Alla ricerca della ripresa perduta

La crisi sta letteralmente distruggendo il tenore di vita di molti italiani, soprattutto di coloro che lavorano autonomamente e non hanno quindi un reddito garantito a fine mese e nessun tipo di ammortizzatori sociali per reagire a periodi di mancanza di guadagni. Sta distruggendo la possibilità delle nuove generazioni anche solo di cominciare a lavorare in maniera degna. Tutti si chiedono, giustamente, quando finirà la crisi e le risposte che otteniamo sono le più varie. Per i politici italiani la crisi finirà nel secondo semestre del prossimo anno. Peccato che sono un paio di anni che ripetono sempre lo stesso mantra, la ripresa è sempre lì, pare che la stiamo per toccare e invece si allontana, un po’ come se tentassimo di toccare l’orizzonte.

Per Angela Merkel, invece, ci vorranno altri 5 anni per avere una ripresa robusta, a patto però che i governi europei facciano le necessarie riforme. Ed è questa postilla che francamente, a me preoccupa molto, visto che i governi europei, soprattutto quelli dei paesi PIGS, di fare le riforme proprio non ne vogliono sapere. A parole, certo, tutti dicono di essere pronti, ma poi quando si arriva alla prova dei fatti, non si vuole scontentare nessuno e quindi in fondo non si fa nulla.

Il centro studi di Confidustria è leggermente più ottimista della Merkel: la ripresa ci sarà, all’inizio del 2014, ma sarà una ripresa estremamente debole e stentata. Tra i fattori che hanno aggravato la crisi, l’associazione degli industriali mette ai primi posti la crisi dell’edilizia residenziale. Dopo tutto il presidente di Confidustria, Squinzi, vende proprio prodotti per l’edilizia e, probabilmente, sta facendo un preventivo a qualche parte politica per un appoggio più o meno diretto (su Squinzi ci sarebbe davvero da scrivere molto, in negativo, ma le cose da scrivere sono così tante che si merita un post tutto suo).

mapei squinzi

Il contestato presidente di Confindustria, Squinzi, è patron della Mapei, che produce prodotti per l’edilizia.

Probabilmente anche la data prevista da Confidustira è troppo ottimista: i problemi dell’Italia sono sempre lì, a partire dall’immensa quantità di risorse collettive che vengono spese per il servizio del debito pubblico. Spesso si finge di ignorare che il nostro paese è costretto a pagare 80 miliardi all’anno di interessi sul suo debito. Una cifra mostruosa che viene sottratta ai consumi e agli investimenti dei cittadini, sotto forma di imposizione fiscale.

Se avessimo nelle nostre tasche questi soldi, in pratica, potremmo avere un tenore di vita molto più alto e potremmo investire di più. Probabilmente avremmo la possibilità di crescere e di creare lavoro di qualità per i giovani, non lavoro precario, sottopagato o non pagato.

Invece il debito rimane lì e nessuno fa una proposta seria, concreta e fattibile per un suo abbattimento: se non diminuiamo il nostro debito pubblico in maniera drastica, non saremo mai più in grado di riprendere a crescere, altro che ripresa.

E quando tutto il resto del mondo ripartirà, noi magari cresceremo dello 0 virgola qualcosa e non verranno creati nè posti di lavoro nè ricchezza diffusa. Consideriamo, in pratica, che sono 30 anni che il nostro Paese non cresce se non di punti decimali, quando va bene, il problema di fondo è solo quello. Altro che crisi del mercato immobiliare residenziale come dice Squinzi, che con il piattino in mano si presenta ai suoi interlocutori politici.

Tuttavia la classe dirigente sembra ignorare una verità lampante: il debito pubblico non viene quasi mai citato e, magari, ne vengono citati gli effetti come se fossero le cause. E per classe dirigente non intendo solo la classe politica, ormai screditati. Intendo anche la dirigenza di sindacati, che hanno perso completamente il contatto con la realtà e da difensori dei lavoratori sono diventati difensori dei pensionati, e degli industriali.

Se Confidustria, alla fine, si è fatta imporre un presidente come Squinzi, allora l’Italia ha davvero poca speranza.

Vincenzo Colonna

2 Responses to Alla ricerca della ripresa perduta

  1. Conte Zio ha detto:

    Di questo passo la ripresa in Italia non la vedremo mai. Ottima l’osservazione sul debito, altri fardelli che pesano su di noi sono la corruzione e l’enorme mole della spesa pubblica che serve a sostenere il consenso per la classe politica, corrotta e inefficiente.

  2. Viva Vendola ha detto:

    La soluzione io ce l’ho: andiamo in default e mettiamola in quel posto alle banche e alla grande finanza internazionale. Se smettiamo di pagare il debito avremo tante risorse da distribuire ai poveri.

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