Alle radici della crisi europea

Un’analisi accurata delle origini della crisi finanziaria ed economica che stiamo vivendo.

La crisi si fa sentire, ogni giorno: il numero dei disoccupati che aumenta, le tasse che diventano sempre più insostenibili, la lotta all’evasione fiscale che ha ormai raggiunto metodi da KGB, che limitano la libertà personale dei cittadini.

Ma dove ha avuto origine questa crisi? E perché non si riesce a estinguerla?

Se torniamo indietro con la memoria, ci ricorderemo che il primo sintomo della crisi sono stati i famosi Mutui Subprime, mutui concessi a persone che non ne avevano i requisiti e che al primo fermarsi del mercato immobiliare (non esiste un mercato che sale sempre) hanno semplicemente smesso di pagare le rate del mutuo. Questa crisi, originatasi in USA, si è subito propagata in tutto il mondo perché i mutui subprime erano stati impacchettati in prodotti esotici e poi venduti a istituzioni finanziarie e investitori di tutto il mondo.

Nel momento in cui si è verificata la crisi, quindi, molte banche e fondi di investimento hanno subito delle perdite pesanti e qualcuna è stata costretta a chiudere. Ma gli USA, grazie all’azione energica di Bush e di Bernanke, fu arginata opportunamente.

Dopo poco, però, sembrò trasferirsi in Europa. Questa volta però non si trattava più di immigrati e disadattati che avevano ottenuto un mutuo con dichiarazioni false (colpevolmente non controllate dalle banche che li erogavano) che non pagavano più le rate del mutuo, si trattava di debito sovrano.

Il problema dell’Europa sta tutto nel debito che gli stati hanno accumulato: visto che si voleva espandere la spesa pubblica per accontentare gli appetiti di molti e che non si potevano aumentare le tasse (non si dovrebbe mai aumentare le tasse) i governi di molti stati hanno preferito chiedere soldi al mercato.

Pensate, ad esempio, all’Italia negli anni ’80, un decennio di sperperi e privilegi dove era possibile andare in pensione dopo appena 17 anni di lavoro, quindi prima dei 40 anni se si era cominciato a lavorare presto.

Ora il problema è il debito: perché un debito è sempre un problema. Gli stati che sono più indebitati, come l’Italia, sono costretti a pagare un interesse più alto (il cossiddetto spread) rispetto alla Germania, che grazie ad una politica di rigore e stabilità è in forte crescita e non conosce crisi.

Ora per pagare gli interessi, che sono sempre più alti, ci sono sostanzialmente tre vie. La prima è quella di aumentare ancora lo stock del debito, ma in questo caso gli investitori si spaventano e richiedono interessi ancora più alta.

La seconda è tagliare la spesa pubblica, eliminando sprechi e rendite parassitarie, in modo da rendere l’economia più efficiente e rendere il bilancio pubblico più snello.

aumento della pressione fiscale

La terza via consiste, invece, nell’aumentare le tasse (o equivalentemente, lottare contro l’evasione fiscale) e comporta gravi danni all’economia perché ha effetti recessivi e comporta, di fatto, una contrazione delle entrate fiscali perché quando l’economia è in recessione si fermano i consumi e i redditi dei cittadini.

Purtroppo l’Italia ha scelto decisamente la prima e la terza via e i risultati si vedono: recessione e, comunque, peggioramento dei conti pubblici.

Ecco perché siamo in crisi.

Claudio Appio

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