Economia e Finanza

Alitalia vale zero

alitaliaQuanto vale Alitalia? Zero secondo il consiglio di amministrazione di Air France che ha deciso di svalutare completamente la partecipazione del 25% nella compagnia di bandiera italiana. I transalpini non parteciperanno all’aumento di capitale, determinando quindi un ulteriore aggravamento della crisi. Dopo tutto il loro comportamento da una parte ha un senso economico (è inutile continuare a buttare soldi in un’azienda che vive di sprechi e parassitismo) e
dall’altro ha un senso strategico profondo.
L’obiettivo di AirFrance infatti è quello di ottenere Alitalia a costo zero, di liberarsi di una parte consistente del personale a spese dell’Italia e poi di utilizzare soprattutto il vettore per portare tutto il traffico intercontinentale verso Parigi.
Un piano semplice e che i vertici di AirFrance non hanno nemmeno fatto finta di nascondere visto che hanno messo in evidenza che una condizione per partecipare all’aumento di capitale è proprio quella di bloccare le rotte internazionali.
Politica e sindacato, perché il sindacato è da sempre il vero potere forte in Alitalia, hanno portato la situzione ad un punto di non ritorno. In pochissimi anni l’azienda è riuscita di nuovo ad accumulare debiti spaventosi.
Il fatto è che dentro Alitalia lo spreco e la dispersione di mance di ogni tipo agli amici è la regola sovrana. Basti pernsare al costo del lavoro che è davvero esorbitante se confrontato a quello delle altre compagnie europee. O alla bassissima efficienza e produttività di questi lavoratori che guadagnano così tanto. O ancora, al fatto messo in evidenza dal Corriere della Sera che Alitalia paga 60 sedi all’estero quando le tratte intercontinentali sono meno di 20. O agli alberghi affittati per un anno intero per lo staff e mai utilizzati. Per finire con le feste organizzate con artisti di dubbio calibro che sarebbero anche tra i creditori non pagati di Alitalia.
Insomma, se Alitalia che venne liberata da tutti i debiti nel 2008 sta di nuovo fallendo è perché i soldi sono stati fatti uscire dalla cassa per accontentare tutti.
Nessuna persona sana di mente potrebbe investire in un’azienda del genere, a meno di non avere carta bianca per risanare, tagliare gli sprechi e svuotare tutte le mangiatoie che vengono costantemente riempite da Alitalia.
Forse sarebbe il segno che le cose stanno davvero cambiando in Italia, sarebbe il segno che il nostro Paese può rialzarsi. E non sarebbe nemmeno un sogno impossibile. Riportato il costo del lavoro a livelli sostenibili, chiuse le serie fantasmi, fermati gli spettacoli con nani e ballirine, l’azienda potrebbe avere un futuro e tornare a fare utili.
Magari potrebbe semplicemente aggregarsi alla pari con un’altra compagnia piuttosto che essere terra di conquista per gli stranieri. Ma è un sogno. La verità è che l’azionista di maggioranza di Alitalia, pur non possedendo nemmeno un’azione, è Bonanni. E Bonanni non ha nessuna intenzione di togliere il fieno dalle tante magiatoie riempite da Alitalia. Per il momento paga Poste Italiane, quando fra 3 o 4 mesi anche questi soldi finiranno, si penserà una nuova soluzione.
Tanto alla fine paga sempre Pantalone.

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