quali per ora sembrano mantenere pareri discordanti, nello specifico Vicenza spinge per una fusione sulla quale ha invece espresso timori Montebelluna. In tutto questo “Atlante non è un azionista di lungo termine: l’obiettivo è di risanare e uscire al più presto, ottenendo un ritorno per gli investitori” ha continuato Petrignani, smentendo per ora le recenti indiscrezioni che parlavano di una proposta arrivata da un fondo americano e che sarebbe già sotto esame da parte della Banca centrale europea, ma che starebbe aspettando l’esito del referendum costituzionale per capire come potrebbe evolversi il mercato nel Belpaese.

Intanto come già accennato Veneto Banca ha da poco archiviato il primo semestre del 2016 con una perdita netta di 259 milioni, un dato in ulteriore aumento rispetto ai comunque poco confortanti 220 milioni di un anno fa: si tratta di una cifra su cui incidono componenti straordinarie negative e rettifiche sui crediti per un totale di oltre 258 milioni, oltre che nuovi accantonamenti ai fondi per rischi e oneri per circa 74 milioni. Il risultato operativo è poi in negativo per 37 milioni anche a causa di costi straordinari per 47 milioni, legati a oneri per la riorganizzazione, all’aumento di capitale, al contributo per il fondo di risoluzione e al canone relativo alle imposte differite attive. Se non fosse per queste voci il risultato operativo sarebbe in positivo al netto di 36 milioni.

Anche i ricavi sono calati a 359 milioni da 461: gli impieghi netti sono passati da 23,9 a 21,2 miliardi, mentre la raccolta totale è scesa da 50 miliardi a 45. Sotto il profilo patrimoniale, l’indice Cet1 ratio è salito al 10,74% dal 7,23% di fine 2015, mentre l’indice di liquidità è cresciuto al 71% dal 53% di fine 2015. Il patrimonio netto è pari a 2,6 miliardi, il netto tangibile a 2,5, e la banca, come ricordato in una recente nota, “prosegue con decisione la fase di ristrutturazione del gruppo che, assieme al rafforzamento patrimoniale e alla nuova governance, deve contribuire al rilancio della attività ordinaria e della profittabilità. Anche se l’incertezza e la posticipata conclusione nell’esecuzione dell’aumento di capitale concluso il 30 giugno hanno condizionato il business ordinario e la redditività del primo semestre”.

Per quanto riguarda invece i crediti deteriorati la banca vicentina ha accumulato un ammontare lordo pari a 7,9 miliardi, in aumento rispetto ai 7,6 di fine 2015. La copertura sulle sofferenze è del 52,9%, in leggera crescita rispetto al dicembre 2015, mentre sui crediti deteriorati è del 39,2%. Petrignani ha comunque lasciato aperta una possibilità circa un nuovo aumento di capitale per la banca vicentina dopo la vendita degli Npl, confermando che al momento “stiamo valutando se lavorare sugli Npl della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca”. Sul fronte della razionalizzazione dei costi e sulla riorganizzazione degli asset, la banca ha inoltre precisato nella semestrale di aver già chiuso 100 delle 130 filiali previste dal piano industriale, ma soprattutto ha dimostrato di aver cambiato idea su Bim, come già accennato. In prospettiva si guarda già al nuovo piano industriale, che sarà approvato entro fine anno, e in vista del quale è stato ritenuto giusto“rivedere la considerazione strategica circa il Gruppo Bim. Pertanto è stato valutato corretto il ritorno al consolidamento integrale “per linea” dei relativi saldi economici e patrimoniali”.

Il piano è già stato reso noto nei suoi punti fondamentali, che prevedono appunto “un’incisiva politica di riduzione dei costi, all’insegna della sobrietà, e una costante ricerca di maggiore efficenza a tutti i livelli”, ma tra le ipotesi rimane appunto quella molto interessante di una possibile fusione con la Popolare di Vicenza, un’ipotesi su cui ha voluto intervenire anche Davide Serra, amministratore delegato del fondo Algebris: “Sull’operazione giusta da fare, fusione o cessione, deciderà Atlante, ma avere in Veneto due banche così deboli non fa bene al territorio”. Vedremo che cosa decideranno i manager delle diverse parti interessate, ma certamente, nonostante il buco da 259 milioni, per l’istituto guidato da Cristiano Carrus le prospettive non mancano.

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Veneto Banca, in rosso per 259 milioni ma piena di prospettive
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Veneto Banca ancora alle prese con le sofferenze, malgrado l'aumento di capitale sostenuto dal fondo Atlante la situazione della banca veneta è ancora difficile.
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