Alitalia, un altro pezzo d’Italia che se ne va

La compagnia di bandiera rappresenta molto per un paese: è il suo biglietto da visita, è strategica per attirare flussi commerciali e turistici, muove un giro d’affari di solito consistente. Per questo la sua proprietà è strategica e tutti i grandi paesi hanno sempre il controllo diretto delle più grandi compagnie aeree.
In Italia abbiamo Alitalia, purtroppo. Una compagnia che ha un costo del lavoro elevatissimo e una produttività molto bassa e che quindi perde denaro in continuazione. Il governo Berlusconi, nel 2008, mise insieme una cordata raccogliticcia di imprenditori per salvare la compagnia e garantì anche una serie impressionante di aiuti, a partire dalla sconcertante decisione di sospendere le leggi antitrust per quanto riguarda la linea Roma – Milano Linate, la più importante del paese. Ma tutto questo non è bastato. Oggi Alitalia si trova di nuovo in guai grossi, molto grossi.

I problemi sono quelli di sempre: per anni in Alitalia ha assunto i dipendenti in base alle raccomandazioni politiche, ne ha assunti molti di più di quanti effettivamente necessarie e soprattutto non ha scelto, per così dire, i migliori ma solo i più raccomandati. La compagnia ha garantito trattamenti economici stellari anche quando non se lo sarebbe potuta permettere e continua a farlo.

alitalia

Poi sono arrivate le compagnie low cost, la crisi economica e, ultimamente, anche l’alta velocità ferroviaria che sta ottenendo sempre più successo e sta portando via passeggeri ad Alitalia sulla tratta più profittevole, la Roma – Milano. Non è un caso: i prezzi sono più bassi e, soprattutto, è molto più comodo. Se avete mai provato a fare i controlli di sicurezza a Milano Linate (a me è successo spesso) sapete quanto è stressante e disorganizzato lo scalo milanese. E se poi provate a cercare a Milano Linate un taxi di lunedì mattina (a me è successo tante volte) vi toccherà fare la coda, con il rischio di arrivare in ritardo ad importanti riunioni di lavoro. Ecco, possiamo dire che Alitalia paga pesantemente anche questi ritardi strutturali. Ma il risultato è uguale: la compagnia perde soldi, sempre di più.

E fra poco scadono gli accordi di lookup tra i soci della cordata che ha messo a segno il fallimentare salvataggio Alitalia e quindi ci saranno tante azioni in libertà. Si temeva che Air France, che già detiene il 25% della compagnia, potesse salire ancora, ma anche la compagnia francese è in crisi e non ha le poche risorse necessarie a comprare altre azioni e soprattutto a fare il necessario aumento di capitale (che sarà a breve inevitabile).

Ed è qui che viene il bello: pare che la compagnia di bandiera degli Emirati Arabi Uniti, Etihad, stia preparando un’offerta per salire in Alitalia, con una quota consistente. In pratica, un altro pezzo pregiato di Italia va via per molto meno di un piatto di lenticchie. I profitti prenderanno il volo, così come i passeggeri business che verranno dirottati secondo le esigenze della compagnia araba, mentre le perdite saranno socializzate, in puro stile italiano, con i dipendenti in esubero che otteranno sicuramente qualche decennio di cassa integrazione straordinaria (nel frattempo possono lavorare in nero indisturbati).

L’Italia non cambia mai, in fondo.

Vincenzo Colonna

2 Responses to Alitalia, un altro pezzo d’Italia che se ne va

  1. Conte Zio ha detto:

    Gli italiani hanno pagato fior di milioni per salvare alitalia, hanno dovuto accollarsi migliaia di esuberi (che banchettano in cassa integrazione per anni) e tutto per vedere la compagnia finire nelle mani degli arabi. Tanto valeva dare tutto ad air france all’epoca, non trovate? La CGIL si opponeva…

  2. Giorno ha detto:

    In Italia c’è qualcosa che non va…

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